Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Per circa un mese pubblichiamo ampi stralci dell’ordinanza del 18 Marzo 1995, “Azzi+25” di Guido Salvini, il giudice che a Milano provò, a più di vent’anni di distanza dai fatti avvenuti, a far condannare responsabili e complici di una stagione di sangue


L'ultima fase dell'indagine sul "Caso Padova" si è concentrata sul tentativo di comprendere quale fosse stato l'esito della missione del sottufficiale o dei sottufficiali inviati a Padova da Milano ed in quali termini la vicenda della fonte Turco sia stata seguita dal Capo Centro dell'epoca, maggiore Giuseppe Bottallo, responsabile del S.I.D. di Padova dall'inizio del 1974.

Per primo è stato sentito il maggiore Bottallo, da poco tempo in pensione, e la sua testimonianza ha aperto un decisivo squarcio per comprendere l'azione di occultamento delle notizie fornite dalla fonte attuata con pieno successo, all'epoca, dal Comando della Divisione Pastrengo dei Carabinieri e dai vertici del S.I.D. Ecco la deposizione del maggiore Bottallo (27.2.1993):

"....Poichè l'Ufficio mi chiede se negli anni 1974/1975 fossero seguite da mio Centro fonti o comunque informatori relativi ai gruppi di estrema destra padovani, posso dire che vi erano alcune fonti seguite dai miei sottufficiali i cui nomi in codice erano TRITONE, TURCO, ARAS, MAMBO. Faccio presente che tuttavia ARAS faceva parte della destra ufficiale, cioè del Movimento Sociale Italiano, mentre gli altri gravitavano nell'ambiente di ORDINE NUOVO. Faccio presente che MAMBO era di Venezia ed è deceduto negli anni '80 in un incidente stradale, mentre TRITONE era un giovane della zona di Padova. Poiché l'Ufficio mi chiede in particolare cosa ricordi degli avvenimenti relativi alla fonte TURCO, posso dire quanto segue.

Questa fonte era seguita già in una fase precedente al mio arrivo a Padova come Direttore del Centro ed era seguita personalmente dal maresciallo Fieni, recentemente deceduto.

Ricordo che tuttavia, nel corso di un incontro, Fieni era stato affiancato dal maresciallo Felli il quale era particolarmente competente nel settore del terrorismo. Questo incontro mi sembra che sia avvenuto in un momento di poco precedente o di poco successivo all'inizio del mio comando.

Ricordo che questa fonte era stata inizialmente seguita dal maresciallo Pizzolini.

Non so dove sia avvenuto questo incontro a tre, tuttavia posso dire che spesso per gli incontri con le fonti venivano usati preferibilmente ristoranti o bar per creare un clima di maggiore serenità.

Ad un certo punto, Fieni mi disse che TURCO, che io ricordo che si chiamava GIANNI CASALINI, gli aveva dato parecchie notizie su diversi attentati. Posso dire che si trattava di attentati fatti dalla destra ed in particolare di attentati a treni. Per quanto ricordo, in queste confidenze la fonte rivelava aspetti anche penalmente rilevanti per sé.

Non ricordo che TURCO avesse parlato dei fatti di Piazza Fontana, ho bensì l'impressione che si riferisse ai fatti precedenti. In merito a queste notizie fu steso un appunto. Vennero due sottufficiali, dei quali onestamente non ricordo i nomi, comunque di Milano, i quali insieme a Fieni riordinarono questo materiale e prepararono questo appunto che comunque io non firmai in quanto rimase solo in forma di appunto. Sarà stato un appunto di sei o sette pagine......

All'epoca, noi dipendevamo dal Reparto D che oggi si chiama I Divisione. Lo comandava il Generale Maletti, mentre Capo Servizio era l'Ammiraglio Casardi. Non ritenni di informare il Reparto D per due ordini di ragioni. Da un lato non mi sembrava che le notizie contenute nell'appunto fossero di pertinenza, sotto il profilo istituzionale, del Reparto D in quanto piuttosto

di competenza della polizia giudiziaria e, d'altro lato, dubitavo dell'attendibilità di tali notizie in ragione della personalità della fonte CASALINI. Posso aggiungere quanto segue e vorrei essere capito. Non mandai l'appunto anche perchè temevo che le notizie contenute potessero essere distorte. Questa fu una componente della mia scelta di non investire il Reparto D...... Sono certo che l'appunto non ci fu restituito. Credo che sia stato battuto a macchina da uno dei marescialli venuti da Milano. L'Ufficio dà lettura al teste dell'appunto manoscritto del generale Maletti relativo al colloquio con il Capo Servizio del 5.6.1975 concernente il "CASO PADOVA" e riguardante CASALINI. Posso dire che quanto contenuto in questo appunto mi stupisce e mi dispiace molto. Devo dire che io personalmente avevo ritenuto che non era il caso di mandare la relazione a Roma ed evidentemente non mi ero sbagliato".

