Il padre di Marco Calì, Antonino, è in carcere come narcotrafficante. «La famiglia è storicamente operativa nel settore», scrive la giudice in un’indagine che coinvolge Calì per autoriciclaggio, già in carcere per usura. «Non c’entro niente con la droga»
«Io con la droga non c’entro un c...,la bomba è una pisciata di cane». Il linguaggio colorito è di Mirko Calì, che guarda gli operai aggiustare la serranda, insieme al figlio, amministratore unico della srl, conta i danni dell’ordigno dell’ultima notte esploso a Roma nella periferia di Centocelle. Il racconto di una faida in corso, ma lui si chiama fuori anche se interessato da inchieste che parlano di droga e soldi, membro di una famiglia che nel narcotraffico gioca da anni un ruolo. «Ao io non