Adattarsi all'attenzione sempre più frammentata di oggi o difendere un'identità costruita su continuità ed emozioni? L'idea di rendere gli incontri più rapidi per conquistare il pubblico giovane torna d'attualità dopo le parole di Djokovic. Gli esperimenti delle Next Gen non hanno lasciato il segno: il rischio è sacrificare l'identità dello sport sull’altare dei numeri. Meglio difendere un modello capace di educare alla pazienza
Jannik Sinner ci ha messo poco più di due ore e mezza per sconfiggere Nuno Borges e sbarcare al terzo turno di Wimbledon. Non una partita indimenticabile (il nostro accusa ancora qualche pausa mentale) e una durata normale per un match di uno Slam. Ma sempre di due ore e mezzo si tratta. Una lunghezza che in molti ritengono essere un male del tennis. Chi può seguire uno spettacolo di questa durata in un’epoca di totale frazionamento dell’esistenza? Meditando sulle parole di Novak Djokovic dopo i

