La parziale glacialità dell’altoatesino si è rotta, gelando i suoi tifosi, convinti fino a oggi della sua superiorità. Partito per prendere l’avversario per sfinimento, non è riuscito a cambiare strategia in corsa. Consegnando a sé stesso una giornata terribile, al serbo il sogno del 25° Slam in carriera e al tennis una storia bellissima di cui aveva bisogno. E che renderà la finale di domenica un evento unico, a un tasso di pathos superiore a quello che avrebbe accompagnato l’ennesimo capitolo della saga contro Alcaraz
Il ghiaccio a volte tradisce. Lo si osserva e pare una lastra immutabile. Poi però si rompe. Di colpo. In un singolo punto mentre altrove resta liscio e insensibile alle sollecitazioni esterne. Che Jannik Sinner sia un uomo di ghiaccio è vero fino a un certo punto; ma la sua glacialità parziale si è rotta, gelando i suoi tifosi, convinti fino a oggi della sua superiorità. Così, improvvisamente. Consegnando a lui una giornata terribile e al tennis una storia bellissima di cui, a ben vedere, aveva


