È una situazione inquietante anche sul piano degli attuali rapporti di forza tra gruppi criminali che avevano trovato un primo momento di equilibrio nel 2007, grazie alla mediazione del noto boss di Afragola Michele Senese, e che si erano consolidati quando il clan Spada, che lavorava “in piena sinergia criminale con i Fasciani”, aveva praticamente soppiantato gli epigoni della banda della Magliana nella gestione del traffico di stupefacenti e assunto il controllo di Nuova Ostia
Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Per circa un mese pubblichiamo ampi stralci della relazione della Commissione Antimafia della XVII Legislatura
La Commissione parlamentare antimafia il 9 dicembre 2015 si recava in missione ad Ostia per analizzare l’evoluzione della situazione del X municipio dopo l’avvenuto commissariamento e pertanto audiva i componenti della commissione prefettizia (prefetto Domenico Vulpiani, viceprefetto Rosalba Scialla, dirigente Maurizio Alicandro), insediatasi a metà settembre 2015, nonché il direttore del X municipio, architetto Cinzia Esposito, e il comandante ad interim della Polizia municipale, Antonio di Maggio.
I componenti della commissione rappresentavano le gravi criticità, anche sistematiche, del municipio e la condizione di isolamento – sia logistico che operativo – della direttrice, affermando che, stante il breve tempo trascorso dall’insediamento, non era stata completata l’acquisizione dei dati sul litorale e la ricostruzione delle vicende più gravi per meglio valutare le possibili soluzioni e intraprendere un’azione efficace di ripristino della legalità dell’azione amministrativa.
Il prefetto Vulpiani, in particolare, sottolineava l’opportunità di un ricambio complessivo della struttura amministrativa di Ostia, troppo legata al territorio, la carenza di posizioni organizzative, nonostante l’elevato numero di dipendenti e, soprattutto, segnalava le difficoltà gestionali addebitabili anche alla competenza concorrente di più enti che non consentiva piena autonomia decisionale su diversi aspetti.
Il 9 marzo 2016 questa Commissione audiva ancora una volta la commissione prefettizia guidata da Vulpiani (accompagnata dall’ingegner Prisco, dall’ingegner De Luca Tupputi, responsabile dell’ufficio demanio del X municipio, dall’architetto Esposito, direttore del X municipio, dalla dottoressa Daniela Santarelli, dirigente della società “Risorse per Roma”) anche per verificare se le criticità rappresentate il 9 dicembre 2015 fossero state superate, atteso che lo spaccato emerso dalle audizioni precedenti aveva evidenziato i limiti dell’autonomia e dei poteri della commissione straordinaria, e le difficoltà incontrate dai componenti che, dovendo svolgere contemporaneamente il loro lavoro ordinario, non potevano dedicarsi a tempo pieno alla gestione di un municipio con problemi complessi e che, per estensione e popolazione, era più grande di Reggio Calabria (230 mila abitanti censiti, 150 mila chilometri quadrati di territorio, di cui 14 di litorale).
Il prefetto Vulpiani prospettava una situazione migliorata grazie all’intenso lavoro svolto per rilevare le criticità e trovare le relative soluzioni rilevando che era stata riscontrata una stratificazione di illiceità, di illegalità, di abusi consolidatasi nel tempo e che la commissione, fatta salva la trasmissione alla procura in presenza di ipotesi di reato, stava svolgendo il proprio compito, e cioè riqualificare le aree, eliminare gli abusi edilizi, controllare gli appalti e ricostruire un buon andamento amministrativo.
A segnalare la perdurante gravità della situazione sul litorale di Ostia vi sono altresì gli esiti dell’attività investigativa svolta dalla direzione distrettuale antimafia della procura di Roma, compendiati nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, acquisita da questa Commissione, emessa dal GIP del tribunale di Roma in data 12 aprile 2016 a carico di dieci indagati riconducibili al clan Spada.
Si tratta, in particolare, di risultanze che si pongono in perfetta continuità con quanto evidenziato nella sentenza di condanna n. 6846/15 emessa il 20 gennaio 2015 dal tribunale di Roma nei confronti di Triassi Vito + 18 in cui si era accertata l’operatività nel territorio di Ostia non solo di un’associazione criminale riconducibile a cosa nostra (e cioè alla cosca agrigentina CuntreraCaruana) ma anche di un’associazione autoctona di tipo mafioso facente capo alla famiglia dei Fasciani (a sua volta alleata con il clan Spada).
