I lavori eseguiti nel comune di Cattolica Eraclea riguardavano “sistemazione e pavimentazione strade”. Il sindaco pretese l’assunzione dell’operaio da lui segnalato, minacciando che in caso contrario si sarebbe avvalso dei poteri conferitigli e anche di quelli non conferitigli dalla legge per ostacolare l’impresa
Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa nuova serie sarà dedicata al dossier Mafia e Appalti.
Da tali prospettive, in qualche modo favorevoli alle imprese, scaturisce la prontezza con la quale molte ditte del nord Italia accettano di adeguarsi alle norme dettate da «Cosa Nostra», che garantiscono loro la certezza della aggiudicazione di qualche gara e la tranquillità nella esecuzione dei lavori, fermi restando i principi secondo i quali bisogna attenersi «alle regole» anche nella scelta dei fornitori.
Anche nel caso della gara per i «lavori di completamento funzionale dell'Ospedale I° lotto», pur non avendo sufficienti riscontri ed elementi, è ipotizzabile che vi sia stato un preventivo accordo per favorire la CO.FA.PI.
Appare molto strano, infatti, che delle 13 ditte ammesse soltanto 4 abbiano fatto pervenire l'offerta, delle quali una abbondantemente fuori termine e che delle 8 imprese locali soltanto la SOGEME abbia presentato l'offerta. In tale contesto è opportuno rilevare che tra i partecipanti figurava la ditta individuale «IACOPELLI Procopio Giuseppe», il cui spessore mafioso si evince da quanto esposto nella parte «associativa» dell'elaborato, in cui si dimostra addirittura elemento in grado di tenere un'operazione (gara di Pantelleria) in contrasto con le direttive dettate da Angelo SIINO.
TELEFONATA DELLE ORE 16,27 DEL 22/01/1990.
Tale Luigi (PICONE) chiama l'utenza intestata alla CO.FA.PI. e conversa con Alfredo FALLETTA, al quale riferisce che sta andando da certo COSENZA insieme ad Enzo, che si trova in sua compagnia. FALLETTA dice che si sta recando dal Senatore COCO per farsi dare una lettera che l'indomani porterà a Palermo. Aggiunge che dallo stesso Senatore, secondo quanto riferitogli da tale padre ANTINORO, dovrebbe esserci anche Aldo (SCICHILONE).
Successivamente la conversazione prosegue tra FALLETTA ed Enzo (FERRO), il quale lo informa che «abbiamo incontrato quello di Milano» «e abbiamo fatto un certo discorso e a quanto pare dovrebbe andare a posto», aggiungendo che manca il progetto e bisogna farselo dare «da Roma».
Secondo quanto chiestogli dal FALLETTA, Enzo fa presente di avere incontrato «quello di Naro», che si chiama LUMERA, con il quale ha fissato un appuntamento per la stessa serata (vds. all. n. 355). È presumibile che FALLETTA si rechi dal Senatore COCO, identificato in COCO Giovanni Silvestro, nato a Castelbuono l'11/01/1935, per ricevere una lettera di raccomandazione con la quale presentarsi il giorno successivo a Palermo per risolvere questioni legate all'attività professionale.
Padre ANTINORO, indicato dal FALLETTA nel corso della telefonata quale persona in grado di riferirgli sulla presenza di Aldo presso lo stesso Senatore, si identifica in ANTINORO Vincenzo, nato a Mussomeli (CL) il 21/01/1927, residente a Campofranco (CL) e parroco della chiesa Madrice dello stesso centro. Dalle informazioni fornite dal Gruppo Carabinieri di Caltanissetta, è emerso che il predetto sacerdote è effettivamente in ottimi rapporti con il Senatore Silvio COCO, il quale tutte le volte che si reca a Campofranco viene ospitato dallo stesso padre ANTINORO (vds. all. n. 356). Riguardo al citato LUMERA di Naro, con il quale ha fissato l'appuntamento Enzo, potrebbe identificarsi in LUMERA Corrado, nato a Noto il 28/01/1911, residente a Naro dal 1968 in via Morillo n. 14, imprenditore edile; in atto non risulterebbe svolgere l'attività in quanto pensionato, ma la stessa professione sarebbe svolta dal figlio Giuseppe, nato a Noto il 03/07/1945, sul quale attualmente non si è in grado di fornire utili notizie.
