Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo su questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa serie pubblicherà ampi stralci della sentenza d'appello su Marcello Dell’Utri, del presidente del tribunale Raimondo Loforti, giudici Daniela Troja e Mario Conte


L’altro fatto accaduto nel contesto temporale in esame che ha palesato una contiguità significativa con personaggi mafiosi, è la visita presso la Banca Popolare di Palermo di Dell 'Utri e Vito Ciancimino nel 1987.

Deve in primo luogo rilevarsi che qui non si tratta di valutare rapporti di "vicinanza" di un soggetto nei confronti di un esponente dell'associazione mafiosa "cosa nostra", relazioni di per sé riprovevoli da un punto di vista etico sociale", ma di per sé estranee, tuttavia l’area penalmente rilevante del concorso esterno in associazione mafiosa" (v. sentenza "Mannino "), ma piuttosto di esaminare contatti che, seppur non rilevanti penalmente, tradiscono il medesimo atteggiamento che l'imputato ha costantemente tenuto nel corso del periodo oggetto del presente giudizio nei confronti di "cosa nostra" e dei suoi associati.

Scilabra, sentito all'udienza del 17 ottobre 2012 ha reso dichiarazioni che, per i motivi che saranno di seguito espressi, devono ritenersi attendibili e sulla base delle quali è possibile affermare che nel 1987 Dell'Utri si sia recato con Vito Ciancimino, che era stato Sindaco di Palermo e già condannato per mafia, presso la Banca Popolare di Palermo, rivolgendosi a Scilabra, direttore generale dell'epoca, per chiedere un finanziamento, non garantito, di venti miliardi di lire.

La vicenda di Scilabra ha preso le mosse da una sua intervista su “Il Fatto Quotidiano” il 23 ottobre 2010 a seguito della quale, lo stesso veniva sentito dai magistrati della D.D.A. della Procura della Repubblica di Palermo il 29 ottobre 2010. All'udienza del 17 ottobre 2012 Scilabra, direttore generale della Banca Popolare di Palermo dal 1975, dinanzi questa Corte territoriale, confermando quanto dichiarato ai PP.MM. ha affermato che nel 1987 (la data era stata in precedenza indicata nel 1986), su indicazione di Arturo Cassina, azionista della Banca Popolare di Palermo di cui Scilabra aveva ricevuto Marcello Dell 'Utri e Vito Ciancimino.

Cassina era "agganciatissimo" a Vito Ciancimino, in quanto quest'ultimo era Sindaco di Palermo e Cassina svolgeva lavori nell'edilizia pubblica (''faceva manti stradali, fognature ... sostanzialmente era agganciatissimo a Ciancimino "). L'oggetto della visita era stato la richiesta di un finanziamento di venti miliardi di lire che dovevano essere restituiti in 36 mesi.

Dell'Utri aveva proposto quest'operazione e Ciancimino, secondo Scilabra, aveva svolto il ruolo di "mediazione, di presentazione ". Nelle dichiarazioni rese il 29 ottobre 2010 al P.M. (confermate all'udienza del 17 ottobre 2012) Scilabra aveva ricordato che era stato Ciancimino a presentargli Dell 'Utri, che si era definito come consulente del gruppo di Berlusconi (Scilabra: "prima Ciancimino mi presentò Dell'Utri: “Direttore sa qui c'è la possibilità di fare grosse operazioni perché se tutte le Popolari vi mettete in pool fate un 'operazione in pool poniamo di un miliardo l'anno .. venti popolari fate una bella operazione .. gli interessi vengono pagati in maniera sostanziosa").

Dell'Utri aveva chiarito i termini dell'operazione fornendo precisi dettagli: si trattava di una richiesta di 20 miliardi da restituire in 36 mesi. Scilabra gli aveva detto che doveva sentire i colleghi delle altre sedi della Sicilia e prospettava il rientro della somma con un'operazione di revolving (Scilabra: "dico .. questi venti miliardi rientrano con un operazione di revolving ... cioè io vi do 20 miliardi .. tu dopo i quattro mesi lavori ... me ne restituisci due intanto paghi gli interessi").

Dell'Utri non aveva assecondato la proposta del direttore ed aveva detto che l'operazione doveva essere secca in "36 mesi", senza che da ciò potesse derogarsi. Scilabra ha ricordato che, ancor prima di chiamare la Centrale Rischi della Banca d'Italia, aveva considerato che un 'operazione in questi termini, priva di garanzie, non si poteva fare (Scilabra:" io la fattibilità l'ho considerata immediatamente perché non si fa un 'operazione revolving a "babbo morto", ma dove è scritto in quale trattato di tecnica bancaria è scritto... operazioni revolving sono revolving perché c'è un'entrata ed un'uscita di denaro ed il banchiere deve vedere come vanno le cose ... in 30 mesi si fallisce e buonanotte e il banchiere non ne capisce un tubo'').

Scilabra, così come aveva detto a Ciancimino e a Dell'Utri, aveva chiamato le altre banche popolari della Sicilia (Carlo La Lumia e Giuseppe Di Fede della Banca Popolare di Canicattì, il direttore della Banca Popolare di Augusta, Gaetano Trigilia, direttore della Banca di Siracusa, Francesco Romano della Popolare di Carini), ma i colleghi delle altre banche non avevano considerato conveniente l'operazione ("non mi hanno fatto pernacchie per miracolo di Dio'') ( v.dich. rese il 20 ottobre 2010 ai PP.MM).

