Il gip di Castrovillari ha disposto il carcere per i due accusati di omicidio plurimo pluriaggravato. La testimonianza del superstite: «Avevamo un contratto ma comunque lavoravamo in nero, in quanto il salario ci veniva corrisposto in contanti. Ci trovavamo in una condizione di schiavitù con il capo. In una casa composta da una sola stanza dormivamo 10 persone»
«Avevano rivendicato un equo e regolare trattamento retributivo», scrive il gip di Castrovillari nelle dodici pagine di ordinanza con cui ieri, a tarda sera, ha disposto il carcere per Ahmed Safeer e Ali Raza, che hanno ucciso, bruciandoli vivi, i quattro braccianti “colpevoli” d’aver chiesto quanto gli spettasse: quella paga guadagnata e sudata nei campi di fragole al confine tra la Calabria e la Basilicata. In questa storia di diritti mancati e Costituzione tradita, c’è ora un movente messo

