Nella notte è arrivata la controfferta di Intesa Sanpaolo, dopo la proposta formale del Banco Bpm di un’aggregazione concordata a Monte dei Paschi, destinata a creare il secondo gruppo bancario italiano per finanziamenti alla clientela e depositi.

Il consiglio di amministrazione di Intesa si è dunque riunito d’urgenza e ha dato il via libera, lunedì mattina, a un’Opas volontaria totalitaria su Mps da circa 30,6 miliardi di euro, accompagnata da un accordo con Unipol per la cessione di una banca con marchio Monte dei Paschi e 635 filiali.

Intesa Sanpaolo ha convocato il 10 settembre l’assemblea straordinaria per deliberare sulla proposta di aumentare il capitale sociale, con emissione di un numero massimo di 5,7 miliardi azioni ordinarie, a servizio dell’Opas. E, 

Il cda di Intesa ha poi approvato l’acquisto di una partecipazione pari al 3,01 per cento del capitale sociale di Assicurazioni Generali e la sottoscrizione con una primaria controparte finanziaria di un contratto derivato di copertura avente quale sottostante la stessa partecipazione. Un’operazione che ha natura meramente finanziaria – un investimento azionario non di controllo e senza interferenza con la governance – e durata temporanea, con l’obiettivo di assicurare che l’istituto possa mantenere, successivamente al buon esito dell’offerta, il trattamento contabile attualmente riservato alla partecipazione di Mediobanca in Generali secondo il metodo del patrimonio netto.

Banco Bpm ha deliberato all’unanimità l’invio a Mps di una comunicazione con cui ha manifestato l’interesse ad avviare un confronto per discutere e concordare un’operazione di aggregazione. L’operazione delineata da Banco Bpm – secondo cui la combinazione dovrebbe essere realizzata secondo la formula del merger of equals – punta alla creazione di un gruppo con una capitalizzazione di Borsa superiore a 50 miliardi di euro e con un significativo rafforzamento del posizionamento sul mercato dei capitali.

Questo significherebbe per il nuovo gruppo diventare il primo operatore per numero di filiali in Lombardia, Toscana e Veneto e, dunque, beneficiare della complementarità tra le fabbriche prodotto delle due banche e quelle riconducibili al polo Mps-Mediobanca.

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