Trend contraddittori nell’economia tedesca, dove le singole aziende – Volkswagen, ma anche Bmw e Rheinmetall – soffrono, ma il principale indice borsistico raggiunge nuove vette, ma per tutt’altre ragioni rispetto allo stato di salute dell’economia tedesca
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Due strade opposte e un paradosso. Mentre l’indice della Borsa tedesca DAX raggiunge nuove vette, Volkswagen continua nella sua crisi nera. La differenza tra i due trend, in apparenza contraddittori, dipende dal momento di grazia che hanno attraversato i mercati negli ultimi giorni e la crisi strutturale in cui è precipitato il gruppo di Wolfsburg.
Per giovedì sono in programma incontri organizzati dal sindacato Ig Metall per offrire assistenza e informazioni sulle prossime mosse dell’azienda, che ha annunciato nei giorni scorsi di voler tagliare 100mila posti di lavoro e chiudere quattro impianti produttivi. I rappresentanti dei lavoratori, però, ci tengono a sottolineare che non si tratta di uno sciopero.
Nel frattempo, l’azienda ha tagliato un accordo con Bosch per lo sviluppo della guida autonoma e sta valutando come ridurre le proprie spese anche per attività fuori dal settore. Sotto la lente d’ingrandimento ci sono le partecipazioni nelle squadre di calcio: oltre alle squadre di casa, il VfL Wolfsburg e l’Fc Ingolstadt 04, che non militano più in Bundesliga e saranno mantenute come simbolo dei luoghi di produzione di Volkswagen e Audi, il gruppo possiede attraverso i marchi Porsche e Audi anche partecipazioni nel VfB Stoccarda e nel Bayern Monaco. A Stoccarda addirittura Porsche sponsorizza lo stadio, tutte spese corpose che finiranno in spending review: la partecipazione dell’8,3 per cento nel capitale del Bayern Monaco nel 2009 valeva infatti ben 90 milioni, il 10,4 per cento di Porsche nel VfB è costato tre anni fa circa 45 milioni di euro. Complessivamente, considerate anche le sponsorizzazioni della nazionale, il gruppo spende oltre 100 milioni l’anno in pubblicità. Tutte spese che andranno riviste.
Il DAX, invece, ha beneficiato del nuovo pacchetto di riforme presentato dal governo nei giorni scorsi: i singoli titoli non sarebbero dunque in salute come l’indice, sostiene la Zeit. Anzi: nonostante la situazione politica sia paradossalmente più instabile in altri paesi, in Germania gli indici che misurano il caos sotto il cielo della finanza sono messi ben peggio che per esempio nel Regno Unito o negli Stati Uniti. Non si tratta per altro di una ripresa stabile: gli investitori – spesso americani – sono solo interessati alla ritorno all’agibilità del governo di Berlino, ma la speranza che il pacchetto di riforme presentato risolva tutti i problemi dell’economia tedesca è bassina.
Per altro, mentre alcuni titoli continuano a volare – vedi alla voce Siemens e Allianz – ci sono casi gravi come SAP, che da inizio anno ha perso il 30 per cento del valore, e la stessa Rheinmetall, che nonostante l’interesse mondiale all’acquisto di armi rischia di non essere all’altezza degli obiettivi dichiarati. Per non parlare di Bmw che, pur lavorando in una situazione sia globalmente migliore di Volkswagen, rischia di consegnare agli investitori utili drammaticamente ridotti rispetto all’anno passato.
Le buone notizie, insomma, vanno cercate altrove: per esempio negli Stati Uniti, dove la creazione di nuovi posti di lavoro è rallentata. Uno sviluppo che a prima vista non sembra positivo, ma che può mettere un freno alla corsa dell’inflazione e di conseguenza rinviare ancora un po' l’aumento dei tassi d’interesse deciso dalla Fed, uno sviluppo che renderebbe più attraenti i depositi contro l’investimento azionario.
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