L’attività della Commissione si è estesa anche al campo internazionale attraverso lo svolgimento di una serie di missioni all’estero, seguendo in particolare i temi del riciclaggio dei proventi derivanti da attività illecite delle mafie italiane all’estero, (...). Si ritiene la dimensione internazionale la vera nuova frontiera dell’antimafia e la Commissione deve continuare nello sforzo di sensibilizzare i partner europei e internazionali sulla necessità di investire insieme nella sicurezza dei cittadini
Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Per circa un mese pubblichiamo ampi stralci della relazione della Commissione Antimafia della XVII Legislatura
In questi anni, la Commissione parlamentare d’inchiesta ha cercato il più possibile di affermare la necessità che vi sia una responsabilità autonoma della politica, dei partiti e dei movimenti innanzitutto, e delle istituzioni nazionali e locali nel contrasto alla criminalità organizzata di tipo mafioso.
In questo senso la Commissione svolge un ruolo essenziale di “ponte” tra le risultanze delle inchieste della magistratura, dalle quali trae elementi di conoscenza preziosi per la comprensione del fenomeno e dei nuovi schemi strategici delle organizzazioni mafiose, e il versante delle politiche pubbliche, verso cui la Commissione d’inchiesta, attraverso la presidenza o l’iniziativa, anche collettiva, dei singoli parlamentari, si fa promotrice di modifiche legislative o di sensibilizzazioni nei confronti del Governo su questioni di interesse pubblico che rivestono carattere di urgenza.
È stata dedicata particolare attenzione anche alle varie realtà regionali e locali del nostro Paese, valorizzando il ruolo guida della Commissione “nazionale” antimafia rispetto alle omologhe articolazioni regionali diffuse sul territorio italiano. In questo contesto si inquadrano gli incontri svoltisi a livello nazionale nel 2015 alla presenza del Presidente della Repubblica e nel 2017 con i presidenti delle regioni, con la Conferenza dei presidenti dei consigli regionali e delle province autonome, con i presidenti di tutte le commissioni antimafia regionali e con i sindaci di alcune importanti città.
A questo ruolo “unificante” ha corrisposto negli anni una più profonda consapevolezza e un impegno sempre maggiore da parte delle realtà regionali nel contrasto alle organizzazioni criminali mafiose attraverso la creazione di commissioni regionali antimafia o di specifici osservatori.
La scelta di rafforzare anche la dimensione locale del contrasto alle organizzazioni criminali va ricercata nell’attenzione che le stesse organizzazioni criminali hanno riservato a regioni ed enti locali, utilizzati come porta d’accesso per l’infiltrazione nella struttura amministrativa e istituzionale del Paese.
In questo senso la Commissione ha voluto valorizzare la funzione politica dell’inchiesta come strumento di conoscenza del fenomeno mafioso, analizzandone non solamente la dimensione criminale, ma anche quella politica, culturale e sociale, con una vis espansiva a cui la Commissione ha ispirato, nel corso della legislatura, la propria visione del fenomeno mafioso e dei suoi effetti e la relativa azione di prevenzione e di contrasto.
L’attività a 360 gradi della Commissione è anche ben esemplificata dal ventaglio (peraltro non esaustivo) delle materie affrontate, che è ricavabile dall’elenco dei comitati di lavoro istituiti fin dal 2014 e ai quali la Commissione stessa ha delegato una consistente attività istruttoria di approfondimento, attraverso lo svolgimento di numerose audizioni: dalla lotta alla criminalità mafiosa su base europea e internazionale alla tratta degli esseri umani e le nuove forme di schiavitù; dalle infiltrazioni mafiose nelle istituzioni territoriali e negli enti locali agli appalti; dalla cultura della legalità, i minori, la scuola e l’università alle vittime di mafia, ai testimoni di giustizia e ai collaboratori di giustizia; dalle infiltrazioni nell’economia legale, nelle imprese e nelle professioni alla questione dei rapporti tra mafia, giornalisti e mondo dell’informazione; dalle infiltrazioni mafiose nel gioco lecito e illecito ai rapporti tra mafia e manifestazioni sportive.
