«Le reticenze per questi argomenti non sono utili. Dovrebbero infatti essere affrontati con serenità. Aiuterebbe a conoscere noi stessi e raggiungere il benessere con noi stessi e con gli altri», sono le parole di Lara Tavoschi, ricercatrice presso il Dipartimento di ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in Medicina e chirurgia dell’Università di Pisa. La ricercatrice interpreta i risultati dei due progetti coordinati dall’Università di Pisa in collaborazione con l’Istituto superiore di Sanità sull’educazione sessuale nelle scuole. 

Il progetto

L’Istituto superiore di Sanità ha diffuso i risultati nel rapporto dal titolo Educare alla sessualità nelle scuole italiane: l’esperienza di un progetto tra analisi dell’evidenza, implementazione e valutazione. 

I due progetti, “EduForIST1” e “EduForIST2”, sono finanziati dal ministero della Salute all’interno del Piano nazionale della prevenzione 2020-2025. Il macro obiettivo numero 6 del piano considera le infezioni sessualmente trasmissibili come un ambito che necessita un intervento prioritario. Per questo, l’obiettivo del progetto, nato nel novembre 2019 e condotto fino a febbraio 2023, è fornire linee guida per la realizzazione di attività di educazione all’effettività, alla sessualità e alla salute riproduttiva nelle scuole. Finora sono state coinvolti un totale di 1.223 studenti distribuiti in 24 scuole secondarie delle regioni Lombardia, Toscana, Lazio e Puglia. Lo studio è ancora in corso con il progetto “EduForISt3.0”. La ricercatrice Tavoschi spiega che l’intenzione è estenderlo anche in Campania e Friuli Venezia Giulia. 

Oggi le infezioni sessualmente trasmissibili rappresentano un problema rilevante per la salute pubblica sia in Italia sia negli altri paesi. Dal 1991 al 2021 ci sono stati 28.496 nuovi casi, con un’età compresa tra 15 e 24 anni pari al 18,8 per cento di tutti i casi di infezioni sessualmente trasmissibili. 

L’Italia, però, è tra i pochi paesi europei privi dell’obbligo di un’educazione alla sessualità nelle scuole ma lascia discrezione ai dirigenti scolastici la scelta.  

Nonostante l’assenza di normative che regolamentino l’educazione sessuale nel contesto scolastico, «la scuola viene indicata dagli studenti stessi come il luogo più adatto per riceverle», cita il rapporto. 

Risultati

Per entrambi i progetti pilota, gli studenti delle scuole scelte hanno compilato in maniera anonima un questionario sia prima sia dopo la realizzazione. In entrambi i casi, sia i docenti sia i genitori dei ragazzi coinvolti hanno dimostrato un approccio favorevole al progetto. 

Già nel pretest è stato riscontrato un buon livello di conoscenza dei cambiamenti che occorrono durante l’adolescenza, in particolare sul tema dell’insicurezza e dell’identità. Tuttavia L’identità di una persona si costruisce con il confronto con gli altri è un quesito a cui solo il 36 per cento dei ragazzi ha risposto in maniera corretta. 

Importanti i risultati sul tema delle gravidanze indesiderate in cui l’affermazione La necessità di fare spesso pipì può essere un sintomo di un’infezione a trasmissione sessuale ha registrato un aumento del 33,1 per cento nelle risposte corrette. Allo stesso modo anche Esistono farmaci che permettono alle persone con HIV di non ammalarsi di AIDS e di non trasmettere l’infezione alle altre persone ha registrato un aumento del 18,8 per cento. 

Il secondo progetto realizzato nell’anno 2023 ha rilevato un importante gap tra maschi e femmine. I risultati hanno dimostrato un maggior numero di maschi che hanno risposto in maniera sbagliata ai post test nei quesiti relativi allo sviluppo dell’identità sessuale e per la prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse e delle gravidanze indesiderate. Riguardo i motivi che potrebbero aumentare questa differenza di genere, secondo Tavoschi, ci sono la maturità delle ragazze che acquisiscono prima queste informazioni, il carattere culturale e l’attitudine del genere femminile ad essere più attivo per questi temi. Tavoschi però sottolinea che l’obiettivo del progetto è uniformare le informazioni non solo a livello nazionale ma anche tra maschi e femmine. «È importante parlare di questi temi a entrambi i gruppi», dice. Il rapporto dimostra l’esigenza di un maggiore coinvolgimento di adolescenti di genere maschile alla cura della propria salute sessuale.