Per quanto riguarda Enzo, questi si identifica in FERRO Vincenzo di Angelo e di MARTORANA Teresa, nato a Licata il 09/07/1958, ivi residente in via Rosolino Pilo n. 6, coniugato, titolare di una ditta per climatizzazioni. In data 06/08/1980 veniva denunciato in stato di arresto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento per detenzione e porto abusivo di arma da fuoco. In data 16/04/1984 veniva notato dal Capitano Giancarlo MELI, all'epoca Comandante della Compagnia di Licata, accompagnarsi a tali MAIORCA Salvatore ed OCCHIPINTI Rino, nel Tribunale di Agrigento in occasione del processo contro «ALABISO + 11». Nelle stesse circostanze di tempo e di luogo, precisamente nel bar del Tribunale, l'Ufficiale notava i predetti MAIORCA e FERRO accompagnarsi a tale GRECO Paolo, padre di uno degli imputati, al quale si rivolgevano con «tono ossequioso e leggermente imbarazzato». Si ritiene opportuno far osservare che il succitato OCCHIPINTI Rino, nato a Licata il 20/03/1954, commerciante, risultava persona molto vicina a certo GUELI Carmelo, nato a Licata il 27/06/1950, ucciso il 07/09/1990 nel centro abitato di Licata (vds. all. n. 357).
TELEFONATA DELLE ORE 12,10 DEL 23/01/1990.
Tali Lillo (PROVENZANO Calogero) e Rosalia (GUGLIOTTA Rosalia), entrambi dipendenti della CO.FA.PI., conversano riguardo a due buste delle quali Lillo è in possesso, che bisogna consegnare all'ingegnere PICONE oppure a FALLETTA o a SCICHILONE, tutti assenti. Mostrandosi preoccupato per la mancata consegna, Lillo osserva che le offerte devono pervenire a Campobello di Licata non oltre il giorno 25 la prima ed il 26 la seconda. Concordano che sarà lo stesso Lillo a recapitarle al geometra FERRO a Licata, in quanto Rosalia lo informa che proprio a quest'ultimo dovevano essere consegnate (vds. all. n. 358).
TELEFONATA DELLE ORE 18,01 DEL 23/01/1990.
Alfredo FALLETTA forma l'utenza n. 091/334931 intestata a PALTRINIERI Bruno - Impresa Costruzione - via Sammartino n. 61 - Palermo, e parlando con l'ingegnere PALTRINIERI lo informa che «non ci sono problemi» anche se «c'è quella persona di Palermo che vuole conoscerlo», per cui concordano un appuntamento per il giovedì successivo a Mazara, ove sembrerebbe che ci sia qualche altra persona interessata alla vicenda (sicuramente è una gara di appalto in quanto parlano dei termini di scadenza della stessa). Dal prosieguo della conversazione si desume che i due stiano preventivamente prendendo accordi per la partecipazione a due gare di appalto per le quali stanno contattando altri personaggi non meglio indicati delle province di Agrigento, Palermo e Trapani (vds. all. n. 359). L'ingegnere PALTRINIERI si identifica in PALTRINIERI Bruno Gaetano di Emilio e di SCURTI Maria, nato a Cuneo il 22/02/1929, residente a Palermo in via Sammartino n. 61, 1° piano, geometra, titolare firmatario della Ditta individuale «PALTRINIERI Costruzioni di PALTRINIERI Bruno» con sede in Palermo via Sammartino n. 61, nonché socio accomandatario della società in accomandita semplice «TEKNIS di PALTRINIERI Bruno & C. s.a.s.», avente la stessa sede sociale della precedente (vds. all. n. 360).
Lo stesso nel 1966 e nel 1971 è stato coinvolto in vicende giudiziarie per emissione di assegni a vuoto (Preture di Oristano e di Ramacca - CT) e risulta avere beneficiato per quanto sopra della riabilitazione concessa il 25/02/1968 dalla Corte di Appello di Catania.
