Dopo gli articoli sulle sentenze che lo hanno condannato a saldare 200mila euro di canoni non pagati, il ministro ha fatto reclamo. L’Authority lo respinge: «Informazioni di rilevanza pubblica». Le notizie, ovviamente, sono vere: «I dati riportati in atti pubblici»
«Non può ritenersi violato il principio di essenzialità dell’informazione. I dati diffusi sono riferiti a condotte tenute dall’interessato, verificabili sulla base di quanto riportato in atti pubblici, al fine di evidenziarne la contraddittorietà rispetto agli obiettivi politici perseguiti dal governo di cui è membro».
L’«interessato», di cui scrive il Garante della privacy nel provvedimento che ha adottato lo scorso 23 luglio, è il ministro Guido Crosetto. Il 16 aprile 2025, davanti all’Authority, il numero uno della Difesa aveva proposto un reclamo contro Domani, “colpevole” d’aver pubblicato un articolo sulle sue disavventure immobiliari svelando la storia segreta di abitazioni di pregio, affitti non pagati, ipoteche legali e sentenze di condanna in sede civile, contenziosi giudiziari poi chiusi tramite l’accordo con i proprietari.
Il cofondatore di Fratelli d’Italia lamentava, come si legge negli atti, «l’illecito trattamento dei propri dati personali» e «la violazione dei principi di liceità e correttezza del trattamento, oltreché del principio di essenzialità dell’informazione essendo l’articolo attinente a vicende risalenti e riferendo dati eccedenti la finalità informativa, quali i luoghi di permanenza».
Invito accolto
Il Garante ha deciso. E ha dato ragione a questo giornale, smontando il reclamo di Crosetto. In primis, per l’Autorità, «le informazioni contenute nell’articolo sono frutto di un’inchiesta giornalistica che ha preso avvio a partire da una dichiarazione rilasciata dallo stesso interessato ad altro giornale in cui invitava la stampa a verificare la situazione patrimoniale dei parlamentari a partire dalla propria». Di conseguenza i giornalisti di Domani hanno accolto l’invito. E hanno scoperto che, mentre la destra attaccava chi manifestava per il diritto alla casa, sul ministro di via XX Settembre gravavano debiti in lussuosi appartamenti di privati per un totale di 100mila euro, lievitati, con gli interessi, a oltre 200mila.
Svelare «le vicende riportate nell’articolo, che attengono a una situazione debitoria pregressa dell’interessato», è quello che fa, dice l’Authority, «il giornalismo d’inchiesta». A supporto della sua decisione il Garante cita anche una sentenza della Cassazione di tre anni fa: un tipo di giornalismo, specifica, «che “non si limita alla divulgazione della notizia, ma provvede egli stesso alla raccolta autonoma e diretta della stessa (...) al fine di informare i cittadini su tematiche di interesse pubblico”». Le stesse tematiche riportate nell’articolo contestato dal ministro. Che, nel reclamo, accusava i giornalisti anche «dell’utilizzo del termine “pignoramento” al posto di “ipoteca”».
Ipoteca vs pignoramento
Con riferimento a questo punto, «l’articolo – scrive l’Autorità – contrariamente a quanto affermato dall’interessato, non contiene riferimenti a procedure eseguite nei confronti del patrimonio del reclamante e l’utilizzo del termine “pignoramento” all’interno del testo appare impiegato in senso “atecnico”, ovvero per indicare l’esistenza di pretese economiche nei confronti del medesimo, come in effetti risulta dagli atti». Ma non finisce qui. Il meloniano lamentava anche ulteriori «inesattezze» all’interno dell’articolo, dove veniva scritto che uno dei suoi debiti era sorto nei confronti della società Hotel de Russie, la stessa che gestisce l’hotel de Russie. Il debito, più correttamente, era con la società proprietaria dell’immobile, Albergo di Russia spa, dove sorge l’albergo e che ha anche altri appartamenti tra via Margutta e via del Babuino.
Per il Garante tale «inesattezza atteneva essenzialmente a circostanze di fatto – in particolare l’indicazione, quale soggetto creditore, della società che gestisce la struttura in luogo della società proprietaria delle mura, ovvero la società Albergo di Russia – come tali suscettibili di rettifica». Ebbene, «detta rettifica, secondo quanto affermato anche dallo stesso reclamante, è stata disposta, prima della presentazione del reclamo, a seguito delle repliche provenienti da alcuni dei soggetti terzi coinvolti, i quali, nel corso dell’inchiesta, non avevano peraltro dato disponibilità a rispondere alle richieste di chiarimento formulate dai giornalisti», scrive l’Autorità. Tradotto: i cronisti hanno fatto il proprio dovere sentendo le parti in causa.
«Rilevanza pubblica»
Inoltre, nessuna privacy violata, sebbene Crosetto abbia lamentato che «le informazioni relative a indirizzi e residenze non sono di interesse pubblico e appaiono idonee a porre la propria famiglia in una situazione di pericolo». Per il Garante non è così: «Le informazioni contenute nell’articolo assumono una rilevanza pubblica in considerazione del ruolo rivestito dal reclamante, posto che l’aspettativa di riservatezza di una persona nota è da ritenersi ridotta rispetto ad una persona comune, a maggior ragione laddove la medesima rivesta, come in questo caso, una funzione istituzionale».
In definitiva, secondo il Garante, «l’atto della pubblicazione da parte di Domani rispondeva ad esigenze informative connesse all’esercizio della libertà di manifestazione del pensiero». In altre parole, era solo giornalismo.
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