Nei giorni scorsi il cancelliere è stato ospite della riunione nazionale dei cattolici tedeschi. Merz stesso è cattolico e si è sforzato di mostrarsi devoto, parlando della precarietà della presenza umana in questa vita e delle sue preghiere prima di andare a dormire. Tutto abbastanza in linea con le aspettative, con tanto di sciarpa dell’associazione intorno al collo per l’ex chierichetto oggi alla guida di un partito popolare per cui i voti dei cristiani, cattolici e protestanti, sono essenziali.

Poi, la provocazione in direzione Washington. «Oggi non manderei i miei figli negli Stati Uniti a studiare e lavorare» ha detto il cancelliere. «In questo momento gli studenti con la migliore educazione hanno grandi difficoltà a trovare un lavoro». Una dichiarazione che è stata commentata poco dopo dall’ambasciatore americano in Germania ai tempi del primo mandato di Donald Trump dicendo che il cancelliere è «controllato dai media tedeschi woke».

Il richiamo

Nel frattempo, il suo governo si è beccato un’altra reprimenda, stavolta dal Consiglio degli esperti per il clima: nel 2025, infatti, le emissioni di gas serra non è calata. Il governo, non intervenendo a sufficienza, ha infranto una legge che prevede che nel 2030 le emissioni debbano scendere del 65 per cento rispetto al livello del 1990. Attualmente la Germania è a quota -49 per cento e a impattare, spiega la presidente del Consiglio Barbara Schlomann, intervistata dalla taz, sono soprattutto trasporti ed edilizia: tuttavia, anche le proiezioni per il 2026 non sono rosee e per due anni di fila si rischia di parlare di “obiettivo mancato”. Ci sarebbe dunque bisogno di riscrivere le raccomandazioni ambito per ambito, sostengono gli esperti. Attraverso alcuni ritocchi legislativi i ministri dell’Ambiente del passato – incluso il Verde Robert Habeck del governo Semaforo – sono riusciti a ricalibrare le misurazioni delle emissioni per rispettare almeno su carta le regole e passare indenni gli esami delle autorità competenti.

Le associazioni ambientaliste però non mollano e a fronte di un nuovo programma di marcia presentato dal ministro dell’Ambiente Carsten Schneider a marzo (ma insufficiente agli occhi degli esperti) si sono mosse con esposti e cause. Il Tar dei Land Berlino e Brandeburgo deve ora decidere su un ordine esecutivo chiesto dalla Deutsche Umwelthilfe. Se il tribunale dovesse decidere in favore dell’organizzazione, per la prima volta nella storia federale potrebbe essere comminata una multa al ministro. E, in caso non agisse in tempo, rischierebbe anche la prigione.

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