Il coordinamento tra il lavoro del plenum della Commissione e l’attività dei Comitati ha prodotto importanti risultati, concretandosi spesso in proposte di relazione approvate nella sede ristretta e poi sottoposte al plenum della Commissione per la discussione e l’approvazione nonché, in alcuni casi, per la successiva trasmissione alle Assemblee di Camera e Senato, talora con l’approvazione di risoluzioni. […].
L’elenco dei temi trattati rende manifestamente conto della sempre maggiore complessità e pervasività del fenomeno indagato. A essi ne vanno aggiunti alcuni trattati direttamente dal plenum della Commissione, come per esempio inchiesta sul movimento civile dell’antimafia, l’inchiesta sul regime detentivo dell’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario, quelle sulla sanità o sul rapporto tra mafia e religione, di cui si tratterà in seguito diffusamente.
Nei paragrafi nei quali vengono affrontate tematiche oggetto di relazioni specifiche, ci si è limitati a una sintesi e a un aggiornamento del lavoro svolto, rinviando, per una trattazione più completa, alla relativa relazione approvata, i cui contenuti fanno parte integrante delle valutazioni complessive contenute nella presente Relazione conclusiva Con riferimento agli approfondimenti territoriali, una funzione fondamentale hanno avuto le missioni, con lo svolgimento di un ampio ventaglio di audizioni, delle quali sono allegate alla presente Relazione le schede riassuntive unitamente all’elenco nominativo dei soggetti auditi e dei principali temi trattati.
Sin dall’avvio dei lavori, infatti, la Commissione ha deliberato di effettuare un articolato programma di visite su tutto il territorio nazionale non incentrato sulle regioni di tradizionale insediamento, contrariamente alla prassi, ma conformemente alla ratio insita nei compiti di cui all’articolo 1, comma 1, lettera e), della legge istitutiva.
Sul presupposto della dimensione nazionale del fenomeno, si era convenuto sull’opportunità che la Commissione per la prima volta si recasse presso tutti i ventisei distretti giudiziari in cui è suddiviso il territorio italiano e, al contempo, anche presso tutte le province delle quattro regioni – Calabria, Campania, Puglia e Sicilia – di tradizionale insediamento.
Al termine dei lavori, il programma è stato svolto per intero; la Commissione è stata in tutte le regioni italiane, compresa la Valle d’Aosta che è l’unica regione annessa a un distretto giudiziario di un’altra, il Piemonte.
Le missioni fuori sede, svolte ai sensi dell’articolo 142 del Regolamento della Camera, sono state parte integrante dell’attività di inchiesta, e la dimensione territoriale del fenomeno è stata oggetto di un’accurata disamina, anche per la percezione dell’importanza a livello locale di questioni che non sempre nella sede plenaria possono trovare la giusta collocazione.
Queste ultime, infatti, in missione possono essere più favorevolmente sviscerate in un unico contesto, in cui la Commissione invita tutti i rappresentanti istituzionali sul territorio, per prassi individuati nel prefetto insieme a tutti i responsabili delle forze di polizia componenti il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica nonché il responsabile territoriale della DIA, il procuratore distrettuale, i procuratori circondariali, nonché altri soggetti rilevanti per l’inchiesta, anche non istituzionali.
L’attenzione alla concreta situazione della criminalità organizzata sul territorio, in tutte le regioni italiane, si è rivelata un formidabile strumento di conoscenza di altre situazioni che hanno impegnato con continuità la Commissione nel corso della presente legislatura, e cioè quelle relative al monitoraggio dei tentativi di condizionamento e di infiltrazione mafiosa negli enti locali e i rapporti tra mafia e politica (articolo 1, comma 1, lettere f) e n), della legge istitutiva).
L’attività della Commissione si è estesa anche al campo internazionale attraverso lo svolgimento di una serie di missioni all’estero (Parlamento europeo, Canada, Spagna, Repubblica di San Marino, Paesi Bassi, Malta), seguendo in particolare i temi del riciclaggio dei proventi derivanti da attività illecite delle mafie italiane all’estero, del traffico di droghe, della collaborazione transnazionale tra gli organi investigativi, della latitanza di esponenti della criminalità organizzata italiana in Stati stranieri nonché dell’infiltrazione della criminalità organizzata nel settore del gioco d’azzardo e delle scommesse anche on-line.