Il maggiore Giuseppe Bottallo era ed è un ufficiale onesto e lo dimostra il suo comportamento al momento della gestione delle notizie fornite dalla fonte TURCO e la chiarezza e la sincerità della sua testimonianza, non comune tra gli ufficiali che negli anni '70 si trovavano nel S.I.D. del generale Miceli e del generale Maletti.

Egli, pur non essendo certo della validità delle notizie fornite da Gianni Casalini, che personalmente non conosceva, aveva comunque intuito che la delicatezza degli argomenti comportava un altissimo rischio di manipolazione, se non di distruzione, degli elementi raccolti se fosse stata per prima investita la Direzione del S.I.D., il cui operato era in quel momento oggetto di indagine da parte del giudice istruttore di Catanzaro.

Il maggiore Bottallo aveva quindi ritenuto di rivolgersi direttamente alla polizia giudiziaria, "saltando" ed evitando di informare la Direzione del Servizio, ed era stato così convocato personale del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Milano, che allora aveva sede in Via Moscova e si occupava di numerose indagini sul terrorismo sia di destra sia di sinistra.

La scelta operata dal responsabile del Centro C.S. di Padova era quindi esatta sul piano della competenza sia perchè a Milano erano avvenuti i fatti di maggior rilievo riferiti da Gianni Casalini sia perchè i Carabinieri di Milano, informati nella loro veste di ufficiali di polizia giudiziaria, avevano ovviamente l'obbligo di riferire,una volta completati gli accertamenti, all'Autorità Giudiziaria.

Il maggiore Bottallo e i suoi collaboratori non potevano tuttavia né sapere né immaginare che l'intervento, nella predisposizione della missione a Padova, del Comando della Divisione Pastrengo, anch'esso con sede nella caserma di Via Moscova e da cui sul piano gerarchico il Nucleo Investigativo dipendeva, avrebbe frustrato, come tra poco si vedrà, il tentativo di riordinare e far pervenire all'Autorità Giudiziaria il materiale raccolto dal Centro C.S. di Padova.

Il personale del Centro non poteva immaginare che si sarebbe attivata quella catena di comando parallela che all'epoca collegava direttamente la Divisione Pastrengo, affollata di ufficiale piduisti e infedeli al giuramento prestato, al reparto D del generale Maletti, anch'egli iscritto alla P2 e interessato, come il maggiore Bottallo aveva sospettato, non a coltivare bensì a occultare le notizie che stavano provenendo e ancora potevano provenire dall'uomo in crisi all'interno della cellula di Padova. Quanto era stato taciuto dal maggiore Bottallo ai suoi superiori sarebbe infatti stato oggetto di pronta comunicazione da parte del Comando della Divisione ai vertici del S.I.D. e di conseguente occultamento, concludendosi proprio con l'esito che il maggiore Bottallo aveva tentato di evitare.

Il direttore del Centro C.S. di Padova evidentemente non si era sbagliato allorché aveva ritenuto non opportuno "mandare la relazione a Roma" e aveva temuto che, investendo il reparto D, "le notizie contenute potessero essere distorte" (dep.Bottallo, f.2-3).

Ciò che si era tentato di evitare, come è emerso dalla parte finale di questa attività istruttoria e come fra poco si dirà, sarebbe infatti ugualmente avvenuto.

Al personale del Centro C.S. di Padova può essere solo rimproverata la leggerezza di non aver protocollato e trattenuto copia della relazione approntata da Nico e dei suoi appunti precedenti, cautela e attività doverose che avrebbero in buona parte vanificato la possibilità di far sparire letteralmente nel nulla il frutto del lavoro svolto con la fonte Gianni Casalini.

