L’accusa dei pubblici ministeri nei confronti di Mauro e Miriam Caroccia, che verranno interrogati a piazzale Clodio. L’ex sottosegretario sarà ascoltato in commissione antimafia
L’accusa per Mauro Caroccia e sua figlia Miriam è quella di aver «trasferito e reinvestito nella srl 5 Forchette proventi delle attività illecite del clan di stampo camorristico dei Senese». È quanto messo nero su bianco dai pm della Dda capitolina che lavorano all’inchiesta sulla società di cui l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove era socio, insieme a esponenti di Fratelli d’Italia in Piemonte.
Per i magistrati di piazzale Clodio i Caroccia, indagati di riciclaggio e intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa, avrebbero «investito nella srl al fine di permettere al clan di accrescere e rafforzare la sua posizione sul territorio attraverso il controllo di attività economiche e di reinvestire i capitali illecitamente accumulati nel corso degli anni».
Mercoledì Mauro e Miriam Caroccia verranno interrogatori dagli inquirenti che dovranno rispondere a molte domande. Prima tra tutte: Delmastro era davvero ignaro dell’identità dei suoi soci e dei legami con uno dei clan più potenti della Capitale?
Intanto, in base a quanto emerge dagli atti, le ipotesi di reato contestate ai Caroccia sarebbero state consumate a partire dal 17 dicembre 2024 e cioè dal giorno in cui è nata la 5 forchette, la società messa su per gestire la Bisteccheria d’Italia in via Tuscolana. I due indagati, sempre secondo i pm, avrebbero «agevolato l’associazione mafiosa» anche «sottraendo a misure ablatorie i beni e le attività illecitamente accumulate» dagli stessi Senese.
In antimafia
Infine, l'ufficio di presidenza della Commissione parlamentare antimafia ha approvato all'unanimità l'avvio di un ciclo di audizioni sulla vicenda Delmastro e nell'ambito dell'inchiesta sul clan Senese, già affrontata dalla commissione durante il filone che ha riguardato 'Affari di famiglia e Hydra'. La Commissione «procederà alla richiesta di ascolto della procura di Roma, delle forze dell'ordine, polizia e Gdf, Dap, l'Ucis, della scorta e dello stesso ex sottosegretario, nel rispetto dei principi di rigore, trasparenza e tempestività che ne caratterizzano l'azione istituzionale», è quanto si apprende da fonti della presidenza della commissione parlamentare antimafia, secondo cui «la decisione è stata assunta con piena condivisione da parte della maggioranza, in particolare modo da FdI, che ha anche evidenziato la necessità di fare chiarezza sulle modalità con cui informazioni relative a un'indagine in corso, di particolare delicatezza, siano state diffuse a mezzo stampa. Nel quadro delle proprie attività, la Commissione svolgerà inoltre una missione a Milano il 16 aprile, nel corso della quale saranno approfonditi anche i profili connessi all'indagine 'Hydra'. La Commissione ribadisce il proprio impegno a garantire il pieno accertamento dei fatti, nel rispetto delle prerogative dell'autorità giudiziaria e a tutela della correttezza delle istituzioni».
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