TELEFONATA DELLE ORE 17,43 DEL 24/01/1990.
FALLETTA forma il n. 951235, utenza intestata all'architetto LANZALACO Giovanni, Piazza Roma n. 33 Mussomeli, e parla con tale Totuccio al quale dice che devono andare «ché quello ci aspetta», anche se lui già gli ha parlato e non c'è da preoccuparsi perché la cosa «l'ha sistemata di nuovo», «mi ha assicurato al mille per mille che farà tutto il possibile». Si vedranno di persona per continuare il discorso e si salutano dopo aver fatto cenno a due relazioni tecniche, sicuramente relative ad un progetto (vds. all. n. 361).
Il Totuccio con cui conversa FALLETTA si identifica in CALLARI Salvatore di Giuseppe e di TERRITO Giuseppa, nato a Mussomeli il 18/12/1960, ivi residente in via E. Vittorini n. 10, coniugato, ingegnere, componente dello Studio dell'architetto LANZALACO Giovanni, cui è intestata l'utenza telefonica chiamata dal FALLETTA.
TELEFONATA DELLE ORE 18,54 DEL 24/01/1990.
L'ingegnere ALMANTE (o ALMANZO) riferisce a FALLETTA che ha davanti a sé «l'amico... quello là» e ricorda all'interlocutore che l'indomani dovrà vedersi con tale persona, non meglio indicata, verso le 10,00 a Mazara. A specifica richiesta del chiamante, l'Amministratore della CO.FA.PI. risponde che ci sono «novità buone» e che già «hanno fatto il programma», aggiungendo «quella cosa è certa... la nostra situazione è inserita»; in merito allo stesso argomento FALLETTA osserva che vi è in giro «un poco di amarezza perché su 46 progetti... li voleva tutti lui il vecchio... quello gli disse: "Ma non l'ho capito... ma dammene qualcuno pure a me"... lì c'è stato un momento di... di... di confusione ma hanno tolto qualcuno della Provincia di Agrigento, quindi, non... a noi non interessa niente». Entrambi osservano che effettivamente «il vecchio» già in precedenza aveva manifestato la volontà di far passare per intero il programma da lui fatto, per cui era prevedibile che qualche altro avesse preteso «qualcosa a me dammela». Rimangono d'accordo che si vedranno a Palermo il venerdì successivo verso le 11,00.
Mostrandosi a conoscenza di situazioni in fase di sviluppo mai espressamente specificate, i due tengono una conversazione quasi codificata, limitando al massimo eventuali indicazioni su persone ed argomenti (vds. all. n. 362).
TELEFONATA DELLE ORE 17,53 DEL 25/01/1990.
FERRARELLA Ignazio chiama la CO.FA.PI. e viene informato da FALLETTA «che per quella cosa dello stadio... si deve cambiare... perché per ora non lo sanno...».
L'interlocutore, mostrandosi meravigliato, osserva che persino la radio ha comunicato «che hanno dato in concessione», al che FALLETTA spiega che bisogna cambiare proprio per quel motivo «perché l'avevano già programmato... e quella persona non lo sapeva».
Successivamente i due discutono di un eventuale ingaggio presso una società il cui nome, secondo quanto detto da FALLETTA «eh... non te lo posso dire per ora», aggiungendo «tu conosci questa impresa... l'hai sentita nominare, ma per telefono non si possono dire... inizia con la A... lo sai il nostro amico... A... hai capito?...», ricevendo risposta positiva da FERRARELLA (vds. all. n. 363).
TELEFONATA DELLE ORE 17,48 DEL 29/01/1990.
Il geometra LI PERA della RIZZANI DE ECCHER contatta l'ingegnere PICONE, i due conversano come segue:
... o m i s s i s ...
