«Ho smesso di fare il pescatore. Faccio il cameriere». La testimonianza di Vincenzo Luciano, che recuperò una quindicina di corpi tra i quali quello di un bimbo di tre anni che morì nelle sue braccia con gli occhi sgranati, è emblematica di un trauma collettivo. L'impatto emotivo provocato dal naufragio di Cutro è ancora pesante in chi interviene nell'immediatezza.

Sei mesi dopo, la voce è rotta dall'emozione nel ripercorrere le sequenze dell'incubo materializzatosi in una gelida alba. C'è chi ancora si risveglia improvvisamente di notte, chi non riesce più a tuffarsi in un mare che è un incanto e c'è chi addirittura ha cambiato vita, come l'ex pescatore Luciano.

Sono un ricordo le torce di cui si muniva durante le uscite notturne e che venivano puntate verso il basso per non spaventare i pesci e per esplorare la zona mentre ci si incammina verso la battigia. Il sindaco di Cutro, Antonio Ceraso, in occasione della “Notte degli angeli”, una manifestazione che si terrà sulla spiaggia della frazione Steccato a sei mesi dalla tragedia, premierà Luciano e altri due pescatori, i fratelli Antonio e Teodoro Grazioso, per il loro «gesto eroico». Ma sono vittime anche loro.

Mai più in mare

«Ho provato ad andare di nuovo in mare, ma non ci riesco, ho paura, rivedo sempre quel bimbo», dice Luciano. Il tragico naufragio di migranti con 94 vittime accertate, tra i quali 35 bambini (ma si cercano sei dispersi) non poteva non essere centrale nelle riflessioni degli specialisti: se ne è parlato al World Social Work Day 2023 organizzato dall'Ordine degli assistenti sociali della Calabria. Come ha ben spiegato la docente dell'UniCal Francesca Falcone, non ci sono soltanto le vittime primarie, i morti in seguito all'affondamento del caicco “Summer Love” schiantatosi contro quella maledetta secca, e le vittime secondarie, ovvero i parenti delle vittime primarie , che hanno subito una perdita inestimabile, quelli le cui urla si sentivano anche fuori dal PalaMilone di Crotone durante il mesto rito del riconoscimento delle salme,

Prendiamo il caso di Emanuel Vizzacchero, attivissimo sommozzatore di Isola Ambiente Apnea, una delle associazioni utilizzate dalla Protezione civile regionale per il supporto alla guardia costiera, specie dopo che la presenza di vigili del fuoco e guardia di finanza si era ridotta e le ricerche dal campo base di Steccato si erano spostate a Le Castella. Il raggio d'azione che prima aveva come epicentro il luogo della tragedia era cambiato perché le correnti trascinavano più a sud i corpi che continuavano ad essere rinvenuti, anche se la quasi totalità delle vittime era stata ormai recuperata.

Vizzacchero è uno di quelli che continuava a rifare il tragitto durante le ricerche da terra, con i binocoli, perché col mare mosso di quei giorni era impossibile uscire in mare con i gommoni. Non mollavano la presa neanche dal nuovo campo base nella darsena di Le Castella, gli angeli dell'emergenza. Di corpi senza vita ne hanno avvistati e recuperati tanti, e le scene sono ancora nei loro occhi ma prima non c'era tempo per rimuginarci.

Il 31 maggio le ricerche sono terminate. «Ora mi sveglio la notte di soprassalto perché mi sembra di rivedere giubbottini in acqua», dice Vizzacchero. Nei fondali ci sono ancora i vestiti di quei disperati, spogliati di tutto dal mare in cui è naufragata l'umanità. Qualche settimana fa i sommozzatori volontari hanno recuperato due passaporti, consegnati alla Questura di Crotone.

Chi ha lavorato a lungo in acqua soffre forse di più, come dimostra il ricordo vivido di una tragedia di proporzioni immani, ma la strage continua. «Tragedie come quella di Cutro continuano a verificarsi, il mio appello perché l'Europa intervenisse non è stato raccolto, anche se mi rendo conto che è una questione di difficile soluzione, ma dopo sei mesi non è cambiato nulla, tranne il nostro impegno, la nostra solidarietà che fa parte del nostro Dna», dice il sindaco Ceraso.

Al centro della scena

Nell'ala del periferico cimitero nella località Serre adibita alle sepolture musulmane, è stata sotterrata anche la vittima di uno sbarco avvenuto nel maggio scorso. Tra i morti sepolti a Cutro c'è anche uno dei presunti scafisti. Per altri quattro imputati la Procura di Crotone ha ottenuto il giudizio immediato, mentre si attende la chiusura delle indagini nel procedimento parallelo, che dovrà fare luce sui ritardi nei soccorsi e su mancate comunicazioni interforze che sarebbero all'origine di una strage che, con ogni probabilità, si poteva evitare.

Intanto, il tratto di mare in cui sei mesi fa spuntò un caicco malandato stracolmo di disperati che si schiantò contro una secca facendo un'ecatombe in questi giorni è solcato dallo yacht dell'emiro del Qatar Al Thani, una lussuosa imbarcazione del valore di circa 300 milioni di dollari. Ancora immagini che stridono. Prima dell'uragano mediatico scatenatosi in seguito alla tragedia, Steccato d'inverno era una landa desolata.

Negli anni scorsi, hanno rivelato alcuni collaboratori di giustizia, là si tengono summit di 'ndrangheta per pianificare omicidi, perché in quel dedalo di caso edificare abusivamente difficilmente si rischiava di incontrare qualcuno.

La frazione Steccato conta circa 800 residenti, anche se d'estate si trasformava in una delle più popolose località balneari della costa jonica. Oggi no. Oggi ci sono inviati da tutto il mondo e manifestazioni partecipate di associazioni e movimenti. Tutti indignati per la morte di quasi 100 persone a poche decine di metri dalla costa.

E la gente del luogo è tramortita, perché era abituata ad accogliere più che altri turisti. Ma se si parla con gli esercenti, si scopre che la stagione turistica 2023 è andata peggio che nel periodo Covid. Non si sono registrate molte disdette nei villaggi, ma la voglia di fare festa quest'anno è poca. C'è una ferita che ancora sanguina.

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