Avanti un altro. L'ultimo in ordine di tempo a minacciare querela nei confronti di Domani è il ministro dell'Economia, il leghista Giancarlo Giorgetti. Si arricchisce, così, l'elenco di ministri e sottosegretari del governo di Giorgia Meloni che hanno denunciato i giornalisti di questo giornale o hanno promesso di farlo. Il metodo è sempre lo stesso: dopo la pubblicazione della notizia, ecco una nota o un tweet con cui dichiarano di aver dato mandato ai legali di presentare una querela per diffamazione nei confronti di Domani. In queste note, tuttavia, è sempre assente la contestazione dei fatti specifici rivelati negli articoli. Non sappiamo, dunque, da quale riga dell'inchiesta si sente diffamato il ministro. Il nostro lavoro ha trattato gli affari di Francesca Verdini, compagna di Matteo Salvini, con la società Sport e Salute Spa, controllata dal ministero guidato da Giorgetti. Porre la questione di un potenziale conflitto di interessi è legittimo. Salvini e Giorgetti sono capi supremi della Lega e il secondo ha voluto con determinazione la società di stato dalla quale Verdini ha ottenuto due lavori.

Notizie vere

Le notizie pubblicate sono vere. Siamo in possesso dei contratti firmati da La Casa Rossa (Verdini è socia al 95 per cento) e Sport e Salute: si tratta di due affidamenti diretti per un totale di 27.200 euro, assegnati all'azienda di Verdini tra gennaio e settembre 2022. Che sia tutto vero è confermato anche dalle risposte ricevute da Sport e Salute, contattata nei giorni precedenti la pubblicazione della notizia.

Un giornale ha il dovere di pubblicare una notizia che riguarda soldi pubblici, a maggior ragione se questo denaro è destinato a un'imprenditrice che ha legami stretti con ministri o parlamentari. La notizia è sicuramente di interesse pubblico. Non sappiamo se Giorgetti si sia risentito per la notizia degli affidamenti oppure perché nell'articolo abbiamo parlato del manager che ha seguito l'affare, nel frattempo diventato amministratore delegato di Sport e Salute Spa. Come scritto in passato da Domani, è un professionista apprezzato dal ministro. Anche questo è un dato scritto alcuni mesi fa e all'epoca mai smentito.

Alla redazione di Domani non è pervenuta, inoltre, alcuna lettera di rettifica, come d'uso in caso di repliche. Abbiamo appreso dalle agenzie che Il ministro «ha dato mandato ai suoi legali per presentare una denuncia querela nei confronti del quotidiano ‘Domani’… a tutela della sua reputazione in quanto totalmente estraneo alle fantasiose ricostruzioni». Nessuna smentita, nessuna rettifica, nessuna replica sui fatti contenuti all'interno. Come sussurra qualcuno al ministero, «capirete il motivo quando vi arriverà la querela». Aspettiamo, perciò. Così come abbiamo atteso le denunce di altri ministri, spesso mai notificate.

Clima nero

Al di là di Giorgetti, però, è il clima di ostilità rispetto all'informazione che preoccupa anche osservatori internazionali impegnati nella tutela della libertà di stampa. Solo il nostro giornale negli ultimi mesi ha ricevuto numerosi attacchi da parte di membri del governo dell'estrema destra italiana: la ministra del Turismo Daniela Santanchè, in aula del Senato si è scagliata contro Domani per aver dato una notizia, vera; il ministro della Difesa Guido Crosetto, aveva minacciato di querelarci dopo la serie di inchieste sui soldi incassati dall'industria degli armamenti, la querela non è mai arrivata ma ha presentato un esposto per individuare le fonti dei cronisti; il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, lui ha presentato due querele nel corso degli anni e minacciate altrettante; anche il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ne ha promesse ma ancora mai fatte; Giorgia Meloni, la premier, ha querelato e portato a giudizio Emiliano Fittipaldi, direttore di Domani, all'epoca dei fatti era il vicedirettore.

Operazioni che sono un'anomalia in Europa. E hanno due obiettivi. Uno specifico, cioè intimidire e assoggettare i giornalisti autori degli articoli. L'altro più generale è un avviso ai naviganti che suona più o meno così: attenzione, questo è il prezzo da pagare per chi ha intenzione di scavare oltre l'ufficialità delle veline governative. Non basterà però a fermare Domani e chi vede nel giornalismo di inchiesta un baluardo della democrazia.

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