L = Senta, io la chiamavo per dirle solo questo, che avevo parlato con DI CARO;
P = Sì;
L = Tutto a posto, dice, risentiamoci ovviamente qualche giorno prima...;
P = Sì, per ricordarglielo;
L = Sì;
P = Sì;
L = Quindi siccome mi diceva lei che doveva cercarlo ecc.;
P = Sì, sì, non occorre;
L = Se per caso;
P = L'avvocato... l'avvocato è lì in zona;
L = Ah... no, dico (sovrapposizione di voce);
P = A farsi, a farsi gli altri;
L = Lo può avvertire che non c'è bisogno;
P = Benissimo;
L = Va bene;
P = Va bene;
L = La saluto;
P = Buon lavoro;
L = Quando avremo la lista completa dei pezzi di ricambio;
P = Tra pochi giorni, eh... si vedono mercoledì mi sembra, dopodomani;
Si salutano (vds. all. n. 364).
Il già noto geometra LI PERA, anch'egli chiaramente inserito nell'organizzazione mafiosa, come evincesi dalla prima parte dell'elaborato, nel parlare con l'ingegnere PICONE in relazione all'attività preliminare inerente una gara di appalto, usa frasi convenzionali («...lista completa dei pezzi di ricambio...») al fine di eludere eventuali servizi da parte degli organi preposti. È sintomatico che i due si capiscano immediatamente in merito agli argomenti trattati, a dimostrazione che le conversazioni quasi «codificate» sono il frutto di precedenti accordi presi tra gli interessati. Non sarebbe logico, nella circostanza, che personaggi non meglio indicati si riuniscano per accordarsi sulla citata lista per pezzi di ricambio, che nessuna attinenza avrebbe in tale contesto.
TELEFONATA DELLE ORE 12,02 DEL 01/02/1990.
L'architetto Riccardo DOTTI chiama la CO.FA.PI. e chiede all'ingegnere PICONE se ha ottemperato a fare quanto previsto secondo accordi presi precedentemente. L'interlocutore risponde di aver provveduto di persona all'incombenza (non meglio specificata) ed aggiunge di non aver avuto il tempo di guardare il progetto consegnatogli dall'architetto DOTTI. Allo stesso fa presente che il mercoledì successivo andrà a Roma, probabilmente in compagnia di GAMBINO, in modo da trascorrere mezza giornata tutti e tre insieme e consegnargli della documentazione che sarà valutata. A tal proposito la conversazione continua come segue:
D = Ecco, l'altra cosa... volevo anche dirti che per quel discorso che abbiamo fatto per cui potrebbero servire anche quelle mie amicizie...;
P = No, quello lo dobbiamo fare già, io ho una serie di malloppi che ti salirò, di dettagli, di schede, di cose che tu valuterai, contatterai e poi mi dirai;
D = Certo, voglio dirti che io non ho scherzato e ti posso anche dire che ho già fatto una telefonata per dire: "Guarda che ci dobbiamo...";
P = Eh, Riccardo, è chiaro che non hai scherzato, né tu né io siamo persone che hanno tempo da perdere, lo vedi come...;
D = Sì, sì;
P = Corriamo;
D = Sì, sì;
P = Quindi è chiaro.
L'architetto DOTTI rammenta a PICONE una somma di denaro spettantegli per precedenti prestazioni professionali offerte e l'interlocutore gli assicura che gli consegnerà un assegno il mercoledì successivo quando si incontreranno a Roma (vds. all. n. 365). In tale conversazione vi è la ulteriore conferma che professionisti, fin dalle fasi preliminari, svolgono attività di vero e proprio «fiancheggiamento».
TELEFONATA DELLE ORE 13,14 DELLO 01/02/1990.