Si osservi in conclusione, con riferimento alla deposizione del maggiore Bottallo, che le notizie che egli ricordava essere state acquisite dalla fonte Casalini e quindi a lui riferite dal maresciallo Fieni e dal maresciallo Felli concordano pienamente con il racconto di quest'ultimo, anche se ovviamente il maggiore Bottallo non poteva che avere una memoria frammentaria e indiretta di quanto raccolto dalla fonte. Infatti il direttore del Centro C.S. di Padova ha ricordato nitidamente che, nel momento cruciale della vicenda, aveva dato disposizione che entrambi i sottufficiali presenziassero all'incontro con TURCO e che questi aveva loro riferito "notizie su diversi attentati" fatti dalla destra, "fra cui gli attentati ai treni", e aveva ammesso una sua parziale corresponsabilità.

Notizie, fra l'altro, in piena sintonia con quelle accennate nell'appunto del generale Maletti.

I due sottufficiali indicati dal maresciallo Felli, in via alternativa e con qualche incertezza, come gli ufficiali di p.g. inviati da Milano a Padova (cfr. dep. Felli, 27.2.1993, f.1) per approntare insieme a Nico la relazione, sono stati identificati in Luciano CRISTANZIANI, in servizio presso la Sezione Anticrimine della Legione Carabinieri di Milano dal 1975 fino al 1977, e in Stefano FANCIULLI, in servizio presso il Reparto Operativo del Gruppo Carabinieri di Milano (in pratica il Nucleo Investigativo) dal 1973 sino alla fine del 1975 (cfr. nota Digos Milano in data 23.2.1993, vol. 23, fasc.6, f.10). Il primo nulla poteva sapere del Caso Padova e della fonte Gianni Casalini. Infatti, sentito in data 21.5.1993, Luciano Cristanziani ha spiegato di avere prestato servizio inizialmente a Torino (agli ordini del generale Dalla Chiesa) e poi a Milano nelle rispettive Sezioni Speciali Anticrimine delle due Legioni, ma di essersi sempre occupato di indagini relative al terrorismo di sinistra, allora assai attivo. In tale veste egli si era recato, probabilmente nel 1975, anche presso il Centro C.S. di Padova nell'ambito del consueto scambio di informazioni, ma la sua trasferta, così come altre compiute a Verona, nulla aveva a che vedere con l'eversione di destra (cfr. dep. Cristanziani, f.2). Il sottufficiale inviato da Milano a Padova per acquisire la relazione su Gianni Casalini era quindi da identificarsi in Stefano Fanciulli, il quale, all'interno della Sezione del Nucleo Investigativo allora comandata dal capitano Umberto Bonaventura, si era sempre occupato dell'eversione di destra. Sentito in data 17.6.1993, il maresciallo Fanciulli ha infatti precisato di essersi anche occupato specificamente delle indagini concernenti gli incidenti del "giovedì nero" del 12.4.1973 e l'uccisione dell'Agente di P.S. Antonio Marino, tanto da affiancare per un certo periodo il giudice istruttore titolare del procedimento (dep. cit., f.1).

Anche in seguito il maresciallo Fanciulli aveva continuato a seguire il settore dell'estrema destra e, sentito sul punto, ha mostrato di avere un buon ricordo della "missione" a Padova richiestagli dal Comandante della Divisione in persona. Ecco il suo racconto:

"Poichè l'Ufficio è interessato a tale viaggio a Padova, posso dire che ricordo la circostanza abbastanza bene. Se non sbaglio, il periodo era la primavera del 1975 cioè qualche mese prima del mio trasferimento. In quel momento avevo terminato il mio lavoro con il Giudice Frascherelli e quindi ero rientrato al reparto. Fui chiamato dall'allora Generale Comandante la Divisione Pastrengo, del quale proprio non riesco a ricordare il nome, tramite il capitano Bonaventura che mi disse appunto che il Generale doveva parlarmi.

Il Generale mi comunicò che dovevo andare a Padova e prendere contatto con il locale Centro C.S. al fine di contattare e fare una relazione circa un informatore del Centro il quale stava riferendo circostanze relative al gruppo FREDA e VENTURA.

