Giuliano disse a Pietro Romero che a Firenze la bomba fu messa per «distruggere i monumenti», non per ammazzare persone. Giuliano gli precisò che erano stati lui e Lo Nigro a «mettere la macchina con l’esplosivo nel monumento», la sera in cui c’era una partita per televisione. Spatuzza, quella sera, rimase in casa
Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. In questa puntata pubblichiamo ampi stralci di carte giudiziarie che tengono insieme il biennio 92-93, la guerra della mafia allo stato e le bombe in Continente
La preparazione e l’esecuzione della strage. Questa fase è nota per le dichiarazioni di due diretti protagonisti: Ferro Vincenzo e, in parte, di Carra Pietro.
È nota anche per le dichiarazioni di Calvaruso Antonio, Grigoli Salvatore, Romeo Pietro e Sinacori Vincenzo. Ha detto il Ferro che l’indomani, 26-5-93, Barranca gli fece nuovamente richiesta dell’auto, verso le 17-18 del pomeriggio. Egli consegnò le chiavi della Fiat Uno, sulla quale si allontanarono Giuliano e Spatuzza. Fecero ritorno dopo un’ora circa, con la Uno e con un Fiorino bianco, che montava un portabagagli. Spatuzza guidava il Fiorino; Giuliano la Uno. Provarono a introdurre il Fiorino nel garage, senza riuscirvi, perché il mezzo superava in altezza quella del garage, per via del portabagagli.
Smontarono quindi l’accessorio. Per fare questo gli richiesero delle chiavi adatte, che egli prelevò nel cassetto di un mobile sito all’interno del garage stesso. In questo frangente notò, in un angolo del garage, due involucri di forma rotonda, scotchati, del diametro di circa 50 cm. Dopo aver smontato il portabagagli i quattro introdussero il Fiorino nel garage e si trattennero per più di un’ora. Dopodiché risalirono nelle loro camere.
Quindi, verso mezzanotte, Barranca gli fece nuovamente richiesta delle chiavi della Uno, che egli consegnò. Dopodiché vide Giuliano allontanarsi con la Uno; Lo Nigro col Fiorino. Lo Nigro, prima di allontanarsi, gli chiese un sigaro. Contestualmente, o al massimo dopo una decina di minuti, Barranca e Spatuzza si allontanarono con l’auto del cugino. Spatuzza fece ritorno, da solo, dopo due-tre minuti e si ritirò in camera. Lo Nigro e Giuliano tornarono dopo un’oretta, con la sola Uno.
Carra Pietro ha raccontato ciò che dal suo ristretto angolo visuale poteva apprendere. Ha detto che trascorse la giornata del 26 maggio nell’area di servizio della Shell, lungo la strada per Livorno, senza scendere mai dal camion, se non per mangiare. Fece, in questo periodo, varie telefonate, tutte a Palermo.
Di sera, all’ora convenuta (alle 20), si portò alla chiese dei testimoni di Geova, dove incontrò il giovane della serata precedente, il quale gli spostò l’appuntamento alle 23:30. Il giovane viaggiava, questa volta, con un’utilitaria di colore scuro (forse una Y10 o una Set Ibiza).
Finalmente, verso le 23:20, tornato alla chiesa, fu raggiunto da Barranca, accompagnato dal solito giovane. Carra non è sicuro del mezzo utilizzato dai due nell’occasione (forse la solita Fiat Uno, dice). Barranca e il giovane si salutarono affettuosamente, baciandosi su entrambe le guance. Quindi, Barranca montò sul suo camion; l’altro tornò indietro.
Calvaruso Antonio ha dichiarato di aver appreso da Giacalone Luigi, alla fine del 1995, in epoca in cui erano ristretti entrambi in carcere a Rebibbia, che l’autobomba era stata portata sul posto da suo genero (Lo Nigro Cosimo), insieme a Giuliano o Spatuzza (non ricorda meglio), laddove morì una bambina. Gli disse che si trattava di un Fiorino. Gli disse anche che i «ragazzi» erano perplessi su ciò che stavano facendo, in quanto non comprendevano i motivi per cui si esponevano al rischio di tanti ergastoli.
