Izzo e i suoi camerati non erano solo un gruppo di “pariolini” ai margini dell'attività politica, ma invece, nonostante la giovane età, una realtà profondamente inserita nelle strutture eversive della destra romana dei primi anni ’70
Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Per circa un mese pubblichiamo ampi stralci dell’ordinanza del 18 Marzo 1995, “Azzi+25” di Guido Salvini, il giudice che a Milano provò, a più di vent’anni di distanza dai fatti avvenuti, a far condannare responsabili e complici di una stagione di sangue
Le nuove dichiarazioni di Angelo Izzo hanno notevole importanza non solo per lo spessore degli episodi rievocati, ma anche per il loro riflesso sul valore e sull'attendibilità di dichiarazioni già rese in precedenza e concernenti alcune confidenze ricevute in carcere da esponenti di alto livello della destra eversiva in merito a fatti di strage.
Angelo Izzo infatti, sin dai primi interrogatori resi all'A.G. di Firenze nel gennaio 1984 (cfr. vol.10, fasc.2) aveva riferito di avere ricevuto in carcere significative confidenze da personaggi del livello di Franco Freda e Pierluigi Concutelli durante periodi di comune detenzione.
In particolare e per limitarsi a circostanze relative alla strage di piazza Fontana, tralasciando altri avvenimenti pur di notevole gravità (quali le attività criminose commesse da Delle Chiaie e Concutelli in Spagna nei confronti di militanti democratici ed esponenti dell'ETA), Izzo aveva dichiarato:
- di avere appreso da Franco Freda che alla famosa riunione di Padova del 18.4.1969, in occasione della quale era stata definitivamente messa a punto la strategia degli attentati, era presente un elemento di Avanguardia Nazionale, un bancario romano uomo di fiducia di Stefano Delle Chiaie (cfr. int. 6.1.1984, f.1, vol.10, fasc.2);
- di avere sempre appreso da Freda che per l'approntamento dell'esplosivo servito per gli attentati ai treni e per la strage di piazza Fontana aveva prestato il proprio contributo un esponente del gruppo veneto soprannominato Zio Otto (cfr.int. Izzo, 18.1.1984, f.1);
- di aver appreso dallo stesso Freda e da Pierluigi Concutelli che Freda aveva proposto a quest'ultimo di accettare di farsi passare per il “capitano Hamid” cui sarebbero stati ceduti i 50 timers prima della strage di piazza fontana.
In tale modo Freda avrebbe potuto dimostrare che il suo gruppo non disponeva più dei timers allorchè erano avvenuti gli attentati, cercando così di smontare con tale espediente uno dei più gravi elementi di accusa a suo carico.
Pierluigi Concutelli non aveva tuttavia accettato tale proposta che lo avrebbe reso direttamente complice di una strategia stragista che egli personalmente non condivideva (cfr.int. 6.1.1984, f.1).
Tali dichiarazioni di Angelo Izzo, assunte anche nella fase dibattimentale del processo d'appello per la strage di piazza Fontana (e in buona parte in sintonia con analoghe dichiarazioni di Sergio Calore) erano state state tuttavia disattese o sminuite sulla base della considerazione che un semplice “pariolino” come Angelo Izzo, detenuto per un episodio come quello del Circeo, non avrebbe potuto godere in carcere delle confidenze di un ideologo come Franco Freda e di un “soldato politico” come Pierluigi Concutelli.
Se tali rivelazioni, così come altri elementi raccolti nel processo d'appello e scarsamente considerati dalla Corte, fossero state accolte nella loro pienezza e credibilità, forse l'esito del giudizio sarebbe stato diverso.
Purtroppo solo ora, a distanza di molti anni, è possibile sapere che Izzo e i suoi camerati non erano solo un gruppo di “pariolini” ai margini dell'attività politica, ma invece, nonostante la giovane età, una realtà profondamente inserita nelle strutture eversive della destra romana dei primi anni ’70. Tale più esatto inquadramento avrebbe reso del tutto credibile – come in effetti è credibile – che esponenti di rilievo del mondo della destra avessero parlato anche in presenza di Izzo, in carcere, di argomenti di tale delicatezza e avrebbe consentito di accogliere con assai minori riserve tale apporto probatorio.
Purtroppo così non è stato e la scarsa considerazione con cui erano state ascoltate le dichiarazioni di Izzo e di altri pentiti di destra aveva reso possibile l'opera di disintegrazione della precedenza sentenza di condanna (rispetto alla quale si erano addirittura aggiunti ulteriori elementi di accusa) e l'assoluzione, seppure con formula dubitativa, degli imputati.
Paradossalmente non solo il più esatto inquadramento del ruolo svolto da Angelo Izzo nell'eversione di destra ma anche importanti elementi autonomamente raccolti nel corso di questa istruttoria consentono di affermare che la sottovalutazione delle sue prime dichiarazioni era del tutto fuor di luogo.
Infatti nel corso dell'istruttoria sono stati raccolti elementi che consentono di confermare che il bancario romano uomo di fiducia di Stefano Delle Chiaie esisteva e poteva aver partecipato alla riunione di Padova del 18 aprile 1969 e che effettivamente un elemento del gruppo veneto soprannominato Zio Otto aveva avuto una parte importante quale consulente della cellula di Padova in materia di armi e di esplosivi da utilizzare per gli attentati.
Inoltre, sopratutto alla luce delle acquisizioni concernenti la vicenda dei timers – esposte nella parte seconda – e delle recenti dichiarazioni di Edgardo Bonazzi, è stato definitivamente demolito il fantasioso espediente difensivo di Franco Freda secondo cui egli avrebbe consegnato i timers, qualche settimana prima della strage, al fantomatico Capitano Hamid ed è stato accertato che il tentativo di “concretizzare” l'ufficiale nella persona di Pierluigi Concutelli era effettivamente avvenuto. Una conferma, quindi, a posteriori ma non del tutto inutile posto che, nonostante l'assoluzione ormai definitiva degli esponenti della cellula padovana, elementi molto importanti di responsabilità nei confronti di soggetti al tempo ad essi legati sono stati raccolti ed anche gli spunti forniti da Angelo Izzo rientreranno e saranno rivalutati all'interno dell'ampio quadro probatorio che sarà esposto al termine della seconda parte di questa istruttoria. […].
© Riproduzione riservata


