Anubi oggi che ti saluto per l'ultima volta sei chiuso dentro un cassa.
Una bara. Quando t'ho conosciuto, durante la Pantera eri chiuso dentro un armadietto a Scienze Politiche. Perché eri stato preso in ostaggio durante le battaglie notturne, a colpi di palloncini pieni di vernice/gavettoni d'acqua/estintorate, che contrapponevano gli occupanti di Lettere contro quelli di Scienze politiche. Perché la notte con la polizia che non veniva a sgomberare e i fasci che non assaltavano le facoltà occupate tutti e tutte quelli che non s'erano "appanterati" davano sfogo all'ormone impazzito in queste mitiche battaglie notturne tra facoltà.

Toccava far passare la nottata. E una notte durante un assalto alla facoltà di Scienze politiche Anubi venne fatto prigioniero e chiuso dentro un armadietto. Ricordo pure, una scena comica di cui ti sei reso protagonista durante il famoso movimento dei bulloni. Stavamo a San Giovanni in mezzo agli scontri, contro guardie e servizio d'ordine del sindacato, quando lanci il tuo bastone, per la precisione un’asta di plastica vuota, contro i nostri nemici.
Lanci e ti metti a correre in avanti seguendo la scia, in realtà sotto la traiettoria, del bastone che puntuale ricadde sulla tua testa.

Un sovversivo libero

Come non ricordare quel viaggio bellissimo a Parigi nella primavera 1994.
Quando siamo partiti con i biglietti falsi del treno per andare al corteo degli studenti, quel primo movimento che vide per protagonisti i giovani delle banlieues. Con gli scontri che iniziarono in una piazza sopra il carcere de La Santé. Immortalati all'inizio del film L'Odio. Decidemmo di partire per Parigi come prima di noi avevano fatto, durante il maggio 1968, Balestrini, Piperno e Scalzone. Come prima di noi avevano fatto i compagni di COX18 durante il movimento studentesco del 1986.

Movimento che tristemente ricordiamo per l'omicidio, da parte della polizia, di Malik Oussekine. Alla partenza per Parigi, con il famoso espresso Napoli Parigi, alla stazione Ostiense trovammo tutta la Digos di Roma sul binario che ci salutava con i fazzoletti alla partenza del treno. A Parigi una mattina, tu eri ripartito da qualche giorno, ci sveglia Oreste Scalzone e ci dice "Hanno arrestato Anubi."

A quel punto capii perché la Digos c'era venuta a salutare alla partenza del treno.

La vita di Anubi è sta vissuta all'inseguimento dell'insurrezione continua. Anubi era un sovversivo. Anubi era un uomo libero. Libero a un punto tale d'avere una sua propria via rivoluzionaria che l'ha fatto essere a volte un ML, a volte un autonomo, un militante di Rifondazione Comunista, un disobbediente, un anarchico.

Perché Anubi era un uomo libero che, non apparteneva a nessuna fazione, faceva movimento per il movimento. Oggi qui prima di me, come sulle pagine de Il Manifesto tutti lo ricordano come un bravissimo giornalista, un leader di movimento e un dirigente Comunista. Peccato che per campare è stato costretto a fare l'usciere al museo.

Perché dentro i partiti, i sindacati e i giornali della sinistra solo i mediocri fanno carriera. E Anubi non era un mediocre.

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