«Mi fa lo scontrino di carta?». È una domanda che potrebbe non suonare così strana, vista l’accelerazione del governo verso l’addio alla stampa degli scontrini cartacei. O meglio verso una stampa facoltativa, su richiesta del consumatore. Tra gli emendamenti depositati alla Camera al decreto Pnrr ce n’è uno di Fratelli d’Italia che punta a incentivare la diffusione dello scontrino digitale: un documento “dematerializzato” che mantiene le stesse funzioni di prova d’acquisto, ma viene inviato al cliente via email o QR code.

Lo strumento promette di offrire una soluzione più sostenibile e pratica per consumatori e commercianti. In particolare, potrebbe facilitare le richieste per le detrazioni fiscali: i documenti digitali sono facilmente archiviabili e consultabili, mentre quelli cartacei possono danneggiarsi o perdersi, rendendo difficile dimostrare un acquisto o chiedere un rimborso. La strada, del resto, è meno innovativa di quanto sembri: le ricevute cartacee sono già facoltative in molti paesi, dalla Francia ad alcuni stati degli Usa.

Montagne di carta

Già prima dell’emendamento a firma Gianluca Caramanna (FdI), una novità era contenuta nel decreto Pnrr attualmente in parlamento per la conversione in legge. Per giustificare le spese detraibili nella dichiarazione dei redditi, viene meno l’obbligo di conservare le ricevute del Pos e diventa possibile utilizzare le comunicazioni inviate ai clienti, oltre alla documentazione fornita dalla banca. Sempre che tali documenti – anche in formato digitale – contengano il codice fiscale del destinatario della detrazione e la quantità di beni o servizi acquistati.

La semplificazione è stata accolta con favore da Assoutenti: «È positivo che il peso di archiviazioni cartacee ingombranti e spesso inutili sia finalmente superato. Questa innovazione agevola le famiglie e i professionisti e si inserisce in un percorso di digitalizzazione fiscale e di tutela dell’ambiente», ha scritto il presidente Gabriele Melluso. «Riempire faldoni di scontrini e ricevute da allegare al 730 è il simbolo di un sistema che fatica a stare al passo con i tempi».

Uno scontrino digitale

Ora l’emendamento Caramanna fa un passo avanti, attraverso il superamento dell’obbligo di emissione cartacea. Il partito della premier ha proposto una modifica al Testo unico Iva: dal 1° gennaio 2027 lo scontrino dovrà essere «rilasciato in modalità digitale, salvo richiesta del consumatore di riceverlo in modalità cartacea». E questo sia per gli acquisti in contanti che con strumenti di pagamento elettronici. Sembra così superata, tra l’altro, la diffidenza nei confronti del Pos più volte esibita dai partiti di governo.

Dietro la proposta di FdI ci sarebbe anche una spinta «ambientale»: l’intento è quello di eliminare milioni di scontrini stampati su carta termica, che ogni giorno finiscono nei rifiuti. «La carta degli scontrini ha poche possibilità di riciclo a causa della composizione chimica del supporto e non può essere smaltita come la carta comune», spiega Caramanna a Domani.

Secondo le stime, in Italia vengono stampati ogni anno 30 miliardi di scontrini, la cui produzione richiede l’abbattimento di 33mila alberi.

Qr code e app dedicate

Resta però da chiarire da cosa sarà sostituito lo scontrino. È possibile che venga introdotto un messaggio sul display del registratore telematico per assicurare al cliente che il pagamento è stato registrato. Ma cosa resterebbe “in mano” a chi compra? Se l’opzione degli estratti conto bancari e delle notifiche dei movimenti va esclusa – «non contengono i dati richiesti dalla normativa Iva», dice Caramanna – si fa strada l’opzione dell’invio dello scontrino tramite email o sms.

Per l’acquirente, però, potrebbe diventare macchinoso fornire i propri recapiti ogni volta che entra in un negozio. L’alternativa più probabile sarebbe quindi ricorrere a mezzi più immediati, come il QR code o app apposite. Su questo Assoutenti si mostra cauta: «È fondamentale che la transizione non lasci indietro nessuno: non tutti sono pronti a gestire la digitalizzazione tramite smartphone o applicazioni. Serve il giusto tempo e una fase di accompagnamento per tutelare le fasce più anziane».

È per questo che i tempi previsti dal governo non saranno brevissimi. Si immagina un percorso graduale che potrebbe seguire il calendario suggerito da una risoluzione di Fratelli d’Italia dello scorso giugno. La nuova misura potrebbe entrare in vigore dal 1° gennaio 2027 per le imprese della grande distribuzione, seguite un anno dopo dalle realtà con un giro d’affari superiore a una certa soglia. Poi, dal 1° gennaio 2029, scatterebbe per tutti gli altri esercenti, che quindi avrebbero modo di adeguarsi con calma.

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