Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni. Potete seguirlo su questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa serie è incentrata sul giudice Paolo Borsellino e sull’attentato di via d’Amelio a trent’anni di distanza.


Così Paolo Borsellino va da solo incontro alla morte. Da solo.

In un incontro pubblico a Roma il ministro degli Interni, Vincenzo Scotti, lo candida alla carica di Superprocuratore. Dice di parlare anche a nome del ministro della Giustizia Claudio Martelli. Paolo Borsellino è frastornato. Non gli hanno comunicato niente, prima. Lo sta sapendo solo ora, in diretta, alla presentazione di un libro. Borsellino pensa che Falcone sia stato ucciso anche perchè stava per diventare Superprocuratore. E, adesso, indicano lui per quell’incarico.

Comincia il mese di giugno. Comincia anche il conto alla rovescia. Gli agenti della scorta di Borsellino segnalano mancanza di protezione in via D’Amelio, dove il procuratore va a trovare l’anziana madre. «Non si possono lasciare parcheggiate tutte quelle auto nella strada: è troppo pericoloso», dicono i poliziotti.

Il questore Vito Plantone e il prefetto Mario Iovine non si muovono. Il 20 giugno il socialista Giuliano Amato è il nuovo capo del governo.

La mattina del 25 giugno il procuratore Paolo Borsellino viene a sapere che alcuni ufficiali dei reparti speciali dei carabinieri stanno incontrando l’ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino. È un’altra trattativa fra pezzi dello Stato e i Corleonesi. Cercano Totò Riina e chiedono aiuto a don Vito. In cambio di che cosa?

Contro ogni patto da sempre, Paolo Borsellino è turbato. La sera del 25 giugno Paolo Borsellino parla in pubblico per l’ultima volta. È un dibattito organizzato dalla rivista «Micromega» nella biblioteca comunale di Casa Professa. L’atrio è stracolmo. Paolo Borsellino arriva con qualche minuto di ritardo. Non ha niente di scritto. Parla con il cuore e a braccio. Intorno a lui ci sono l’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, Nando dalla Chiesa, l’avvocato Alfredo Galasso e Tano Grasso, il leader dei commercianti di Capo d’Orlando che si sono ribellati al racket.

E una Palermo sfregiata dal dolore. Paolo Borsellino ricorda l’amico Falcone e «il giuda che si impegnò a prenderlo in giro», ricostruisce i due fatti che secondo lui hanno segnato il percorso tormentato di Giovanni Falcone: la scelta di avergli preferito il consigliere Meli e la polemica sui «Professionisti dell’Antimafia».

È il testamento di Paolo Borsellino.

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