Paola Belloni: «Ogni giorno, per sei anni, ha raccolto segnalazioni su giornali, riviste, quotidiani in cui si cancellava o svalutava il nome di una donna. Se negli ultimi anni abbiamo imparato a notare l'assenza di nomi e cognomi femminili quando viene data una notizia a vantaggio di termini svalutanti come "una donna" o "una moglie" lo dobbiamo anche a lei che, insieme a Michela Murgia, ha curato ben 50 rassegne stampa sessiste settimanali»
«Ieri è morta una donna a caso. Cioè non una, La donna a caso. Quella che ogni tanto vince il Nobel, va nello spazio o è a capo della Bce. Questa donna a caso si chiama Valentina Falco, e ha sempre preferito non dirlo perché si era fatta paladina di tutte quelle Stefi, Marti, Vale che nonostante compissero imprese importanti, curassero malattie, dirigessero aziende o consigli governativi, restavano per i giornali le ragazze, le cuginette, tizie qualunque da chiamare per nome o per diminutivo».
Inizia così il post con cui la scrittrice Teresa Cinque saluta Valentina Falco, l’animatrice della pagina Instagram “La donna a caso”. È stata lei, subito dopo l’attrice Valentina Melis a dare la notizia della prematura scomparsa di Falco.
Il suo progetto era nato nel 2020 dopo, come ha raccontato in un’intervista a Reputation, un incontro in cui Michela Murgia, la sociolinguista Vera Gheno, la giornalista Giulia Blasi, la filosofa Maura Gancitano, «affrontavano tematiche legate alla discriminazione sessista». Negli anni era riuscita a costruire intorno a sé una community di oltre 90mila follower e aveva trasformato il profilo nel «più grande osservatorio social sui titoli giornalistici sessisti», come scrive Paola Belloni nel ricordo condiviso da Melis.
«Ogni giorno, per sei anni, ha raccolto segnalazioni su giornali, riviste, quotidiani in cui si cancellava o svalutava il nome di una donna. Se negli ultimi anni abbiamo imparato a notare l'assenza di nomi e cognomi femminili quando viene data una notizia a vantaggio di termini svalutanti come "una donna" o "una moglie" lo dobbiamo anche a lei che, insieme a Michela Murgia, ha curato ben 50 rassegne stampa sessiste settimanali», continua.
Quando la scrittrice si è ammalata ha continuato lei a curare la rassegna settimanale. Il loro rapporto era, come ha raccontato la stessa Valentina Falco, quando ha aperto il profilo “Una donna a caso”, «lei mi ha scritto per ringraziarmi e per dirmi che le sembrava una bella operazione. Da lì è iniziato un piccolo rapporto epistolare su Instagram e a un certo punto ci è venuto in mente di preparare una rassegna insieme», ha detto sempre a Reputation.
«Riuscivi a smontare, in poche righe, un intero modo di raccontare il mondo dove i nomi e cognomi delle donne che raggiungono posizioni di potere vengono sistematicamente cancellati dai giornali», ricorda anche Corinna De Cesare su Theperiodoff. Da quando si è diffusa la notizia della sua prematura scomparsa, i social si stanno riempendo di ricordi e di attestati di stima per un lavoro svolto a lungo e con costanza, per destrutturare il linguaggio giornalistico. Facendolo mettendo sempre da parte la sua identità in un mondo, come quello social, dominato da ego e personalismi.
«Valentina è mancata. Rispetterò sempre la sua volontà di tenere privato il suo intimo, la sua vita, la sua famiglia, nonostante di cose splendide, gioiose e luminose su di lei ne abbia tante da raccontare», scrive ancora Paola Belloni nel ricordo condiviso da Valentina Melis «Scelgo quindi di ricordarla come avrebbe voluto, solo con la battaglia che le era più cara: quella femminista».
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