La Centrale Rischi presso la Banca d'Italia rispondendo alla richiesta di controllo che Scilabra aveva inoltrato sui conti Fininvest, gli aveva riferito che in quel momento il debito della Fininvest si stava impennando.

Le risposte che forniva la Centrali Rischi venivano date su alcune strisce di carta che venivano conservate per dieci anni. Ciancimino era ritornato dopo qualche giorno e, venuto a conoscenza della risposta negativa, aveva offeso Scilabra dicendogli che non sapevano fare i banchieri e che erano delle banche di nessun valore (Scilabra:" poi lui con me quando gli ho dato a risposta mi ha detto "siti bancaredde" ( siete banchette) ... non contate niente '').

Scilabra ha ricordato che in un primo momento un suo amico giornalista de "Il Sole 24 ore" gli aveva chiesto di rendere un'intervista su "queste vicende palermitane" in quanto lui era "memoria storica della Sicilia".

L'intervista tuttavia non era stata fatta perché il direttore Gianni Riotta aveva detto che in quel momento non era possibile, comunicandoglielo "con nota riservata". Scilabra allora si era adirato ("allora m'incazzo'') ed aveva deciso di parlare ugualmente; era stato così che, tramite amici che conosceva, avendo in mente di scrivere un libro aveva reso l'intervista sul Fatto Quotidiano.

Su queste basi deve essere espressa una valutazione positiva, sia in punto di credibilità soggettiva sia in punto di attendibilità intrinseca delle dichiarazioni di Scilabra che appaiono sicuramente spontanee e coerenti.

Né esse appaiono ricollegarsi ad alcuna situazione di coercizione e di condizionamento, contrariamente a quanto ritenuto dalla difesa che, nel corso dell'udienza del 17 ottobre 2010 aveva chiesto al testimone se era stato "sollecitato" a chiedere di fare l'intervista al Sole 24 Ore e al Fatto Quotidiano. Scilabra ha spiegato i motivi che lo avevano spinto a parlare di tali circostanze. Il tono e le frasi adoperate hanno manifestato la spontaneità e la genuinità della risposta: aveva "finalmente" deciso di dire la verità.

Era stato spinto a parlare da un senso civico; ad un certo punto della sua vita aveva avuto coraggio e non aveva tollerato, alla sua età e dopo aveva lavorato per 43 anni, che ancora si ci chiedesse se Dell'Utri e Ciancimino si conoscevano o meno. (Scilabra: Nella vita arriva il coraggio, ad un certo momento. Questa è la risposta"; Avvocato:" È arrivato così ali 'improvviso?". Scilabra:"Eh, si! Che vuole! Dopo quarantatre anni di lavoro e ancora parliamo se si conoscevano, se non si conoscevano .. (..) Dell'Utri ed il sindaco di Palermo "Presidente:" cioè Ciancimino ? Scilabra:" Si''. (v. dich. rese all'ud. del 17.10.2012).

Non può non sottolinearsi che il racconto del teste sulla Banca Popolare di Palermo e più in generale sul sistema del credito siciliano negli anni in cui lui aveva ricoperto la carica di direttore è dettagliatissimo ed è stato costellato da commenti che possono provenire solo da un soggetto che ha vissuto un'esperienza lavorativa con serietà e competenza.

La visita di Ciancimino e di Dell'Utri presso il suo ufficio non ha assunto nell'intero racconto dei fatti una centralità assoluta e lo Scilabra lo ha descritto senza alcuna enfasi. Appare invero del tutto impensabile che Scilabra, a settantatrè anni, direttore generale dal 1975 della Banca Popolare di Palermo abbia mentito inventando un incontro che non era mai avvenuto e che poi a distanza di due anni abbia ancora una volta ribadito quanto aveva dichiarato in precedenza dinanzi a questo Collegio, con lo stesso tono deciso e spontaneo.

La difesa aveva chiesto di produrre documentazione riguardante la situazione economico finanziaria della Fininvest per gli anni 1986 e 1987 e ciò al fine di contestare le affermazioni dello Scilabra che nel descrivere la situazione economico finanziaria della Fininvest aveva riferito fatti che non corrispondevano alla realtà.

Il Collegio ha rigettato detta richiesta di integrazione probatoria ritenendola non decisiva. Rinviando alle motivazioni contenute nell'ordinanza del 23 novembre 2012, deve qui solo sottolinearsi che, com'è noto, non sempre a bilanci apparentemente in attivo o, come ha dedotto la difesa nella nota difensiva del 17 ottobre 2012, che manifestano un indebitamento "nei confronti delle banche di entità modesta", si accompagna una reale forza finanziaria ed un liquidità della stessa società.

È possibile dunque, malgrado tali bilanci vi sia la necessità di chiedere la concessione di un prestito di somme di denaro meglio se non accompagnate da sicure garanzie.

Deve rilevarsi che Scilabra ha riferito che Ciancimino aveva un suo personale interesse a che Dell'Utri ottenesse il prestito di 20 miliardi, in quanto dal buon esito dell'operazione avrebbe ottenuto una somma per la sua intermediazione ( Scilabra:"non è stato detto ... ma io ho capito che c'era la sensalia").

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