«Ci sono ancora dubbi sul tipo di strumenti» che lo stato metterà a disposizione ma la proposta del governo per abbattere i prezzi del carburante arriverà «molto presto». Friedrich Merz tenta il tutto per tutto per rilanciare la propria attività di governo a fronte della situazione disperata in cui versa il suo esecutivo dopo il risultato delle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt e a pochi giorni da quelle in Meclemburgo-Pomerania anteriore e a Berlino. 

Incomprensibilità

La sua situazione resta piuttosto critica. Dopo aver spiegato in conferenza stampa che, sì, lavorerà alla sua comunicazione, ma che alla fine la responsabilità principale del fallimento della Cdu in Sassonia-Anhalt è da attribuire al vicecapogruppo dei cristianodemocratici, che ha apertamente criticato il candidato di punta del partito alle elezioni regionali e al fatto che gli elettori non capiscono o non vogliono capire le intenzioni del cancelliere, non sembra esserci stato nessun passo in avanti nella gestione della crisi. 

In Sassonia-Anhalt AfD ha preso il 44 per cento dei consensi e rischia di essere primo partito anche in Meclemburgo domenica prossima. A Berlino non vincerà, ma l’estrema destra è terzo partito nei sondaggi e veleggia al 17 per cento dei consensi. Comunque un dato di tutto riguardo per gli standard della capitale. 

Merz si trova perciò nell’occhio del ciclone e il suo partito è tutt’altro che granitico alle sue spalle. A microfono spento tanti muovono critiche corrosive al cancelliere, sottolineando come non sia stato capace di tessere una rete solida con i suoi governatori, non ha saputo gestire le diverse correnti interne al partito, dare la linea oppure arginare i risentimenti. Motivo per cui, soprattutto tra i governatori il rancore cresce a vista d’occhio. Domenica sera, dopo il voto, Merz li aveva invitati alla sede di partito, ma soltanto uno di loro si è presentato. Un dato che non è passato inosservato anche la mattina seguente quando, rivela la Zeit, tanti hanno fatto complimenti a Sven Schulze e alla sua campagna elettorale, ma nessuno ha anche solo menzionato Merz. 

Il futuro

Sembra però improbabile sia che il cancelliere faccia un passo indietro, sia che la Cdu sfiduci il proprio cancelliere apertamente. Eppure, un piano B ci sarebbe, anche se si tratta di un uomo pieno di dubbi e che adora essere pregato. Hendrik Wüst è il governatore della Renania settentrionale-Westfalia: ottimi risultati e uno staff unito e capace, tutto quello che manca a Merz. Ci sarebbe anche un’elezione regionale da vincere tra sette mesi, con aspirazioni più grandi poi, anche a livello nazionale. Non è detto quindi che i tempi siano già maturi e che Wüst stesso sia pronto a tentare il salto. Certo, arriverebbe a metà legislatura, con un governo creato da altri e un gruppo non necessariamente bendisposto nei suoi confronti. Eppure, sarebbe l’uomo giusto al posto giusto, ha già dimostrato infatti di avere quella grande capacità che manca a Merz: saper governare un paese. 

Resta il dubbio che un governatore appartenente alla corrente più progressista possa essere il nome giusto per arginare i sondaggi di AfD, che ormai danno l’estrema destra primo partito a oltre dieci punti dalla Cdu. C’è chi cita come alternativa a Wüst Boris Rhein, governatore decisamente più conservatore dell’Assia. Si è mostrato critico verso la cultura woke, la sinistra radicale e a tratti anche contro il muro tagliafuoco, ma attualmente resta una figura di seconda fila nel mondo cristianodemocratico della Cdu. 

C’è dunque una terza opzione, che permetterebbe a Merz di restare nella poltrona a cui ha ambito per vent’anni: la via sarebbe quella di un governo di minoranza, conseguenza del licenziamento della ministra del Lavoro Bärbel Bas, segretaria della Spd e spina nel fianco delle priorità più liberiste che il cancelliere vorrebbe trasformare in realtà. Seguirebbe, verosimilmente, il ritiro dei ministri da parte dei socialdemocratici e un esecutivo che volta per volta dovrebbe cercare nuove maggioranze. Eventualmente anche con AfD. Secondo alcune letture è fantapolitica, considerato anche il consenso personale estremamente basso di Merz. Ma tra il presente e il futuro resta la grossa ipoteca del voto di domenica.

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