Infatti gli episodi delittuosi da ultimo emersi (e cioè una serie di estorsioni aggravate dall’articolo 7 del decreto-legge n. 152 del 1991 volte a gestire le assegnazioni delle case popolari, nonché il grave ed eclatante episodio della gambizzazione di Cardoni Massimo, cugino di Giovanni Galleoni, detto Baficchio, ucciso ad Ostia il 22 novembre 2011) consentono di affermare, innanzitutto, che la famiglia Spada è una realtà criminale emergente e attualmente dominante in quel territorio, sia per lo stato di detenzione dei principali componenti della famiglia Fasciani, sia per il ridimensionamento, realizzato con azioni di inaudita violenza, del gruppo criminale Cardoni/Galleoni (conosciuti come i Baficchio con riferimento al ruolo di vertice rivestito da Giovanni Galleoni), gruppo che, dopo l’uccisione di appartenenti alla banda della Magliana, aveva preso il loro posto, in Ostia, nel traffico di droga e nel racket dell’usura e dell’estorsione.
Dopo la fine della fase di commissariamento del municipio e la conclusione delle consultazioni amministrative del 5 e 19 novembre 2017 – caratterizzate anche dalla nota e inquietante vicenda dell’aggressione di un giornalista della trasmissione Nemo di RAI Due allorquando questi stava provando a intervistare Roberto Spada (fratello di Carmine detto Romoletto, condannato in primo grado per estorsione aggravata ex articolo 7 del decreto-legge n. 152 del 1991), sul presunto appoggio elettorale che questi avrebbe fornito a Casapound - questa Commissione ha ritenuto di svolgere ulteriori approfondimenti sul territorio lidense e, in data 5 dicembre 2017, nel corso di una missione a Ostia, ha proceduto all’audizione del prefetto di Roma, dottoressa Paola Basilone, accompagnata dal questore di Roma, dottor Guido Marino, dal comandante provinciale dei Carabinieri, generale di brigata Antonio De Vita, dal comandante provinciale della Guardia di finanza, generale di brigata Cosimo Di Gesù e dal capo del centro operativo della DIA di Roma, colonnello Francesco Gosciu; nello stesso giorno, a Roma, la Commissione ha altresì proceduto ad audire il dottor Michele Prestipino Giarritta, procuratore della Repubblica aggiunto di Roma, e la professoressa Giuliana Di Pillo, appena eletta presidente del municipio X di Roma Capitale, accompagnata dal direttore del medesimo municipio, architetto Cinzia Esposito.
Di indubbio rilievo sono apparse le dichiarazioni del dott. Prestipino Giarritta il quale, nel segnalare come i gruppi criminali operanti a Ostia (oltre ai noti clan Fasciani, Triassi e Spada, il magistrato indicava anche alcuni epigoni della banda della Magliana) fossero veri e propri sodalizi di tipo mafioso, ne illustrava le singolari peculiarità che non erano costituite solo dalla loro solida strutturazione e organizzazione, dal controllo, più o meno efficace, di sacche del territorio lidense e dalla commissione di delitti soprattutto in materia di stupefacenti, usura ed estorsione, ma andavano individuate anche e soprattutto nella loro capacità di relazionarsi con il mondo politico, amministrativo ed economico al fine di acquisire il controllo di attività imprenditoriali lecite dove investire il denaro ricavato dalle loro operazioni criminali e nella loro elevata capacità di creare consenso tra la cittadinanza, non solo attraverso la gestione illecita delle occupazioni delle case popolari del comune e dell’Ater (in alcuni casi anche con materiale e violento sfratto dei precedenti inquilini), ma anche mediante un sapiente uso della comunicazione.
Il dott. Prestipino Giarritta si soffermava particolarmente su tale ultimo aspetto e, parlando espressamente di “comunicazione mafiosa”, teneva a ricordare un episodio, risalente al maggio 2015 e conseguente alla chiusura, disposta dall’assessore Sabella, della palestra originariamente gestita da Roberto Spada in locali di proprietà comunale, allorquando, attorno a quello stesso Roberto Spada - che successivamente, il 7 novembre 2017, si sarebbe poi reso protagonista della vile aggressione al giornalista di Nemo, consumata, peraltro, proprio all’ingresso della nuova palestra che questi aveva aperto a pochi metri di distanza dalla prima - si era creato un fronte molto ampio di consenso popolare reso esplicito da una manifestazione in piazza, con bambini e genitori, palesemente condivisa, anche tramite social network e blog, da vari esponenti della cosiddetta società civile di Ostia e da “protagonisti della politica locale”.