Romeo Pietro ha detto che apprese di questo attentato mentre era in carcere, tramite il telegiornale. Poi, una volta scarcerato, gliene parlò anche Giuliano, a volte quando erano da soli; altre volte in presenza di Lo Nigro e Spatuzza.
Ecco cosa gli disse (Giuliano) sugli attentatori di Firenze:
«Che sono stati, c'è stato lui, Lo Nigro, dice c'era pure Spatuzza e qualche altro che può essere che io non ricordo. Però dice che ci sono andate tutti e due: Lo Nigro e Giuliano.
Pubblico ministero: «Ci sono andate» cosa vuol dire?
EX 210 Romeo: A mettere la macchina con l'esplosivo nel monumento».
Giuliano gli disse, però, che era presente, a Firenze, anche Barranca (il nome di questa persona il Romeo fece già nell’interrogatorio dell’1-12-95517. A dibattimento l’ha ripetuto dietro contestazione del PM). Giuliano gli disse pure quale macchina fu usata per l’attentato a Firenze, ma non se ne ricorda: «No, me l'aveva detto la macchina quale era. Solo che in questo momento non me lo ricordo. Lui mi ha detto pure che aveva... Cosimo Lo Nigro aveva parcheggiato la macchina, pero ha visto che c'era un congresso là che stavano facendo. E c'era pure una telecamera e lui l'ha fatto levare di là e l'ha fatto mettere a un'altra parte.
...Perché lì c'era un congresso qua... bambini, gente che... Non lo so chi c'era là dentro».
Gli disse che l’auto fu spostata per allontanarla dalla gente. Poi prosegue, su domanda del pm:
«Pubblico ministero: E questa storia di questa telecamera, come stava il discorso? Cioè a dire, era fermo con la macchina dove c'era una telecamera?
EX 210 Romeo: Siccome gli ho detto a Giuliano: 'ma scusa, quella macchina che camminava che io l'ho vista pure in televisione?'
Dice: 'eravamo noi, solo che la telecamera si vedeva male e non l'hanno ripresa'».
Giuliano voleva dire che, nonostante la telecamera, non erano stati ripresi, perché la telecamera non funzionava bene. Ha detto che, a quanto capì, il luogo del «congresso», dove v’erano le telecamere, era vicino a quello in cui la macchina effettivamente scoppiò («Sì, dice che lui ha visto le telecamere e lo ha fatto levare.
E lui era pure preoccupato se la telecamera l'aveva ripreso»). Riferisce poi questo scambio di battute con Giuliano in ordine alla telecamera:
«Io gli ho detto a Giuliano: 'ma com'è che la telecamera non vi ha ripreso?' Dice: 'perché non si vedeva buono'».
Giuliano seppe anche lui dalla televisione che la telecamera era offuscata («Perché loro prima erano preoccupati per questa telecamera. Poi hanno sentito nella televisione e nei giornali che era, che non si è visto la persona che era di dentro»).
Gli disse pure che l’auto usata come autobomba a Firenze era stata rubata («Cioè, che era rubata è sicuro. Non è che ci dava una macchina sua. Però non lo so, non mi ricordo bene»).
Ha ribadito di non ricordarsi quale tipo di auto fu usata come autobomba. L’1-12-95 aveva detto, però, che si trattava di un Fiorino.
Giuliano gli disse anche che il posto in cui avevano collocato l’autobomba era tutto pieno di sensi unici. Anche Lo Nigro gli parlò della strage di Firenze, in questi termini:
«Il fattore di Firenze, diciamo, che hanno messo, diciamo... sono andati lui e Giuliano a mettere la macchina, diciamo, dove dovevano fare saltare il monumento».
Ancora Giuliano gli disse che a Firenze la bomba fu messa per distruggere «i monumenti», non per ammazzare persone. Poi aggiunge: «Cioè, però se succede, se capitava dispiaceva, non è che...».
Giuliano gli precisò che erano stati Lo Nigro e Giuliano «a mettere la macchina con l’esplosivo nel monumento», la sera in cui c’era una partita per televisione. Spatuzza, quella sera, rimase in casa.
