La collecting fondata da Cinzia Mascoli, Elio Germano, Neri Marcorè e tanti altri firma una svolta storica raccogliendo le istanze dell’associazione Effetto Domino, attiva nello sviluppo e nella promozione della danza made in Italy, e rappresenterà le istanze dei professionisti presenti in opere audiovisive
Precarietà, discontinuità, compensi saltuari e inadeguati sono tutte caratteristiche delle professioni artistiche, fanno parte del pacchetto. Attori, doppiatori, musicisti e ballerini quotidianamente affrontano queste incertezze. E parliamo di decine di migliaia di professionisti. Le tutele sulla carta ci sono e non da oggi. Si chiamano diritti connessi al diritto d’autore.
Un salario differito previsto sia dalle direttive europee che dalle norme italiane di recepimento. Si tratta di un compenso che le tv, le piattaforme streaming devono corrispondere ogni volta che un film, una fiction, un video musicale o anche in programma televisivo vede coinvolti questi professionisti.
Il principio è molto semplice: se tu tv/piattaforma guadagni mandando in onda a ripetizione queste opere devi riconoscere qualcosa a chi ha lavorato in quelle opere. Quel qualcosa, fino al 2019, era definito “equo” compenso. Doveva essere una forma di ristoro successivo, in realtà arrivavano compensi di centesimi di euro per opere di grande successo e, badate bene, neppure a tutti gli artisti aventi diritto.
Negli anni, la Commissione europea, anche su sollecitazione delle categorie, si era resa conto che di equo non vi fosse nulla e il sistema non reggeva. Così dopo lunghe discussioni e battaglie lobbistiche, la direttiva copyright è stata aggiornata e ha definito il compenso “adeguato e proporzionato” ai ricavi che l’opera genera.
Lo scopo è quello di fornire un chiaro parametro quantitativo nel corso delle negoziazioni con gli utilizzatori. Ed è su proprio questo elemento che oggi si sta scontrando la collecting Artisti 7607, fondata da Cinzia Mascoli, Elio Germano Neri Marcorè e tanti altri e che si è vista costretta a citare in Tribunale la piattaforma Netflix, proprio sull’entità del compenso.
Ma vi è un ulteriore paradosso italiano, perché le norme da decenni dicono che questo compenso spetta anche ai ballerini. Ebbene i ballerini non hanno mai ricevuto alcunché. La legge c’è ma nessun utilizzatore la rispetta e il costo di una causa in Tribunale per un ballerino è insostenibile. Ve lo immaginate un ballerino che sfida un colosso dello streaming? Peraltro, la situazione dei ballerini in Europa è molto diversa. In molti Paesi europei, non solo i ballerini ricevono i compensi quando viene ritrasmessa l’opera audiovisiva ma anche quando vengono mandate in replica gli show televisivi. Tutti compensi che restano nelle tasche dei broadcast.
Così la collecting Artisti 7607, ha deciso di raccogliere le istanze dell’associazione di ballerini Effetto Domino, associazione attiva nello sviluppo e nella promozione della danza made in Italy e rappresentare i diritti connessi dei ballerini professionisti presenti in opere audiovisive, come già avviene per oltre 3600 interpreti.
Una svolta importante che segna un nuovo punto di svolta nel panorama dei diritti connessi che con l’avvento del digitale ha visto registrare enormi profitti per i broadcast e piattaforme streaming, senza che vi sia un reale beneficio significativo per gli artisti.
© Riproduzione riservata

