Il cancelliere continua a trascinarsi di passo falso in passo falso: all’estero lotta contro i mulini a vento di Trump, internamente si fissa su questioni di lana caprina perdendo di vista l’obiettivo di raccogliere la società civile democratica contro il rischio crescente di AfD
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Parrebbe quasi che a Friedrich Merz del consenso non interessi più. Il cancelliere pattina sempre di più mentre scorre il tempo residuo il suo mandato: un passo avanti e due indietro. Mentre cerca di spiegare all’estero che la Germania è ben messa a livello di riarmo ed è pronta a prendere la guida di una Nato 2.0 con focus sull’Europa, internamente firma una gaffe al giorno. L’elettorato è sempre più lontano.
Non contento di aver pubblicato la sera dell’eliminazione della Germania un tweet in cui elogiava il buon gioco della Mannschaft, che quella sera non aveva performato esattamente al meglio, salvo poi far ricadere la responsabilità di aver scelto il tweet sbagliato sullo stagista dell’ufficio stampa, il cancelliere è tornato su uno dei suoi temi feticcio, la produttività. In un contesto pubblico è arrivato infatti a dire che (come ha già spiegato in altre occasioni) i tedeschi si mettono in malattia troppo spesso: di conseguenza, vorrebbe introdurre l’obbligo di presentare un certificato medico già dal primo giorno di malattia eliminando però la possibilità di ottenere telefonicamente una prescrizione.
Un’iniziativa aspramente criticata ovviamente dai sindacati, ma anche dai medici di base, che temono un’ondata di burocrazia e di lavoro ingestibile per gli studi, tanto più che la possibilità di richiedere il certificato per telefono non avrebbe aumentato il numero di casi di malattia. Anche dalla sua coalizione si alzano polemiche, tanto che alla fine il cancelliere ha riformulato il concetto ricorrendo a una – pardon – supercazzola: «Non c’è bisogno di recarsi in studio al primo giorno di malattia, ma bisogna disporre dal primo giorno di un attestato». Che però si può ottenere solo andando in studio: per Merz, un ritorno alla normalità in vigore prima della pandemia.
Serve a poco, con una situazione così disastrosa in casa, tenere il punto con Donald Trump in vista del vertice che si tiene a partire da oggi ad Ankara. Pare che il cancelliere abbia investito tempo prezioso in una telefonata con il lunatico presidente americano per convincerlo del fatto che le spese per la difesa di Berlino non sono «ridicole», come le aveva definite il tycoon in un post social (insieme a quelle di Londra e Roma, per altro).
L’obiettivo è quello di arrivare ad Ankara sicuri di sé, cavalcando il fatto che la spesa per la difesa nel giro di quattro anni raddoppierà. «È lo sforzo più grande che abbiamo mai fatto per rafforzare le nostre capacità di difesa, motivo per cui non dobbiamo nasconderci davanti a nessuno». Trump non deve essere rimasto molto impressionato, considerato che appena atterrato ad Ankara ha ripreso ad attaccare Germania e Italia.
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