Dal wrestling, un tempo serbatoio di voti per il presidente Usa, al football

Lo sport è stato un’arma politica, ma ora gli atleti attaccano Trump

Il momento in cui, prima del sorteggio per i Mondiali 2026, Trump ha ricevuto da Infantino il premio Fifa per la pace (FOTO EPA)
Il momento in cui, prima del sorteggio per i Mondiali 2026, Trump ha ricevuto da Infantino il premio Fifa per la pace (FOTO EPA)
Il momento in cui, prima del sorteggio per i Mondiali 2026, Trump ha ricevuto da Infantino il premio Fifa per la pace (FOTO EPA)

L’uscita di Mick Foley dalla WWE («Non desidero più rappresentare un’azienda che vezzeggia un uomo così privo di compassione») è l’ultimo capitolo di una lunga storia: da decenni il tycoon cerca di piegare lo sport ai suoi scopi, “comprandosi” una lega di football o inventandosi una corsa ciclistica. Tentativi di nutrire l’ego finiti in bancarotta. Da presidente sfrutta lo sport per battaglie identitarie, ma sempre più atleti gli voltano le spalle. E lui punta sul calcio

C’è un momento preciso, nel crepuscolo del 2025, in cui la narrazione di Donald Trump come padrone assoluto dell’immaginario sportivo americano ha iniziato a scricchiolare sotto il peso della sua stessa invadenza. Non è accaduto durante una conferenza stampa alla Casa Bianca o in un dibattito televisivo, ma nel luogo che il tycoon ha sempre considerato la sua scuola di retorica nonché importante serbatoio di voti: il ring della WWE. La notizia delle dimissioni di Mick Foley - l’uomo che ha sacri

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