Sempre Giuliano gli disse che avevano beneficiato di un appoggio «verso Prato», in casa di «un parente o di uno che conoscevano loro».
Grigoli Salvatore ha dichiarato di aver appreso dallo stesso Giuliano che questi partecipò alla strage di Firenze. Gliene parlò per stupida vanteria. Ecco in che modo: «Sì, il Giuliano. Perché, come dicevo poco fa, era solito sempre, anche a dire delle cose non tanto opportune. Un giorno, non mi ricordo com'è che si parlava, com'è che avevamo questo discorso. In sostanza lui mi ebbe a dire: 'eh, adesso...' ...'Eh, «cacciatore», non è che ti pare che tu solo avevi i morti sulla coscienza. Hai visto, lui... Io pure, con un colpo solo.' Mi fece intendere che, dove c'erano stati tutti quei morti della strage, c'era stato lui.
Pubblico ministero: Scusi, ho capito bene, lei ha detto: «con un colpo solo»?
Imputato Grigoli: Sì. E poi lui si vantava di questa cosa, di questi morti che erano successi, che lui... Quindi, non solo io, tipo che doveva essere forse, non lo so, un pregio, un...
Pubblico ministero: Un vanto.
Imputato Grigoli: ... un vanto, uccidere le persone.
Tipo che io avevo fatto i miei morti e che lui ne aveva fatti pure i suoi».
Ha detto anche di aver saputo, dagli altri del gruppo, che all’attentato di Firenze parteciparono pure Barranca e Spatuzza.
Il Sinacori ha dichiarato, infine, che alla fine del 1995, quando ara latitante a Trapani insieme a Matteo Messina Denaro, si presentò Enzo Ferro lamentando di avere la Dia alle calcagna per via di alcune telefonate fatte a suo zio. Questo, in particolare il suo discorso:
«Però, poi ricordo adesso pure un altro particolare: che, mentre sempre eravamo latitanti, c'è stato... Presidente: Mentre eravamo?
EX 210 Sinacori: Latitanti. Che lui era assieme a me - quindi parliamo del '95-'96 - è venuto Vincenzo Ferro a lamentarsi con Matteo, siccome la DIA aveva individuato, aveva intercettato qualche telefono di suo zio ed era venuto a lamentarsi con Matteo come mai c'erano questi pentiti e già s'era quasi... la Polizia era arrivata già a chi materialmente aveva fatto gli attentati.
E Matteo ha detto: 'che ci posso fare? Non è che uno sa se le persone si pentono, non si pentono. Purtroppo un poco di pazienza, siamo attenti'. Questo è un fatto che sto ricordando adesso».
Il disimpegno degli attentatori da Prato. Sull’argomento hanno fatto dichiarazioni Carra e Ferro Vincenzo.
Il Ferro ha detto che, il mattino del giorno successivo alla partenza del Fiorino, accompagnò Lo Nigro, Spatuzza e Giuliano a Bologna.
All’ora di pranzo si fece accompagnare dal cugino Giampiero a Pisa, dove prese l’aereo per Palermo.
Il Carra ha detto che, dopo aver preso sul suo camion il Barranca nella serata del 26-5-93, si portò nell’area di servizio in cui aveva stazionato, agganciò il semirimorchio e partì in direzione di Livorno. Erano circa le 1:30-2:00 di notte.
Entrò in autostrada nei pressi di Pistoia; acquistò un mangianastri e due musicassette su un’area di servizio della Firenze-Mare, prima della deviazione per Genova-Livorno, spendendo circa 100.000 lire.
Il Barranca, però, non ascoltò mai la musica, ma cercò sempre i notiziari radio. Per questo egli apprese, nel primo mattino, della strage di Firenze. Sganciò il semirimorchio all’ingresso del porto di Livorno e proseguì con la sola motrice in direzione di Roma, via autostrada. Ebbe un controllo della Polizia Stradale nel primo pomeriggio, nei pressi di Roma. Giunse a Palermo nella mattinata del giorno successivo.
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