Sono state registrate anche importanti differenze tra gli alunni del Nord e Centro Sud Italia. I ragazzi provenienti dalle regioni del Nord hanno risposto in maniera scorretta all’affermazione Una volta che si è detto di sì ad un rapporto sessuale, non è possibile cambiare idea. Per avere una visione completa bisognerà ampliare il campione delle scuole del Sud, ha spiegato Tavoschi. «L’ambito del consenso è essenziale e deve essere affrontato in contesti come quello della scuola», ha detto la ricercatrice. 

Anche la partecipazione dei genitori ha avuto un’influenza positiva. Le famiglie sono state coinvolte tramite un incontro iniziale e un incontro finale. La loro presenza ha aumentato la probabilità di risposta positiva per domande relative alla pillola concezionale e alle malattie sessualmente trasmissibili. 

Per quanto riguarda il livello di gradimento dei ragazzi, il 79 per cento degli alunni ha dichiarato un buon livello di interesse al tema, mentre argomenti come emozioni, identità di genere e orientamento sessuale sono risultati meno graditi. 

In conclusione, i risultati della ricerca hanno dimostrato «quanto sia opportuno e necessario introdurre programmi nei curricula scolastici, ai fini non solo di promuovere attenzione e prevenzione nei confronti della propria salute e sessuale e riproduttiva, ma anche atteggiamenti non discriminatori e anti stigma nei confronti delle persone che vivono con Hiv». 

La valutazione degli educatori

Gli insegnanti sono stati invitati a tenere, individualmente o in coppia con i colleghi con cui hanno svolto le attività, una pagina di diario al termine di ogni incontro nelle classi. Le prime osservazioni analizzate sono relative al campo didattico analizzando la risposta ai contenuti e agli strumenti utilizzati. Secondo le annotazioni, l’utilizzo di video e la tecnica di giochi di ruolo sono stati molto apprezzati dagli studenti. In casi di poco interesse da parte della classe, gli insegnanti si sono impegnati nella ricerca di nuove proposte. Gli educatori hanno riportato anche la presenza di alcuni limiti come quello del tempo, della mancanza di supporto tecnologico e la situazione pandemica ancora attiva al momento dello svolgimento del progetto. 

I giudizi degli insegnanti sono stati considerati di fondamentale importanza perché rappresentano la parte attiva del progetto. Per questo, le loro osservazioni saranno prese in considerazione per l’implementazione del progetto EduForISt3.0. La professoressa Virginia Mortari dell’Università di Verona, che fa parte del gruppo di lavoro del report, sottolinea l’importanza del ruolo dell’educatore nella realizzazione personale di ogni persona perché «l’educazione è cura del divenire possibile dell’altro». 

Il futuro del progetto

Lara Tavoschi anticipa alcune prospettive del progetto. «L’intenzione è quello di estendere il progetto sia alle elementari sia all’università», ha detto sottolineando le ambizioni del piano. I cambiamenti di cui necessita e adotterà il piano sono state definite come «permutazioni». L’obiettivo a lungo termine è quello di coinvolgere, non solo le associazioni del terzo settore, ma anche servizi sanitari e scuole che promuovono la salute in collaborazione al corpo docente della scuola scelta. 

Per questo, le esperienze raccolte fino ad oggi hanno dimostrato come il coinvolgimento di  docenti e genitori «sia esso stesso uno strumento di lavoro importante, che contribuisce alla buona riuscita del progetto anche attraverso l’instaurarsi di un contesto favorevole che possa promuovere l’incremento delle conoscenze negli studenti».

In Italia, il dibattito sull’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole non ha mai raggiunto una conclusione. 

«Ci troviamo di fronte a un muro di gomma», dice Tavoschi ragionando sulle motivazioni che caratterizzano il ritardo del sistema italiano. L’idea del progetto però ha l’obiettivo fornire «l’evidenza sufficiente di un modello aggiornato che funzioni e che sia adatto al nostro paese». 

I risultati positivi del progetto alimentano la speranza anche se, come sottolinea il rapporto, «i progetti di promozione della salute sono di per sé molto complessi, dal momento in cui devono combinare insieme diversi elementi di complessità».  

«Possiamo valutare solo i pro e i contro delle conoscenze relative all’introduzione dell’educazione sessuale a scuola – conclude Tavoschi – ma solo nel medio-lungo periodo potremo valutare l’impatto che quest’educazione ha avuto sui comportamenti». 

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