L’ex cancelliere e «buddy» (come lo chiama un ex Spd) di Putin è stato menzionato dal presidente russo come possibile mediatore per la soluzione del conflitto ucraino. Non proprio uno sponsor ottimale, quando la propria credibilità è già compromessa dopo anni a Gazprom e Rosneft. Ma ci sono altre possibilità
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Vedo nero
Partiamo dallo scenario forse più preoccupante che si profila attualmente in Germania: la Sassonia-Anhalt si fa più bruna di giorno in giorno e, anche se mancano ancora quattro mesi alle elezioni regionali, all’orizzonte si staglia un quadro quantomeno buio. Secondo alcuni scenari, a causa della legge elettorale, che prevede sbarramento all’ingresso e redistribuzione in base a questa correzione, per AfD raggiungere la maggioranza assoluta – e quindi governare da sola – sarebbe possibile già dalla soglia del 38 per cento in su. Negli ultimi sondaggi raggiunge addirittura il 41 per cento: tutti gli altri partiti insieme arrivano a quota 45 per cento, ma i rischi del’ammucchiata sono tanti.
Mentre la Spd veleggia poco sopra la soglia di sbarramento, la Cdu deve infatti affrontare problemi diversi ma ugualmente complicati da risolvere: nel Land dell’est governa da 25 anni, un contesto in cui farsi portatori d’innovazione è difficile, se non impossibile. A poco sembra servita la scelta di rimuovere anzitempo l’ex governatore per lasciare spazio a Sven Schulze, che da gennaio guida la regione in modo da arrivare alle elezioni da politico regionale credibile.
Senza efficacia alcuna anche gli scenari apocalittici ma veritieri, almeno stando al programma elettorale dell’estrema destra, che tratteggiano alcune testate di sinistra: particolarmente inquietante è quello dello Spiegel, che anticipa gli interventi del nuovo governo su educazione, cultura e sicurezza oltre che – ovviamente – sulla vita dei migranti. Con un picco di espulsioni, i bambini con backgorund migratorio verrebbero relegati in classi speciali, i richiedenti asilo sarebbero rinchiusi in strutture sempre più simili a campi di prigionia, mentre la sanità sarebbe in grave crisi perché il personale di origine non tedesca si sposterebbe altrove e i medici “indigeni” non sarebbero sufficienti a compensarlo.
Per mettere a terra i deliri contenuti nel programma elettorale regionale (che per altro si spinge anche a trattare temi su cui decide il governo federale) AfD si sta anche circondando di personaggi all’altezza. Uno è Hans-Georg Maassen, l’ex capo dei servizi segreti allontanato qualche anno fa dal suo incarico per la vicinanza decisamente eccessiva all’estrema destra. Ora Maassen si è messo «a disposizione» come prossimo ministro dell’Interno qualora AfD dovesse vincere le elezioni nel Land: «Se serve alla regione, lo faccio» ha detto. Perfino AfD non se la sente di confermare l’indiscrezione pubblicamente, ma la Zeit ha raccolto conferme anonime da prime file del partito. Anche perché, come ha detto lo stesso Maassen, «se il partito non funziona a livello locale, si danneggia la causa federale». E allora chi meglio di Dracula per gestire l’Avis?
Larger than life
Quando si parla di Gerhard Schröder, oltre all’Agenda 2010, riedizione in salsa tedesca della dottrina lib lab di inizio anni 2000 che ha devastato l’elettorato socialdemocratico ma garantito al paese un successo economico fuori dal comune negli anni successivi, viene in mente la sua scelta musicale al Grosser Zapfenstreich, l’addio al cancelliere uscente suonato dalla banda della Bundeswehr. Il capo del governo può scegliere tre pezzi, Schröder è quel tipo di ego maschile che per un’uscita di scena non avrebbe accettato niente di meno che My way di Frank Sinatra. La sintesi dell’uomo, pragmatico quanto arrogante, è tutta in quest’episodio. Il resto, un rapporto conflittuale con base e partito, una seconda vita dopo la politica tedesca che si è svolto quasi tutto in Russia, nell’abbraccio fraterno dell’ex collega Vladimir Putin presso Gazprom e Rosneft, una serie di tentativi – falliti – di espellerlo dal suo partito.
Oggi "Gerd” ha 82 anni e a in più occasioni ultimamente non è apparso lucidissimo. Circostanze che non hanno impedito al suo amico di sempre Putin di proporlo come possibile mediatore in una trattativa con l’Europa per chiudere la guerra in Ucraina. Le reazioni sono state per lo più poco entusiaste, per dirla con eufemismo. Verdi, Linke e FDP bollano come inaccettabile l’idea che Putin si scelga il mediatore – per altro puntando su un suo storico amico dalla credibilità prossima allo zero in Europa. La Spd è divisa: c’è una corrente filorussa che non è mai arrivata a rinnegare il fiorente rapporto che fu con il Cremlino ed è ancora aperta alla ricerca di una soluzione diplomatica direttamente con Mosca. Per i membri di quest’ala del partito, la proposta di Putin, per quanto poco credibile, va esplorata. Il governo federale, dal canto suo, si è limitato a prendere atto della proposta.
