Il colosso ha lanciato l’offerta pubblica d’acquisto per Trevi Finanziaria industriale. Ora l’autorità di mercato dovrà valutarla, il primo passo formale dopo la presentazione
Sulla scrivania di Guido Stazi è arrivato il primo dossier di cui si occuperà la sua Consob: l’offerta pubblica d’acquisto di Webuild per Trevi-Finanziaria industriale. Una proposta che vale 295 milioni di euro e la valutazione dell’autorità di mercato è il primo passo formale dopo la presentazione dell’Opa.
L’ente sulla cui governance a lungo la maggioranza si è scontrata dovrà dire la sua sull’operazione: il documento d’offerta sarà pubblicato infatti a esito della relativa istruttoria della Consob.
L’opa di Webuild, giunta dopo l’offerta pubblica di scambio su Trevi annunciata da Icop il 28 giugno 2026, riconoscerà un corrispettivo interamente in contanti di 4,50 euro per ciascuna azione portata in adesione, con una valorizzazione complessiva superiore del 14,4 per cento a quella dell’offerta Icop. L’offerta prevede inoltre una soglia minima di adesione del 66,7 per cento del capitale, inferiore rispetto alla soglia del 90 per cento prevista dall’offerta Icop.
Il corrispettivo incorpora infatti un premio del +29,8 per cento rispetto al prezzo di Trevi rilevato alla chiusura del 26 giugno 2026, di qui l’accoglienza positiva da parte degli analisti. L’obiettivo di Webuild è acquisire l’intero capitale per poi procedere al delisting di Trevi da Piazza Affari.
La governance punta sulla valorizzazione delle sinergie, che metteranno in luce Trevi: si tratterebbe di ben 80-90 milioni di euro di margine operativo lordo l’anno. L’azienda, per altro, avrebbe l’opportunità di accelerare la propria crescita facendo leva su una piattaforma internazionale di scala globale.
L’obiettivo
Per Webuild, Trevi è la risposta al bisogno di controllo diretto delle competenze specialistiche: le attività di fondazione e sostegno degli scavi sono infatti considerate lavorazioni critiche. L’influenza diretta su performance operative, tempi e rischi dei progetti è enorme.
Di conseguenza, l’acquisizione di Trevi consentirebbe quindi di internalizzare attività ad alto valore aggiunto che Webuild attualmente affida a fornitori esterni: un modo per aumentare il controllo sull'esecuzione delle opere e rafforzando la competitività nelle gare caratterizzate da elevata complessità geotecnica. Fondata oltre sessant'anni fa e con sede a Cesena, Trevi impiega circa 3.100 persone e opera attraverso due divisioni complementari: Trevi, specializzata nelle attività geotecniche e nelle fondazioni speciali, e Soilmec, società attiva nella progettazione e produzione di macchinari e attrezzature specialistiche. Un’eccellenza che rappresenta un modello industriale relativamente raro nel settore, perché combina competenze ingegneristiche, capacità operative e sviluppo tecnologico all’interno dello stesso gruppo.
Trevi avrà una centralità anche nel futuro del settore. Le fondazioni speciali e l’ingegneria del sottosuolo rappresentano una componente essenziale di quasi tutte le grandi infrastrutture moderne. Dalle linee ferroviarie ad alta velocità alle metropolitane, passando per ponti, aeroporti, dighe e data center, le attività geotecniche si collocano generalmente nelle prime fasi di un progetto e hanno un impatto diretto su tempi di esecuzione, costi e rischi realizzativi.
Si tratta inoltre di un mercato caratterizzato da competenze altamente specialistiche e da un numero limitato di operatori globali.
La cooperazione tra le due realtà non è cosa nuova. Webuild, come general contractor, e Trevi, come specialista delle fondazioni e dell’ingegneria geotecnica hanno collaborato insieme alla realizzazione della metro Cityringen di Copenhagen, la diga di Rogun in Tagikistan e la Linea C della metro di Roma. La società presenta ad oggi un azionariato articolato, con CDP Equity al 21,3 per cento, Praude al 14 per cento, Polaris al 6,6 per cento, Webuild al 4,99 per cento e un flottante pari a circa il 53 per cento del capitale.
Webuild è pronta a investire. Il gruppo ha archiviato il primo semestre 2026 migliorando la redditività e confermando la guidance annuale nonostante l’inflazione, i tassi elevati, le tensioni geopolitiche e la cancellazione di alcuni progetti in Arabia Saudita.
Con 6,7 miliardi di euro di ricavi nel semestre, 7,7 miliardi di nuovi ordini e una posizione finanziaria solida, Webuild ha visto valorizzato il suo modello di resilienza, fondato sulla diversificazione geografica e settoriale. Le nuove risorse a disposizione e la serenità rispetto al futuro immediato offrono margine per immaginare nuovi filoni d’investimento in futuro. Il piano industriale 2026-2029 punta su integrazione verticale, innovazione tecnologica, crescita profittevole e generazione di cassa stabile e prevedibile. Una strada lunga, di cui l’operazione Trevi rappresenta il primo passo.
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