L'opas su Tim lanciata il 20 luglio si è chiusa oggi portando Poste a detenere il 66,63 per cento del capitale del gruppo telefonico. Nel rush finale le adesioni sono balzate dal 21% di giovedì al 58,2297% delle azioni oggetto di offerta. Nell'ultima giornata sono state apportate 635.897.378 azioni che portano l'adesione complessiva a 993.608.722 azioni. I titoli hanno chiuso l'ottava di scambi a Piazza Affari in rialzo.

Tim ha guadagnato l'1,82% a 7,62 euro e Poste l'1,92% a 26,06 euro, portando leggermente a premio l'offerta (che vale ai prezzi attuali 7,65 euro, composta da 1,97 euro cash e un concambio a 0,218).

L’Opas è un’operazione finanziaria con cui una società propone agli azionisti di un’altra società di rilevare le loro quote offrendo in cambio non soltanto denaro liquido (come avverrebbe in un’Opa tradizionale), ma una combinazione di contanti e azioni di nuova emissione della società offerente.

Nel caso specifico Poste Italiane non si limita a comprare Tim con la liquidità in cassa ma ha proposto ai soci della compagnia telefonica di diventare azionisti del nuovo gruppo integrato. L'obiettivo finale dichiarato è il delisting di Tim, ossia il suo ritiro dal listino della Borsa di Milano per metterla al riparo dalle fluttuazioni quotidiane dei mercati. Il periodo di offerta è durato 40 giorni per concludersi, appunto, venerdì 11 settembre.

«Aspettiamo oggi i risultati però il nostro consiglio di amministrazione si era già espresso in favore». Aveva spiegato Pietro Labriola, Ad di Tim a margine della Graduation week della Luiss business school a Villa Blanc, a Roma. «Da un punto di vista industriale, “makes a lot of sense”. Ora la parola è al mercato».  

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