Volkswagen ha annunciato di voler tagliare 100mila posti di lavoro. Che lo stato di salute del gruppo tedesco fosse decisamente scarso è noto da tempo, ma ora le nuvole nere che si accumulano sopra Wolfsburg sembrano sempre più preoccupanti. Le voci di una manovra di ristrutturazione ampia prendono sempre più corpo: accanto al taglio dei posti di lavoro e la chiusura di almeno quattro impianti produttivi, si inizia a parlare anche di cessione di singoli marchi. Non ci sono ancora conferme tangibili, ma discussioni su disinvestimenti, efficientamenti e adeguamenti della produzione continuano a far crescere le speculazioni.

Secondo quanto riferisce la rivista di settore Auto Motor Sport, Volkswagen starebbe infatti ragionando di mettere sul mercato soprattutto quei marchi considerati alienabili o latori di buoni guadagni. Tra questi c’è sia Ducati – candidata alla vendita già nel 2017, durante l’ultima fase di crisi del gruppo – sia Lamborghini, per cui qualcuno mette in campo anche una possibile quotazione in borsa.

L’ad del gruppo Oliver Blume ha anche intenzione di isolare dal gruppo anche il marchio Vw per salvare dalla performance carente degli altri marchi. Oltre al taglio del 15 per cento dei dipendenti (resta da capire quale sarà il termine temporale della riduzione) e la chiusura delle fabbriche di Hannover, Zwickau, Emden e Neckarsulm, il numero dei modelli prodotti potrebbe calare da 150 a 100: il via libera al piano dovrebbe arrivare già il 9 luglio dalla riunione del consiglio d’amministrazione.

I numeri non mentono: utili e fatturato non brillano, i costi dello sviluppo in Germania e della produzione in Europa non sono più sostenibili. Sempre Ams cita poi una previsione quantomeno allarmante: l’economista Moritz Schularick arriva infatti addirittura a ipotizzare un’acquisizione di Vw da parte dei cinesi di BYD. All’orizzonte ci sarebbe la definitiva deindustrializzazione del continente.

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