Tale Dante contatta l'ingegnere PICONE presso la CO.FA.PI. e dopo i convenevoli conversano come segue:
D = Dante | P = PICONE
D = Niente Luigi... stamattina ho parlato col commissario;
P = Ah... non mi dire che non c'è arrivato... io ho verificato... mi disse... conta fesserie come... comunque sabato... ci... dobbiamo vedere... ti ha ribadito ancora... che...;
D = Cioè mi disse iddu... u... commissario... stamattina gli ho portato quei soldi... che mi aveva dato lei;
P = Certo;
D = E gli ho scritto bello grosso... ho avuto... pure PICONE... ...incompr...;
P = Sì;
D = Non mi ha detto niente... c'è ma dici... signor CONTINO... lei dice... se arriminiamo (si è dato da fare)... io... commissario... in mezzo alle pietre... sto cercando di... mi disse... lei tramite l'assessore... lei dice;
P = Va beh, ora chiuso... va beh;
D = Com'è?;
P = Va bene... va bene... Dante (l'ingegnere PICONE fa il possibile per non far parlare il Dante nella sua conversazione);
D = Chi?... Che vuole dire che va bene?;
P = Ho capito, dico va...;
D = Mi disse... è cerchi pure qualche... pro... membro della Commissione... eh... capisci Luigi?;
P = Va... va bene... va bene;
D = Che significa?;
P = Sabato... Dante, ci vediamo... io;
D = Ho capito... siccome mi ha detto Luigi... mi ripeto... dice... cerchi... di contattare di... SPENDA... di arrivare a SPENDA... di arrivare a PERRONE... veda, tagliassi dice si arriminasse (si dia da fare);
P = Va beh;
D = Okay?;
P = Sì, sì;
D = Siccome tu... siccome c'è quello che è a Caltanissetta... uno... (sovrapposizione di voci);
P = Va bene... va bene... lascia fare a me, non ti preoccupare tu... vai tranquillo;
D = Va bene... tutto a posto allora?;
P = Sì... sì... vai tranquillo;
D = Va beh, Luigi;
P = Ti do... comunque casomai sabato ci facciamo un salto;
D = Va bene;
P = Insieme con te... proprio... glielo imparo io lo giudizio;
D = A chi?;
P = A questo che parla così... va';
D = Ah... va beh;
Si salutano (vds. all. n. 366).
È chiaro che per influenzare le decisioni che prenderà la «Commissione» (non specificano in merito a quale lavoro) i due hanno operato dei tentativi nell'ambito politico, ma non si è in grado di definire i dettagli per la chiara riluttanza dell'ingegnere PICONE ad approfondire il discorso, facendo capire anche all'interlocutore di esimersi dal prolungarsi in conversazioni telefoniche.
TELEFONATA DELLE ORE 19,47 DELLO 01/02/1990.
Alfredo FALLETTA contatta l'utenza n. 959634 intestata a MAZZARA Salvatore, via Piave n. 118 - Campofranco. La conversazione ha luogo come di seguito appreso:
F = FALLETTA Alfredo | T = MAZZARA Salvatore (Totò)
F = Totò;
T = Alfrè;
F = Ciao;
T = Ciao;
F = Senti qua, vedi che ci sono un poco di amici che... ca ti devono dire una cosa di Canicattì;
T = Sì;
F = Te li posso mandare?;
T = Va bene Alfrè... fai tu lo stesso eh;
F = (si fa una risatina)...
T = Capisti?;
F = Va beh;
T = Okay;
F = Grazie Totò;
T = Niente, ciao;
Si salutano (vds. all. n. 367).
MAZZARA Salvatore, nato a Campofranco il 23/09/1933, ivi residente in via Piave n. 128, imprenditore edile, viene contattato da FALLETTA affinché si accordi con personaggi non meglio indicati, sicuramente per la partecipazione ad una gara di appalto inerente al Comune di Canicattì. Si conferma, nella circostanza, l'autorità dell'amministratore della CO.FA.PI. al quale viene lasciata dall'interlocutore la facoltà di qualsiasi scelta, palesando un assoggettamento per qualsiasi decisione che il FALLETTA riterrà opportuno prendere.
TELEFONATA DELLE ORE 18,30 DEL 01/02/1990.
Il Sindaco del Comune di Cattolica Eraclea parla con l'ingegnere PICONE sollecitando l'assunzione di un operaio presso il cantiere aperto dalla CO.FA.PI. in quel centro (vds. all. n. 368).
TELEFONATA DELLE ORE 09,27 DEL 22/02/1990.
F = FALLETTA | S = SCIORTINO
... o m i s s i s ...
