L’uscita di Mick Foley dalla WWE («Non desidero più rappresentare un’azienda che vezzeggia un uomo così privo di compassione») è l’ultimo capitolo di una lunga storia: da decenni il tycoon cerca di piegare lo sport ai suoi scopi, “comprandosi” una lega di football o inventandosi una corsa ciclistica. Tentativi di nutrire l’ego finiti in bancarotta. Da presidente sfrutta lo sport per battaglie identitarie, ma sempre più atleti gli voltano le spalle. E lui punta sul calcio
C’è un momento preciso, nel crepuscolo del 2025, in cui la narrazione di Donald Trump come padrone assoluto dell’immaginario sportivo americano ha iniziato a scricchiolare sotto il peso della sua stessa invadenza. Non è accaduto durante una conferenza stampa alla Casa Bianca o in un dibattito televisivo, ma nel luogo che il tycoon ha sempre considerato la sua scuola di retorica nonché importante serbatoio di voti: il ring della WWE. La notizia delle dimissioni di Mick Foley - l’uomo che ha sacri


