Torniamo da voi dopo una domenica elettorale e un fine settimana in cui si è parlato tantissimo di diritti delle donne. Ma andiamo per ordine: si è votato in Renania Palatinato, dove le cose sono andate abbastanza secondo le aspettative e Friedrich Merz ha potuto festeggiare un primo successo nel Superwahljahr, il super anno elettorale. Dobbiamo però anche aggiornarvi sul caso Fernandes, che rischia di diventare una sorta di versione tedesca della vicenda Pelicot. 

Fin qui, tutto (più o meno) bene

Un altro turno di elezioni, un altro successo per AfD. Oppure, un'altra delusione per la Spd, dipende dai punti di vista. In Renania palatinato, a differenza da quanto è successo due settimane fa in Baden-Württemberg, è andato tutto secondo le previsioni dei sondaggi: alla fine, la Cdu ha conquistato il Land che da 35 anni veniva governato dalla Spd. Ancora una volta, nonostante un candidato che sulla carta era molto più efficace di quello dei cristianodemocratici, i socialdemocratici non solo hanno perso terreno, ma hanno portato a casa il peggior risultato regionale di sempre. Il governatore uscente Alexander Schweitzer si è ritirato dopo la sconfitta, ma a Berlino l'eco dello schiaffo che si aggiunge alla sonora sberla ricevuta due domeniche fa a Stoccarda non sembra essere arrivate. I due cosegretari hanno consegnato alla stampa una breve dichiarazione in cui però hanno spiegato di non aver offerto il loro passo indietro al partito.

Dentro la Spd ci si chiede come uscire dal cono d'ombra. C'è chi nei giorni scorsi ha evocato una nuova leadership che sostituisca Lars Klingbeil e Bärbel Bas. La maggior parte dei critici la individua in Boris Pistorius, il ministro della Difesa la cui popolarità continua a crescere. Ma si tratta anche dell'unico asset che avrebbe per rimettere in riga un partito che sembra ormai in difficoltà anche ai livelli intermedi. Per altro, attualmente non sembra che sia necessario il suo riformismo come elemento che riequilibri la linea, visto che il partito non è esattamente in mano a dei radicali.

Sembra dunque più probabile che la dirigenza voglia puntare su iniziative più identitarie, arrivando anche a puntare i piedi contro certe proposte della Cdu per rendersi riconoscibile. Resta da capire se basterà: finora, in quasi un anno di governo con Merz, i socialdemocratici non sembrano aver lasciato il segno.

Festeggiamenti invece in casa AfD, che sfiora il 20 per cento dei consensi per la prima volta in un Land dell'ovest. Una prospettiva che solo una manciata di anni fa sarebbe stata impensabile. Per l'estrema destra il viatico sulle prossime elezioni regionali all‘est, dove tradizionalmente raccoglie performance migliori, sembra ottimale: la seconda parte dell'anno rischia dunque di diventare complicata per Merz, che in alcuni sondaggi nazionali si ritrova già di nuovo superato da AfD.

Un’ultima conseguenza da segnalare: dopo il secondo forfait in un parlamentino regionale, i vertici della Fdp si sono dimessi: troppo difficile anche per Christian Dürr gestire il rilancio dopo il pessimo risultato federale e il buco nell'acqua in due Land tradizionalmente bendisposti nei confronti delle istanze dei liberali. E così il segretario ha presentato le proprie dimissioni, salvo ricandidarsi a guidare il partito quando se ne deciderà la nuova leadership tra due mesi. 

Ma domenica si è votato anche a Monaco nel ballottaggio per il sindaco: ha vinto Dominik Krause dei Verdi, un fisico 35enne dichiaratamente omosessuale. Un’ulteriore débâcle per la Spd, che tradizionalmente teneva il controllo del capoluogo bavarese, ultimo baluardo della sinistra dentro al „Söderland“. Ora questo compito cadrà in capo agli ecologisti.

Dobbiamo parlare di deepfake

Una delle paure più concrete dell’epoca contemporanea, soprattutto per le donne, è probabilmente quella di finire in un deepfake. Si tratta di quei video realizzati con l’uso dell’intelligenza artificiale che spesso raffigurano situazioni a sfondo sessuale e in cui compare per l’appunto una finta protagonista totalmente inconsapevole dello scopo per cui la sua immagine viene impiegata. 

È quello che è successo per anni all’attrice e conduttrice Collien Fernandes, che ora ha reso pubblica la sua storia. A lungo la professionista, nota per il suo lavoro nella televisione tedesca, dove ha condotto show e firmato inchieste, ha dovuto fare i conti con profili fake che interagivano con uomini fingendo di essere Fernandes e inviavano foto e video a sfondo sessuale oltre a invitare ad appuntamenti di sesso telefonico. 

Abusi terribili, per cui la conduttrice aveva presentato già una denuncia contro ignoti. Solo molto tempo dopo, a fine 2024, avrebbe scoperto la verità. Che riguardava una delle persone più vicine a lei: a confessare, negli ultimi giorni dell’anno, di aver creato innumerevoli profili che fingevano di essere lei sarebbe stato infatti suo marito Christian Ullmen, un altro conduttore e comedian tedesco. Erano una coppia molto nota nello showbiz, una vita a Mallorca, una figlia ed evidentemente anche una relazione tossica: almeno, a quanto racconta oggi Fernandes, che ha registrato a lungo gli abusi del suo ex marito, che pure a più riprese aveva promesso di cambiare vita. 

Ora, la rivelazione che ha portato al divorzio è diventata di dominio pubblico e ha scandalizzato politica e società civile. Lo scorso weekend sono scese in piazza migliaia di persone per manifestare contro gli abusi nei confronti delle donne ed esprimere solidarietà nei confronti dell’attrice, che si è detta «sopraffatta» dal seguito che ha avuto il suo appello a scendere in piazza. Nelle ultime ore poi 250 donne della società civile hanno chiesto norme più stringenti contro la violenza nei confronti delle donne e gli abusi online in un appello pubblico. 

Corso di distanza?

Sembra che il governo continui a cercare una distanza, almeno a parole, da Donald Trump. A offrire una sponda da questo punto di vista arriva ora anche la presidenza federale. Durante la celebrazione del 75esimo anniversario della riapertura del ministero degli Esteri a Berlino, Frank-Walter Steinmeier non è andato per il sottile: la guerra in Iran iniziata da Israele e Stati Uniti è «contrario al diritto internazionale». «La nostra politica estera non sarà più convincente per il fatto che non chiamiamo un’infrazione del diritto internazionale con il suo nome». Un’accelerazione rispetto alla linea del governo, che non era ancora arrivata a definire il conflitto in questa maniera. 

Per il presidente federale la guerra è stata il risultato di un errore devastante ed evitabile, considerato che nel 2015 era stato sottoscritto un accordo internazionale per bloccare l’arricchimento dell’Uranio in Iran: Donald Trump avrebbe fatto fallire questo accordo. La Germania e l’Europa non potranno più avere un rapporto così confidenziale con gli Stati Uniti come lo è stato prima della presidenza Trump. «Per questo parlo di una doppia frattura epocale nel nostro tempo». 

E ancora, le parole del ministro degli Esteri vanno nella stessa direzione: «Il nostro rapporto transatlantico sta vivendo un cambiamento profondo: io stesso sono molto disorientato da molte vicende, in parta anche irritato». Motivo per cui la diplomazia resta «più necessaria che mai».

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