Lo sviluppo di una “diplomazia dell’antimafia” ha avuto un duplice obiettivo: da un lato, stimolare la diffusione di adeguati strumenti normativi e dall’altro promuovere la cultura antimafia anche al di fuori dei confini nazionali e dell’Unione europea. Si ritiene la dimensione internazionale la vera nuova frontiera dell’antimafia e la Commissione deve continuare nello sforzo di sensibilizzare i partner europei e internazionali sulla necessità di investire insieme nella sicurezza dei cittadini.
La lotta alle mafie, sempre più internazionalizzate, fa parte del nucleo essenziale di tale obiettivo. La Commissione ha altresì perseguito l’intento di coniugare in modo originale le funzioni orientate all’attività legislativa con l’attenzione per l’attualità, impegnandosi ad affrontare in modo massimamente tempestivo fatti nuovi e temi di interesse che si sono incessantemente susseguiti con una intensità quotidiana.
La rilevanza delle vicende di mafia nella percezione dell’opinione pubblica è dimostrata anche dal risalto che esse ricevono costantemente sui mezzi di informazione. Si è pertanto cercato di accompagnare tale interesse dell’opinione pubblica anche attraverso una pluralità di iniziative, sia in sede sia fuori sede su tutto il territorio nazionale. Innanzitutto, sin dal 2014 la Commissione ha promosso una forma di presentazione pubblica, nella sede parlamentare, delle relazioni annuali del Procuratore nazionale antimafia e auspica che tale occasione di riflessione comune presso la sede parlamentare possa costantemente proseguire anche in futuro.
Grande importanza è stata data anche alla dimensione partecipativa e culturale della lotta alle mafie. Sono stati promossi l’organizzazione o la partecipazione a convegni o incontri, da un lato di doverosa commemorazione delle vittime di mafia (gli anniversari delle stragi di Portella della Ginestra, di Capaci o di via D’Amelio oppure gli anniversari delle uccisioni del presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella, del segretario regionale del PCI, Pio La Torre, del generale Carlo Alberto dalla Chiesa e del giudice Rosario Livatino, solo per citarne alcuni senza voler per questo dimenticare tutte le altre iniziative di ricordo) e dall’altro, di stampo scientifico e culturale, di memoria e di approfondimento del fenomeno mafioso e degli strumenti per combatterlo; si ricordano, per esempio, il protocollo d’intesa siglato dalla Commissione con la Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI), il convegno sui 50 anni dall’istituzione della prima Commissione parlamentare antimafia e le iniziative del cosiddetto “mese dell’antimafia in Parlamento”, con iniziative culturali e presentazioni di libri e film su questi temi presso la sede parlamentare, tra cui quelle su don Giuseppe Diana e don Pino Puglisi. Infine, il 21 settembre 2017 la Commissione parlamentare antimafia è stata ricevuta in Vaticano da Papa Francesco ed è stata naturalmente l’occasione più significativa di confronto sui temi della legalità tra Parlamento e Chiesa Cattolica sviluppato nel corso della legislatura.
L’udienza speciale è stata concessa in occasione dell’anniversario dell’omicidio del giudice Livatino. Nel suo intervento, Papa Francesco ha incoraggiato la politica a fare della lotta alle mafie una priorità e ha ribadito la natura “contagiosa e parassitaria” della corruzione, “una radice velenosa che altera la sana concorrenza e allontana gli investimenti”, “un habitus costruito sull’idolatria del denaro e la mercificazione della dignità umana” che va “combattuta con misure non meno incisive di quelle previste nella lotta alle mafie”.
Lottare contro le mafie non significa solo reprimere, “significa anche bonificare, trasformare, costruire” agendo su due livelli: quello politico “attraverso una maggiore giustizia sociale” e quello economico, “attraverso la correzione o la cancellazione di quei meccanismi che generano dovunque disuguaglianza e povertà”.
Il testo del discorso del Santo Padre ai membri e ai collaboratori della Commissione parlamentare d’inchiesta è pubblicato in allegato al resoconto stenografico della seduta del 10 ottobre 2017, unitamente all’indirizzo di saluto della presidente della Commissione.
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