In data 14 maggio ‘94, verso le ore 17, Fernando Rossetti notò, nella cunetta fiancheggiante la strada provinciale Formellese, in provincia di Roma, all’altezza del km 3,800, una carica esplosiva coperta con erba tagliata di fresco. L’ordigno si trovava sulla sinistra della strada, in direzione Roma-Formello
Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. In questa puntata pubblichiamo ampi stralci di carte giudiziarie che tengono insieme il biennio 92-93, la guerra della mafia allo stato e le bombe in Continente
In data 14-5-94, verso le ore 17:00, il teste Rossetti Fernando notò, nella cunetta fiancheggiante la strada provinciale Formellese, in provincia di Roma, all’altezza del km 3,800, una carica esplosiva coperta con erba tagliata di fresco.
L’ordigno si trovava sulla sinistra della strada, in direzione Roma-Formello, a circa 10 metri dal bivio per la via S. Cornelia. Era composto di tre corpi solidi legati tra loro e avvolti con scotch da imballaggio, più una batteria d'auto.
Il Rossetti chiamò il cognato Costa Raffaele ed insieme avvertirono i carabinieri della stazione di Formello e, poi, il 112. I militari della stazione di Formello giunsero sul posto circa un’ora dopo la scoperta dell’ordigno esplosivo, verso le ore 18. Successivamente, giunsero sul posto i CC del Nucleo Operativo di Bracciano (cap. De Dona e col. Piagentini), nonché l’artificiere antisabotaggio, mar. Panara.
I tecnici del Nucleo Operativo dei CC di Bracciano eseguirono le riprese fotografiche della zona e dell’ordigno, per come si presentava all’apparenza.
Il mar. Panara cercò, in un primo momento, di disinnescare l’ordigno manualmente. Poi, resosi conto della pericolosità dello stesso e constatata la difficoltà dell’operazione, provò a disattivarlo con due cannoncini ad acqua. Orientò uno dei cannoncini su due piccole batterie da 4,5 volts che componevano la carica, per disintegrarle. Il tentativo provocò, però, l’innesco dell’ordigno, che scoppiò. Erano le ore 19,30 circa.
L’esplosione provocò gravi danni alla sede stradale e alle opere di recinzione, nonché danni, non gravi, alle abitazioni circostanti. Furono danneggiate, in particolare, le abitazioni di Alivernini Francesco, sito in via S. Cornelia, n. 1; quella di Leo Luigi, sita allo stesso indirizzo; quelle di Tozzi Francesco, Rossetti Maurizio, Rossetti Luciano, site al km 3,800 della via Formellese; quella di Rossetti Maria, sita al km 3,990 della via Formellese.
Intervennero sul posto, verso le ore 20:00, i Carabinieri del CIS di Roma, i quali provvidero a delimitare tutta la zona e ad effettuare le necessarie campionature di terra, asfalto e materiale vario, in vista delle successive analisi (raccolsero 39 campioni).
Fu accertato che l’esplosione aveva provocato un cratere di forma ellissoidale con assi, rispettivamente, di mt 6,00 e mt 4,70 e profondità variabile (tra 0,33 e 0,72 mt). Alle ore 23:00 del 14-4-94 intervenne sul posto anche personale del Servizio di Polizia Scientifica della Questura di Roma, che effettuò ulteriori repertamenti.
Le successive analisi dei campioni, effettuate dai Consulenti Tecnici nominati dal Pubblico Ministero (dr. Gianni Giulio Vadalà dott. Giovanni Delogu) con la tecnica della Gascromatografia con rivelatore di Spettrometria di massa e della Gascromatografia con Rivelatore Thermal Energy Analizer evidenziarino la presenza, nei reperti, di tracce di EGDN (Etilenglicole di Nitrato), NG (Nitroglicerina) e DNT (Dinitrotoluene).
Altre analisi affettuate col sistema della Cromatografia Ionica evidenziarono un arricchimento dello ione ammonio nei materiali tratti dal cratere (questi materiali rivelarono la presenza di ione ammonio in misura notevolmente superiore a quelli tratti dal terreno non interessato dall’esplosione.
Non furono trovate tracce idonee a risalire al tipo di innesco della carica. Ciò ha fatto ritenere ai consulenti suddetti che a Formello fu impiegata, nell’attentato, una dinamite commerciale (appartenente alla famiglia delle Gelatine). Il peso della carica è stato stimato in 90 kg circa. L’esplosione di una carica siffatta è in grado di provocare effetti letali sul corpo umano fino ad una distanza di metri 40 circa ed effetti genericamente lesivi fino ad una distanza di metri 250 circa.
Anche a Formello fu posto in essere l’elemento oggettivo della strage. Qui, si è visto, furono lasciati, in una cunetta adiacente alla pubblica via, circa 90 kg di esplosivo. Le potenzialità di un simile quantitativo di esplosivo sono stati compiutamente descritti dai consulenti del PM: effetti letali nel raggio di circa 50 metri per la proiezione di schegge primarie; effetti lesivi genericamente nel raggio di circa 250 metri.
Si trattò, inoltre, di esplosivo lasciato nelle adiacenze di una pubblica via, molto transitata. L’ordigno (perché di questo si trattava) era sicuramente idoneo a porre in pericolo la vita di un numero indeterminato di persone.
I danni subiti dalla sede stradale, dalle opere di recinzione, dalle abitazioni circostanti (furono danneggiate anche quelle che si trovavano e centinaia di metri di distanza) fanno ritenere integrato anche l’elemento oggettivo della devastazione. La detenzione e il porto dell’esplosivo sono incontestabili.
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