Dal movimento studentesco della Pantera a quelli di lotta per la casa, il giornalista romano, inviato per Liberazione ha attraversato piazze e lotte per decenni. Coltissimo, inquieto, sempre provocatore e pronto a stupire con le sue scelte. Scompare all’improvviso dopo aver accusato un malore la mattina del 3 luglio, «tutta la tua energia e tutta la tua intelligenza si spargano nel mondo»
«Hai saputo di Anubi?». Non sono ancora le 10 del mattino del 3 luglio quando il suo nome inizia a rimbalzare. Nelle chat di quelli che erano stati suoi colleghi a Liberazione, il giornale di Rifondazione comunista, che solo pochi mesi fa si erano trovati a salutare anche Angela Azzaro. E in quelle di quel pezzo di movimento che con lui aveva condiviso il movimento studentesco della Pantera, le dolorose giornate del G8 di Genova.
Anubi D’Avossa Lussurgiu se n’è andato nelle prime ore del mattino di questo luglio bollente. Un malore, forse un infarto, lo ha colto mentre si trovava nella sua casa romana, in una delle occupazioni di Action. Neanche l’arrivo dei soccorsi ha permesso di salvarlo. Inquieto nelle scelte e nella militanza, capaci di scelte folli, coltissimo, sempre provocatore, Anubi aveva un’intelligenza fuori dalla norma, una memoria per i dettagli della storia inimmaginabile, una capacità di scrittura che stupiva continuamente.
«Riuscivi a parlare di Deleuze e Guattari e dell’ultimo Topolino con la stessa facilità e intensità», scrive il giornalista Roberto Pietrobon. «Eri capace di “Chiudi questa pagina!”, ricorda Tecla De Santis, grafica di Liberazione, perché Anubi arrivava sempre sul filo del rasoio con i suoi pezzi, quando si doveva chiudere per andare in stampa, soprattutto se si trattava di quelli per 70 – Gli anni in cui il futuro iniziò, supplemento di Liberazione voluto, anche questo come Queer, da Angela Azzaro.
Eppure arrivava sempre in tempo, le sue analisi erano sempre lucide. Il suo trench lungo, immancabile, elegantissimo, anche nelle piazze più infuocate. «Era il più talentuoso di noi, un fantastico affabulatore, un leader naturale, un ragazzo e un uomo davvero raro», scrive la collega Stefania Podda in uno dei tantissimi post che hanno iniziato a riempire la rete dopo le prime ore di incredulità in cui si cercava la conferma di quello che non si sarebbe voluto sapere.
«Non riesco nemmeno a scrivere due parole perché ho il cuore spezzato. Ciao amico mio», sono le parole che Nicola Fratoianni di Avs affida ai social postando una foto che li ritrae, giovanissimi, accanto a Peppe De Cristofaro – la parte più movimentista della Rifondazione di fine millennio – e Daniele Farina del Leoncavallo, proprio al G8 di Genova.
«La Pantera, il G8, l'Onda, i movimenti di lotta per l'abitare, la tua famiglia, il lavoro di questi ultimi anni al palazzo reale di Napoli... Davvero le tue tante vite sono finite in questa mattina di luglio? Non è ingiusto? Non è troppo presto!?», scrive Alfonso De Vito, storica figura dei movimenti napoletani.
«Ricordo Anubi, nel caldo di una assemblea muta, allo stadio Carlini, farsi spazio, prendere il microfono, alzare lentamente un braccio e ficcare negli occhi di tutte e tutti noi un bossolo stretto tra pollice e indice. Poi ridarci voce, regalandoci le parole per dire che si, lo stato aveva deciso di passare la prima di moltissime future soglie della violenza accettabile, che ci aveva sparato in testa, ma che non dovevamo lasciare la morte che il gelido mostro ci sputava addosso trasformarci e che noi eravamo altro». È il ricordo di Marco Assennato che sceglie di accompagnarlo con una delle foto più iconiche che stanno girando in queste prime ore dalla sua scomparsa, a un convengo, tra Fausto Bertinotti e Rossana Rossanda.
«Quando ti ho conosciuto, durante la Pantera all’università, ho capito che di fronte a me c’era un rivoluzionario», ricorda Gennaro Migliore di Italia Viva, «Non hai mai smesso di esserlo, con la vita immersa nelle lotte e il pensiero vagante tra mille scoperte intellettuali». I suoi ricordi scorrono insieme a quelli di mille altre persone che con Anubi hanno condiviso pezzi di vita.
Perché, come scrive Celeste Costantino, ricordando il suo di incontro – tra i corridoi di Liberazione e le botte prese dalle forze dell’ordine a un corteo davanti a uno dei cpt (gli attuali cpr) – «Sento che c’è un pezzo di quella storia che sta andando via e vorrei tanto riuscire a fermarla». E i pensieri più affettuosi vanno ai due figli, mentre, come scrive la collega Laura Eduati le persone care si augurano che «tutta la tua energia e tutta la tua intelligenza, si spargano nel mondo».
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