In data 09.10.2024 dalle ore 12, all’interno dello studio dell’abitazione di Cuffaro Salvatore veniva registrata una conversazione che l’ex Presidente della Regione intratteneva con Di Carlo Domenico Renato. Nel corso del dialogo, Di Carlo comunicava a Cuffaro di essere venuto a conoscenza del fatto che quest’ultimo e Romano Francesco Saverio sarebbero stati oggetto di attenzione da parte dalle forze dell’ordine
Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Per circa un mese pubblichiamo ampi stralci dell’informativa relativa al procedimento penale della procura di Palermo che ha portato agli arresti qualche mese fa Salvatore Cuffaro detto Totò per corruzione
Come anticipato sopra, nel corso della presente indagine e stato possibile registrate una comunicazione tra presenti nel corso della quale Di Carlo Domenico Renato avvisava Cuffaro Salvatore di aver saputo dell’esistenza di un’attività di indagine che riguardava l’ex Presidente della Regione Sicilia e il deputato nazionale Romano Francesco Saverio.
In data 09.10.2024 dalle ore 12.00, all’interno dello studio dell’abitazione di Cuffaro Salvatore sita in via Scaduto veniva registrata una conversazione che l’ex Presidente della Regione intratteneva con Di Carlo Domenico Renato.
Nel corso del dialogo, Di Carlo comunicava a Cuffaro di essere venuto a conoscenza del fatto che quest’ultimo e Romano Francesco Saverio sarebbero stati oggetto di attenzione da parte dalle forze dell’ordine.
Di Carlo comunicava al Cuffaro di aver appreso la notizia, in maniera incidentale, dal proprio genero Di Lorenzo Pietro, effettivo alla Dia di Palermo, il quale avrebbe, a sua volta, appreso la notizia tramite un collega dello stesso Reparto.
Dopo i saluti iniziali e prima di entrare nel vivo della conversazione, Di Carlo tentava di mettere il proprio cellulare in modalità aereo in modo da evitare il rischio di intercettazioni ma Cuffaro gli chiedeva di depositarlo in un luogo più sicuro: “Di Carlo Domenico: lo metto... modalità aerea... no… no ma…; Cuffaro Salvatore: (si sente aprire la porta, ndr.)… no mettilo la dentro!... Modalità non serve a niente… la… la lo puoi mettere… ah!… (breve pausa, ndr.)”
Cuffaro introduceva l’argomento facendo riferimento ad un “messaggio di Saverio” (verosimilmente identificabile nell’on. Romano Francesco Saverio) che Cuffaro riferiva di aver colto “nel suo significato di prudenza” e dal quale era scaturito il suo intendimento di chiamare Di Carlo.
Di Carlo raccontava di essersi recato presso gli uffici della Dia di Palermo per consegnare un fuscello di ricotta (sic!) al proprio genero. In quella circostanza un collega del Di Lorenzo, vedendolo, avrebbe chiesto al Di Carlo se fosse l’amico di Cuffaro e Romano; Di Carlo avrebbe fornito risposta positiva.
Nel corso della serata, al termine di una cena, il Di Lorenzo riferiva al proprio suocero la notizia dell’esistenza di un’attività di intercettazione nei confronti del Cuffaro e del Romano. Nella circostanza il Di Carlo ipotizzava che l’informazione fosse stata fornita dal collega del proprio genero poiché in suo diretto possesso. Cuffaro commentava: “Abbiamo… siamo attenzionati… questo lo capisco…”.
Dallo sviluppo del dialogo si comprendeva che sulla vicenda Cuffaro aveva già in precedenza ricevuto qualche indicazione e che la convocazione del Di Carlo – come si ricorderà scaturita da un “messaggio di Saverio” – aveva la finalità di comprendere, consapevole che un suo eventuale coinvolgimento in un’indagine avrebbe potuto compromettere la carriera di sua figlia Ida, magistrato, se vi fossero novità rispetto ad una notizia evidentemente già acquisita: “io, siccome la mia unica preoccupazione e mia figlia comunque francamente… – omissis – ho detto devo chiedere a Mimmo… se s… se... se le cose si sono calmate…”.
La conversazione proseguiva con Cuffaro che chiedeva a Di Carlo di fargli sapere in anticipo se vi fossero accelerazioni nell’ipotizzata indagine, prevedendo – anche al fine di tutelare la propria famiglia dal clamore mediatico – di allontanarsi dal territorio nazionale, trattenendosi in Burundi dove, peraltro, di li a qualche giorno si sarebbe recato.
L’ex governatore, tra l’altro, non nascondeva di conoscere persone in servizio alla Dia ma che, per ovvie ragioni, non intendeva chiedere a loro (no, io ne conosco gente alla Dia sta attento ah!?... Ma non ci penso neanche ad andare chiedere informazioni… manco sparato…) anche perché sapeva che operavano divisi “per settore” e non potevano scambiarsi informazioni tra loro. Di Carlo confermava tale circostanza, aggiungendo che, infatti, il genero, che operava in un settore diverso, aveva appreso la notizia da un suo collega che si occupava di antimafia.
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