S = Pronto;
F = Sì;
S = SCIORTINO parla, buongiorno;
F = FALLETTA sono, ingegnere;
S = FALLETTA, come sta, che dice?;
F = Bene... bene... mah... qua siamo... io ho visto il messaggio che cercava mio cugino;
S = Ahhh... la CO.FA.PI.... mi... avevo bisogno di una cortesia;
F = Sì;
S = La chiedo a lei... come se la chiedessi a suo cugino;
F = Certo;
S = Voi avete preso un lavoro a Cattolica Eraclea;
F = Sì;
S = ...Se mi fate assumere una persona con una lettera di passaggio;
F = Però per Sant'Angelo Muxaro;
S = Eh;
F = Perché il Comune di Cattolica... me ne diede cinque... eh... stamo mettiennu... stamo mettiennu una piccola strada;
S = Sì;
F = Eh... eh... mi parano esageratamente assai... se lei me la dà per Sant'Angelo... io l'accontento subito;
S = Per Sant'Angelo... io... ehh... chissu è uno di Cattolica... tra l'altro sono Consiglieri Comunali... quelli che me lo chiedono;
F = Va beh... d'accordo;
S = Se lei ci può levare a uno... tanto sono docu... lì... lì... lei ha la garanzia di tutto il gruppo P.S.I. a Cattolica;
F = Va beh;
S = Perché alla data sono fuori, ma al momento opportuno saranno tutti dentro... d'accordo?;
F = Ingegne'... "nun ce su problemi... ingegne'", ci devo dire un'altra cosa io a lei...;
S = E siccome hanno tolto il figlio di un Consigliere... questo che io...;
F = Va beh... d'accordo... allora "ci facissi fare" 'sta cosa che me lo...;
S = La lettera di passaggio... d'accordo;
F = Ingegnere, lei si dovrebbe... ehhh... lei il Vice Sindaco di Licata ce l'ha presente...;
S = Certo;
F = Giusto è;
S = Certo;
F = Noi stiamo facendo qualche cosa lì...;
S = Sì;
F = E come lei sa... o forse non lo sa... è di Commissione... è un appalto concorso... perché m'aveva detto... c'è l'ingegnere capo... ci dissi "quello è amico mio... non ci sono problemi";
S = Sì;
F = Questa situazione lei forse ancora non la sa;
S = No... no... no... no... no... non ne so niente;
F = E allora la verrò a trovare... e glielo dirò, ma tenga presente questo... che è un incarico di... di commissione... eccetera eccetera;
Si salutano (vds. all. n. 369).
TELEFONATA DELLE ORE 09,52 DEL 22/02/1990.
La conversazione avviene tra il Sindaco di Cattolica Eraclea ed un'impiegata della CO.FA.PI.:
I = Impiegata CO.FA.PI. | S = Sindaco di Cattolica Eraclea
I = Pronto;
S = Buongiorno... ehhh... il Sindaco di Cattolica Eraclea sono... ehhh...;
I = Sì, buongiorno, mi dica;
S = Ehhh... l'architetto PICONE c'è?;
I = No, non c'è;
S = Do... dove lo posso rintracciare?;
I = È fuori sede;
S = Ehhh... guardi signorina... io ho parlato con ehhh... con PICONE... l'altra giornata... è venuto qua al Municipio...;
I = Sì;
S = E mi doveva assumere un operaio...;
I = Ehhh... ma io non lo so... ehhh;
S = Ehhh... ma lo sa lui... quindi rintracciatelo;
I = No... no... è fuori sede... e non c'è;
S = O era a Roma... ieri agghieri... daucu;
I = Ehhh... ancora lì è;
S = E lo so questo;
I = Ehhh;
S = Ehhh... ma dico... ma che significatu ave... mandate indietro di nuovo stu tesserino ma... io... guardate che... ci sarà il momento in cui vi manderò tutti indietro tutto pare io... bah... ma... ehhh... mi sembra anche opportuno... mi sembra anche;
I = Ma è inutile che parla con me con questo tono... la prenda con loro quando vengono... io è inutile... io non posso riferire la sua telefonata in questa maniera... quindi è inutile che lei parla con me;
S = Siccome io ho... ho detto a quel signore che era qua... ho... mandato a dire a questo signore che era qua;
I = Sì;
S = Non lo so chi rappresenta in modo così degno... che doveva parlare con l'architetto PICONE;
I = Con l'ingegnere PICONE;
S = Con l'ingegnere PICONE;
I = Sì;
S = Quindi in sostanza lui mi rimanda il tesserino... perché dice che c'è un altro socio... non lo so cosa mi dice;
I = Non lo so, io;
S = E questo signore è... è... una persona seria... e quindi la parola dovrebbe mantenerla... oppure non s'impegna quando parla, ehhh... io ritengo;
I = Non so cosa dirle, mi dispiace;
S = Va bene... ehhh... signorina;
I = Mi dispiace;
S = Ehhh... signorina... che cosa ci devo dire?;
I = Ehhh... perché io... io... io non ne so niente... io sono una semplice impiegata... non è;
S = Sì, ora glielo di... glielo dico io;
I = Io posso soltanto riferire che ha telefonato lei;
S = Sì, va bene;
I = Che era abbastanza arrabbiato;
Si salutano (vds. all. n. 370).
