A quindici anni dal sisma dell’Aquila l’Azienda per il diritto agli studi (Adsu) non ha ancora risarcito i parenti degli otto universitari rimasti sotto le macerie della Casa dello studente alle 3 e 32 della notte del 6 aprile 2009. Non solo, Adsu ha anche rifiutato 2 milioni di euro messi a disposizione per i risarcimenti da UnipolSai, compagnia assicurativa dell’ente, all’indomani della tragedia. Per ben due volte.

Eppure la sentenza emessa dal tribunale civile dell’Aquila nel 2018 non lascia spazio a interpretazioni: «Sia la regione, proprietaria sin dal 1982, sia l’Adsu, usuaria sin dal 1994, avrebbero potuto rilevare, mediante una corretta attività di gestione, manutenzione e vigilanza, il deficit strutturale che poneva l’edificio in situazione di rischio sismico».

Adsu si è opposta ripetutamente al verdetto in sede legale. Ma quello che forse fa più male è proprio il “gran rifiuto” di quei due milioni che, se accettati, avrebbero decretato la fine di un lungo calvario giudiziario per i genitori degli universitari defunti, e permesso all’Azienda di non dover più destinare i soldi regionali del diritto allo studio a spese legali. Invece, dopo il no del 2018, Unipol ha rinnovato la sua offerta lo scorso novembre. E stavolta Adsu non ha nemmeno risposto.

Le responsabilità

Finora le responsabilità di Adsu e regione Abruzzo nel crollo dello studentato di via XX Settembre sono state indagate e confermate nel corso di tre gradi di appello in sede penale e due gradi di appello in sede civile. «Non si può concludere che la severità del sisma del 6 aprile 2009 sia stata tale da causare comunque il cedimento [della struttura]», scriveva l’ingegnere del Politecnico di Milano Gabriella Mulas nella perizia agli atti della procura.

Per motivi ancora oscuri, anziché aprire un dialogo con i parenti delle vittime, l’Azienda ha sempre preferito fare ricorso, affidando ogni pratica allo studio legale Pasquali. Dal primo incarico del 18 dicembre 2015 – avvenuto senza alcuna procedura di selezione – a oggi, lo studio ha percepito da Adsu circa 2 milioni.

Eppure questo marzo, con la notifica del primo atto di pignoramento da un milione e quattrocentomila euro per il mancato risarcimento dei cari di Alessio Di Simone, uno dei ragazzi scomparsi, l’Azienda non ha esitato a chiamare Unipol per pretendere la copertura economica.

La missiva è solo la prima di una lunga serie, attesa per i prossimi mesi.

Paola Di Salvatore, direttrice amministrativa dell’Adsu dal 16 marzo al 25 settembre 2023, racconta di essere stata licenziata anche per aver «rifiutato di firmare l’incarico di assistenza legale allo studio Pasquali per l’ennesimo ricorso contro le sentenze di risarcimento dei parenti delle vittime della Casa dello studente».

«Ho intrapreso un carteggio con UnipolSai perché sapevo che era la compagnia assicurativa dell’Azienda per la residenza universitaria di via XX Settembre, e mi è stato detto che già nel 2018 avevano offerto 2 milioni per i parenti delle vittime», spiega, «ma Adsu li aveva rifiutati».

La dirigente, rimossa dall’incarico dall’allora presidente dell’Adsu, Eliana Morgante (dimessasi l’11 novembre per candidarsi con la Lega alle elezioni regionali di marzo), è stata reintegrata come legittima dirigente dell’ente dal giudice del lavoro del tribunale dell’Aquila lo scorso dicembre.

Tuttavia non è ancora riuscita a rientrare in ufficio per l’opposizione del cda dell’Adsu. Lo stesso cda che continua a ignorare la richiesta di commissariamento presentatagli dalla regione Abruzzo il 26 gennaio di quest’anno.

Morgante nel frattempo ha ricevuto dalla procura dell’Aquila, nei giorni scorsi, un avviso di garanzia per presunti atti persecutori a danno di Di Salvatore. Tra gli episodi al vaglio degli inquirenti anche la revoca del direttore tecnico amministrativo.

Il fatto che Adsu stia pagando da dieci anni lo stesso studio legale per una causa già persa, piuttosto che rendere giustizia ai cari degli universitari sepolti dalle macerie della residenza universitaria, soprattutto oggi, fa solo male.

E non è l’unico nonsense. All’Aquila, tra gli universitari che quest’anno sono idonei per reddito e merito alla borsa di studio, solo 2 su 10 la ricevono, per mancanza di fondi.

Inoltre, probabilmente in uno stato di amnesia dell’ente, il nuovo studentato di competenza regionale è stato collocato, proprio quest’anno, in un edificio che non garantisce il 100 per cento di sicurezza in caso di eventi sismici, ma solo il 77,7 per cento, come già riportato da Domani.

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