Il tema della disinformazione e della delegittimazione dei soggetti che stavano provando a riportare legalità nel territorio di Ostia era stato del resto, come detto, già rappresentato a questa Commissione da numerosi degli auditi tra cui il comandante Di Maggio e il referente di Libera Marco Genovese i quali avevano segnalato le cosiddette fake news che presunte associazioni antimafia radicate sul litorale, taluna delle quali legate a Casapound, diffondevano a tale evidente scopo attraverso i “social”.
Sul fronte delle attività economiche il dott. Prestipino Giarritta indicava non solo le indagini che avevano condotto all’individuazione di beni e imprese di effettiva pertinenza del clan Fasciani, ma anche le numerose emergenze investigative e processuali che facevano ritenere oltremodo diffuso a Ostia il delitto di fittizia intestazione di beni di cui all’articolo 12-quinquies della legge 7 agosto 1992 n. 356, reato spia dell’avvenuto controllo di attività economiche da parte delle associazioni di tipo mafioso e, a proposito, dal suo canto, il generale Cosimo Di Gesù, nel corso della sua audizione, teneva a precisare come, negli ultimi tre anni, ben il 20 per cento di tutti i sequestri di beni operati nell’intera provincia di Roma avesse riguardato proprio il territorio di Ostia che è solo un municipio di Roma Capitale. In relazione ai sequestri eseguiti, il dottor Prestipino Giarritta segnalava quello, per un valore stimato di 450 milioni di euro, disposto dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Roma (sia pur per un reato associativo finalizzato alla commissione di delitti contro il patrimonio e di bancarotta), operato nei confronti di Mauro Balini, il cosiddetto patron del porto turistico di Ostia, ed esponente di una nutrita famiglia di imprenditori assegnatari di numerose concessioni balneari ad Ostia.
Com’è chiaramente emerso anche nel corso dei lavori della Commissione, il core business di Ostia è costituito proprio dalle attività concernenti la gestione del litorale e, in relazione a siffatto settore, il dottor Prestipino Giarritta teneva a ricordare la vicenda concernente l’ex direttore del municipio X, Aldo Papalini, che aveva di fatto “espropriato abusando dei suoi poteri un’attività economica di balneazione” che avrebbe poi affidato al clan Spada peraltro recandosi “plasticamente” sul lido accompagnato da uno degli esponenti del clan (e già Marco Genovese di Libera aveva ricordato le vicende del Faber beach e Faber village, gli innumerevoli attentati che avevano avuto ad oggetto stabilimenti e attività balneari, così come l’assessore Sabella aveva segnalato quella dell’Hakuna Matata gestito, per conto della famiglia Balini, dal narcotrafficante Cleto Di Maria o della cosiddetta spiaggia delle suore con il chiosco condotto da uno dei Triassi).
Sul fronte delle concessioni balneari, onde rimuovere le obiettive e diffusissime illegalità che caratterizzano la gestione del litorale e che sono state ampiamente illustrate da numerosi degli auditi, la Commissione, anche a seguito dell’audizione del prefetto Basilone e della presidente Di Pillo, ha preso atto dell’imponente lavoro svolto dal prefetto Vulpiani che ha elaborato un PUA (Piano di utilizzazione degli arenili) i cui tempi di approvazione, però, risultano presumibilmente lunghi e vengono stimati, nella migliore delle ipotesi, in almeno un anno e mezzo e sempre laddove non vi siano i prevedibili ricorsi e sospensioni della giustizia amministrativa.
99 Pur auspicandosi una rapida approvazione ed esecuzione del nuovo PUA, non si può, però, non rilevare che continuare a mantenere una situazione di sostanziale illegalità sul litorale romano per ancora parecchi anni e proprio sul fulcro dell’economia del municipio X, possa finire per vanificare quello stesso lavoro di risanamento svolto dalla medesima commissione presieduta dal prefetto Vulpiani in quel territorio, consolidare ulteriormente quel diffuso senso di impunità che sembra caratterizzare anche molte attività economiche di Ostia e, comunque, dare ulteriore spazio alla criminalità, anche se non soprattutto di tipo mafioso, per pianificare e realizzare interferenze nei relativi procedimenti amministrativi o nel controllo delle connesse iniziative imprenditoriali.
Invero, come ha segnalato il prefetto Basilone e ha confermato l’architetto Esposito, solo su sette concessioni si sta procedendo per la immediata decadenza nonostante gli abusi accertati e idonei (almeno ex articolo 47, lettera f), del codice della navigazione) a determinare il provvedimento ablatorio, sembrano riguardare la quasi totalità dei 71 stabilimenti attualmente presenti sul litorale romano, per quanto si è appreso nel corso delle audizioni dello stesso prefetto Vulpiani del 9 dicembre 2015, e dell’assessore Sabella, dell’architetto Esposito e del comandante Di Maggio, che hanno variamente illustrato i numerosi abusi edilizi accertati, la non corrispondenza alla realtà di molte planimetrie con conseguente occupazione abusiva di consistenti tratti di arenile, l’inadempienza agli obblighi imposti dalle singole concessioni, il mancato rispetto delle normative statali e regionali in materia di recinzioni e accesso alla battigia, eccetera.
