L’accordo non c’è. Il tentativo di conciliazione che si è svolto al ministero del Lavoro nell’ambito della vertenza nazionale per il rinnovo del contratto collettivo della sanità privata Aiop–Aris, si è concluso senza alcun accordo. 

«Un esito molto grave, che penalizza ancora una volta le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata, che attendono da troppo tempo il rinnovo del contratto nazionale. Le associazioni datoriali continuano a sottrarsi alle proprie responsabilità, subordinando l’apertura della trattativa a questioni che riguardano i rapporti economici con le Regioni», hanno dichiarato congiuntamente Federico Bozzanca, segretario generale Fp Cgil, Roberto Chierchia, segretario generale Cisl Fp, e Rita Longobardi, segretaria generale Uil Fp, commentando l’esito negativo del tentativo di conciliazione presso il ministero del Lavoro.

«È inaccettabile – proseguono – che il diritto al rinnovo contrattuale continui a essere ostaggio dei rapporti tra imprese e istituzioni. Parliamo di decine di migliaia di professioniste e professionisti che ogni giorno garantiscono cure, assistenza e prestazioni essenziali ai cittadini, contribuendo in maniera determinante al funzionamento del Servizio sanitario nazionale. A fronte di questo impegno, non possono continuare a ricevere soltanto rinvii e scarichi di responsabilità in una fase in cui il costo della vita continua a pesare sui salari e sulle condizioni delle famiglie». 

«Particolarmente grave – sottolineano Bozzanca, Chierchia e Longobardi – è stata inoltre l’assenza al tavolo del Ministero della Salute e della Conferenza delle Regioni. Due interlocutori istituzionali che, per le competenze esercitate in materia di accreditamento, finanziamento e regolazione del settore, non possono sottrarsi alle proprie responsabilità».

«Se per la sanità privata il tentativo di conciliazione si è concluso con un mancato accordo, altrettanto insostenibile è la situazione delle Rsa Aiop e Aris, dove le lavoratrici e i lavoratori attendono da ben 14 anni il rinnovo del contratto. È davvero il “contratto della vergogna”, uno dei più lunghi periodi senza rinnovo dell’intero settore privato nazionale e questa ingiustizia colpisce proprio chi ogni giorno si prende cura dei nostri anziani e delle persone più fragili nelle Rsa e nelle case di riposo. Non è accettabile che a queste lavoratrici e a questi lavoratori, ai quali si chiedono professionalità, responsabilità e dedizione, continui a essere negato un adeguato riconoscimento economico e contrattuale. Anche su questo fronte servono risposte immediate e un’accelerazione decisiva delle trattative».

«Il mancato accordo rafforza le ragioni della mobilitazione che abbiamo avviato. Chiediamo un’assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti, a partire da quelli istituzionali. In assenza di risposte, proseguiremo senza esitazioni con tutte le iniziative di mobilitazione previste dalla normativa vigente. Chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute e all’assistenza dei cittadini merita rispetto, salari adeguati e il pieno riconoscimento della propria professionalità. Non sono più tollerabili rinvii, alibi o tatticismi. Non ci fermeremo fino alla conquista dei contratti», concludono i tre segretari generali.

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