Ma quello di Schröder non è l’unico nome in discussione. Sul tavolo ci sarebbe anche quello di Angela Merkel, che pure dopo l’attacco russo all’Ucraina ha subito forti critiche per aver reso la Germania e le sue industrie dipendenti dal gas russo a basso costo. Lo Spiegel considera il suo nome ben più probabile di quello di Schröder, che per l’appunto è stato bruciato nel momento stesso in cui Putin l’ha pronunciato. A differenza di Frank-Walter Steinmeier, ex ministro degli Esteri e anche lui considerato a tratti troppo filorusso, Merkel infatti oggi non ha più incarichi pubblici. Un suo coinvolgimento potrebbe tuttavia far infuriare Merz, che con lei ha sempre avuto un rapporto complicato: in ogni caso, però – hanno comunicato i collaboratori dell’ex cancelliera – per il momento non ci sarebbero richieste ufficiali indirizzate a Merkel.
Leva e premio
Ma oltre a preoccuparsi di come mettere fine al conflitto ucraino e risolvere i problemi del suo partito all’est, il cancelliere dovrà occuparsi prima o poi del malessere che circola nel paese. Una prova plastica è arrivata lo scorso 8 maggio, tradizionalmente la data in cui si commemora la fine della Seconda guerra mondiale e la sconfitta del nazionalsocialismo. Per celebrarlo sono scesi in piazza migliaia di giovani in diverse città del paese. Il loro slogan, “Bildung statt Bomben”, “istruzione al posto delle bombe”, non lascia spazio a fraintendimenti.
La reintroduzione della leva volontaria, che per ora si limita alla compilazione di un questionario che viene mandato a tutti i neodiciottenni, non è piaciuta a tanti studenti. Di qui, la voglia di scendere in piazza contro la norma in vigore dallo scorso primo gennaio. I manifestanti si sono raccolti sotto alla sede della Cdu, ma non è la prima volta che gli studenti si mobilitano contro questa iniziativa del governo. In realtà, i primi dati raccolti dal ministero della Difesa sembrano rivelare una certa disponibilità dei giovani tedeschi. Gli uomini sono obbligati a restituire compilato il questionario, mentre le donne possono farlo se ritengono: inizialmente sembrava ci fossero poche risposte, nonostante il rischio di una sanzione economica di 250 euro per chi non risponde alle domande dello stato. Ora la quota di questionari restituiti supera l’ottanta per cento: le informazioni che il governo sta raccogliendo serviranno in prospettiva per iniziare un reclutamento vero e proprio presso centri ad hoc che sono in fase di costruzione: per il momento la possibilità di presentarsi resta su base volontaria. Qualora però i numeri degli aderenti dovessero rivelarsi inferiori alle attese l’esecutivo ha inserito nella nuova legge la possibilità di una convocazione obbligatoria.
Se certe idee del governo non piacciono tanto ai giovani, anche gli adulti devono fare i conti con problemi, sempre più gravi, che nascono dalle tensioni in medio oriente. Il Bundesrat, la seconda camera regionale del parlamento tedesco, ha bocciato l’iniziativa pensata dal governo per mettere a disposizione un bonus di mille euro extra tasse scaricabili per i datori di lavoro.
Solo quattro Land di sedici hanno votato a favore della proposta che invece era passata al Bundestag. Le ragioni sono principalmente due: da un lato, alle regioni sarebbe venuta meno un’entrata fiscale importante, dall’altra le imprese si sono opposte con fermezza. Le intenzioni erano buone, hanno osservato due governatori di orientamento opposto come Manuela Schwesig (Spd) e Markus Söder (Csu), ma lo strumento sbagliato. Per Schwesig si dovrebbe pensare a un taglio delle tasse per le Pmi, mentre il capo dei cristianosociali ha spiegato che sarebbe meglio lasciar perdere e investire in una riforma fiscale.
Prendi l’arte e portala a Venezia
Abbiamo visto attraverso gli occhi del “vicecuratore” in anteprima il padiglione della Germania alla Biennale. Clemens Villinger, il compagno di una delle due curatrici, Henrike Naumann, ha dovuto prendere in mano il progetto quando lei è morta di cancro. L’opera porta per la prima volta l’ex Germania est in laguna, ma c’è tanto da scoprire sull’analisi della realtà di Naumann. Abbiamo provato a raccontarvela.
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