La presenza di un ufficiale di p.g. era necessaria in quanto il personale del Centro ovviamente non avrebbe potuto figurare in atti di p.g. o testimoniare. Il Generale era stato evidentemente informato dal Centro di Padova dell'interesse della situazione, ma se non sbaglio non aggiunse altro e mi disse di andare. Fu una trasferta di due o tre giorni e ricordo che il capitano Bonaventura si era un po' arrabbiato per la mia assenza ed anche perchè, pur essendo il mio superiore diretto, non era stato informato nemmeno del motivo del mio viaggio. Io gli dissi solo che dovevo andare a Padova.

Andai a Padova in treno con regolare foglio di viaggio, o almeno così mi sembra, e presi contatto con i colleghi del Centro C.S. che aveva un appartamento non lontano dalla Stazione ferroviaria.

Ricordo in particolare che c'era un sottufficiale che stava seguendo il confidente e che a costui era già stato attribuito un nome in codice.

Io naturalmente al Centro vidi diversi colleghi, ma ebbi a che fare solo con questo sottufficiale del quale non ricordo il nome, ma solo che era alto e robusto. Non ne ricordo l'origine geografica.

Durante la mia permanenza a Padova io incontrai l'informatore due o tre volte sempre insieme a questo collega e senza altri colleghi presenti. I luoghi di incontro erano bar di Padova dove cercavamo di trovare un posto appartato per poter parlare. Come d'uso si offrivano all'informatore le consumazioni. Non ricordo da quanto tempo vi fosse il rapporto fra il collega e la fonte, ma ricordo che il collega mi disse di averla avvicinato a poco a poco.

Per quello che ricordo l'informatore era una persona sui quarant'anni, sembrava avere qualche problema, aveva un aspetto depresso; comunque parlava e colloquiava normalmente.

A distanza di tempo mi è difficile ricordare le notizie raccolte che comunque per quanto posso ricordare erano le medesime già raccolte dal collega.

Ricordo comunque che l'informatore era uno del giro di FREDA e VENTURA e che aveva parlato di un viaggio in macchina anche con la sua presenza, viaggio che certamente era collegato a qualche episodio illecito. Ricordo un particolare curioso del racconto e cioè che al ritorno da questo viaggio, rientrando a Padova, credo sull'autostrada, ebbero dei problemi di ebollizione al radiatore dell'automobile sulla quale viaggiavano, che era vecchia, e furono costretti a urinare nel radiatore.

Poichè l'Ufficio mi sollecita a ricordare quale potesse essere l'episodio collegato a questo viaggio, posso dire che ho il ricordo di un collegamento con la Fiera di Milano, ma è un ricordo comunque generico. Ripeto che ho molta difficoltà a ricordare tali discorsi che comunque erano abbastanza dettagliati. L'informatore parlava di riunioni e di collegamenti fra i vari soggetti e, se non sbaglio, di attentati circostanti il più grave attentato e cioè quello di Piazza Fontana.

Ci raccontò tante cose, ma francamente ora non sono proprio in grado di ricordare altre cose oltre a quelle che ho detto. Al termine degli incontri, se non vado errato proprio al Centro C.S. di Padova, aiutato dal collega, ho steso una relazione. Non ero in grado di stabilire la portata delle informazioni raccolte in quanto non conoscevo per nulla tali fatti e per me fu un'esperienza che iniziò e si concluse in quei giorni.

Non conoscevo nemmeno lo svolgimento del processo e delle indagini di Milano e quindi nemmeno i risultati cui erano giunti gli inquirenti.

A domanda dell'Ufficio: l'informatore parlava normalmente e senza mostrare particolare risentimento allorché faceva riferimento alle persone che aveva frequentato. Tornai quindi a Milano e consegnai la relazione dattiloscritta all'ufficio del generale. Era una sola copia e firmata da me.

A distanza di tempo non riesco a ricordare se la consegnai proprio nelle mani del generale. Penso di poter escludere che ne sia stata trattenuta una copia a Padova. Ebbi comunque su questo argomento un colloquio con il generale, il quale ricordo che mi disse che nella mia relazione non vi erano comunque più notizie rispetto a quelle che già erano state raccolte e aveva saputo dal Centro C.S. di Padova. Ricordo che mi diede anche una somma, forse di 50 mila lire, come premio oltre a quanto mi spettava a seguito delle spese che avevo sostenuto. Della questione in seguito non ho saputo più nulla anche perchè di lì a non molto tempo fui trasferito".

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