TELEFONATA DELLE ORE 10,53 DEL 06/04/1990.
La conversazione ha luogo tra il signor GANCI e la segretaria della CO.FA.PI.:
G = GANCI (Sindaco di Cattolica Eraclea) | I = Impiegata CO.FA.PI.
I = Cofapi, buongiorno;
G = Buongiorno, GANCI parla... devo parlare con Luigi PICONE;
I = Eh... non c'è;
G = Eh, l'avvocato c'è?;
I = Nessuno c'è dei titolari;
G = Nessuno c'è... siccome Luigi mi aveva detto che oggi doveva fare arrivare... una lettera di licenziamento all'ufficio di collocamento di Cattolica;
I = Sì;
G = E una... un nuovo ingaggio... gli avevo lasciato il tesserino... no, tutto, ma non ha fatto arrivare niente ieri;
I = Mah, non lo so... vorrei sapere... ha detto GANCI da dove?;
G = Ehh... Cattolica, il Sindaco di Cattolica gli dice;
I = Ah, sì, va bene, io glielo lascio... eh... appuntato, quando viene;
G = Eh, io lo richiamo più tardi... più tardi lo trovo?;
I = Va bene, non lo so... ancora non è venuto, non le saprei dire niente;
G = Va bene;
I = ...Di preciso... va bene?;
G = Va bene. Se viene gli dica che mi chiama qua, in Segreteria ad Agrigento;
Il Sindaco lascia il numero telefonico della segreteria.
(vds. all. n. 371)
TELEFONATA DELLE ORE 10,29 DEL 09/04/1990.
Il Sindaco di Cattolica Eraclea contatta la CO.FA.PI. e chiede all'impiegata se è stata inviata la richiesta di assunzione per l'operaio ARMETTA, come da accordi precedenti presi con PICONE. Mostrandosi adirato perché l'ingegnere della CO.FA.PI. non ha ancora provveduto, lascia il messaggio per essere chiamato da PICONE (vds. all. n. 372).
Il Sindaco di Cattolica Eraclea si identifica in GANCI Salvatore di Luigi e di BORSELLINO Maria, nato a Cattolica il 21/08/1947, ivi residente in Corso Regina Margherita n. 169, coniugato, impiegato.
L'ingegnere capo SCIORTINO si identifica in SCIORTINO Ignazio, nato ad Agrigento il 29/04/1943, ivi residente in via Luigi Sturzo n. 65, ingegnere capo del Genio Civile di Agrigento.
I lavori eseguiti dalla CO.FA.PI. nel comune di Cattolica Eraclea riguardavano «Sistemazione e pavimentazione strade di urbanizzazione Zubbia» dell'importo complessivo di L. 750 milioni, aggiudicati con un ribasso del 5,55% con verbale di gara datato 11/10/1989.
Ulteriori commenti sul contenuto delle precedenti telefonate appaiono superflui, ma è necessario evidenziare il comportamento del Sindaco di Cattolica, il quale pretende l'assunzione dell'operaio da lui segnalato, minacciando che in caso contrario si avvarrà dei poteri conferitigli ed anche di quelli non attribuitigli dalla Legge per ostacolare l'impresa («...quando avrete bisogno di me...», «...vi manderò tutti e tutto indietro...»).
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