Allo stesso modo questa Commissione deve purtroppo registrare le difficoltà materiali che il prefetto Basilone e il questore Marino hanno segnalato di incontrare al fine di intervenire tempestivamente per la regolarizzazione delle occupazioni degli immobili comunali e dell’ATER, ancorché, come è emerso dalle indagini della DDA di Roma (brevemente illustrate dal dott. Prestipino Giarritta durante la sua audizione), queste siano in gran parte gestite dai clan e dagli Spada in particolare.
Dalle audizioni del questore, dei comandanti provinciali di Carabinieri e Guardia di finanza e del capo centro della Dia, nonostante il consistente impegno profuso dalle forze di polizia sul territorio di Ostia e i risultati positivi conseguiti anche dopo alcuni opportuni avvicendamenti ai vertici locali delle stesse (non può non segnalarsi, per esempio, come il precedente dirigente del commissariato di pubblica sicurezza di Ostia sia stato oggetto nel luglio 2016 di provvedimenti cautelari per corruzione in un contesto in cui sono coinvolte persone legate al clan Spada), è emersa una situazione inquietante anche sul piano degli attuali rapporti di forza tra gruppi criminali che avevano trovato, come ha riferito il dottor Prestipino Giarritta, un primo momento di equilibrio nel 2007, grazie alla mediazione del noto boss di Afragola Michele Senese, e che si erano consolidati, dopo il duplice omicidio di Giovanni Galleoni e Francesco Antonini del 22 novembre 2011, allorquando il clan Spada, che lavorava “in piena sinergia criminale con i Fasciani”, aveva praticamente soppiantato gli epigoni della banda della Magliana nella gestione del traffico di stupefacenti e assunto il controllo di Nuova Ostia.
Il ruolo criminale degli Spada, come si è già detto, è successivamente salito ancora di livello dopo l’esecuzione delle varie ordinanze di custodia cautelare in carcere e le condanne che hanno riguardato gli esponenti di spicco del clan Fasciani, ma i più recenti episodi verificatisi a Ostia cui hanno fatto cenno sia il generale De Vita sia il colonnello Gosciu, lasciano propendere per un’attuale “fluidità” dei rapporti di forza tra i clan, compreso quello dei Triassi che, negli ultimi anni, sembrava invece essere stato ridotto a una posizione marginale.
L’ultimo sviluppo giudiziario è rappresentato dall’esecuzione, in data 25 gennaio, dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso il tribunale di Roma (doc. 1719.1) nei confronti di 32 soggetti, indagati per associazione per delinquere di stampo mafioso, omicidio, estorsione aggravata, detenzione e porto d’armi ed esplosivi, usura, incendio, danneggiamenti, reati contro la persona, traffico di sostanze stupefacenti e intestazione fittizia di beni. In particolare le indagini svolte dalla direzione distrettuale antimafia della capitale, utilizzando anche intercettazioni, videoregistrazioni, dichiarazioni di collaboratori di giustizia, compendiate nell’ordinanza, oltre ad evidenziare le attività criminali poste in essere dal clan Spada e la sua espansione ad Ostia, hanno consentito, di individuare in Spada Ottavio l’esecutore materiale e nei fratelli Carmine e Roberto i mandanti degli omicidi di Galleoni Giovanni e Antonini Francesco, avvenuti, come si è detto, il 22 novembre 2011, la struttura operativa del sodalizio mafioso e il clima di omertà esistente sul territorio, come confermato dalle ricostruzioni di episodi delittuosi – due tentati omicidi ai danni di Spada Carmine ad Ostia - mai denunciati.
Tra i destinatari dell’ordinanza vi è Spada Roberto, detenuto, autore dell’aggressione a testate al giornalista della RAI il 7 novembre 2017.
Il GIP ha altresì disposto il sequestro preventivo di sei ditte esercenti l’attività di gioco e scommesse, di due forni per la panificazione, ubicati ad Ostia e Fiumicino, e di una decina di autovetture. Dall’ordinanza si evince altresì l’alleanza tra gli Spada e i Fasciani, atteso che i primi hanno contribuito al sostegno economico del detenuto Carmine Fasciani, ristretto a Opera (Mi) e sottoposto al regime previsto dall’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario.
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