Giornata di manifestazioni a Milano, dove si sono svolti cortei contrapposti in occasione del raduno dei Patrioti europei promosso dalla Lega in piazza Duomo. «Sono qui perché credo nell'Europa cristiana» ha detto Mario Giordano aprendo gli interventi in una piazza riempita solo per un quarto dai presenti, «Vogliamo poter dire Remigrazione», ha aggiunto. 

Il corteo dei Patrioti era partito da porta Venezia, composto da circa 2mila persone secondo le forze dell’ordine. In testa un trattore con lo slogan «Tuteliamo la nostra agricoltura e il Made in Italy», seguito da amministratori locali e sindaci leghisti con lo striscione «Padroni a casa nostra». Tra gli slogan esposti anche “Protezione dei confini”, «Diritto alla sicurezza» e «Difesa delle radici», mentre lungo il percorso si sono levati cori come «Europa cristiana mai musulmana» e «Basta clandestini, basta insicurezza»

Il corteo è passato anche davanti a Palazzo Marino, dove si sono registrati fischi e cori contro il sindaco Beppe Sala.

Sul palco allestito in piazza Duomo sono attesi esponenti della destra europea, tra cui Geert Wilders e Jordan Bardella, oltre a delegazioni internazionali. La manifestazione sarà conclusa dal leader della Lega Matteo Salvini, preceduto dall’intervento del ministro Giuseppe Valditara.

I contro cortei 

Parallelamente, diversi cortei di protesta si sono mossi in città. Un primo gruppo è partito da piazza Tricolore. I manifestanti, tra cui i centri sociali Lambretta, Zam, Cantiere e attivisti di Dax Resiste, hanno attraversato corso Buenos Aires fino a piazza Santo Stefano.

ANSA
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 I manifestanti hanno intonato cori contro Salvini, tra cui «Matteo Salvini non ti vogliamo» e «Lega Salvini e lascialo legato».
Durante il corteo si sono registrati momenti di tensione in via Borgogna tra antagonisti e forze dell’ordine. Gli agenti hanno utilizzato idranti per contenere i manifestanti, mentre alcuni di questi hanno lanciato petardi, fumogeni e bottiglie nel tentativo di forzare il blocco e raggiungere piazza Duomo. Dopo qualche momento di tensione il corteo antifascista si è diretto verso il punto d’incontro con il corteo "Milano è migrante". 

Tra i partecipanti anche l’europarlamentare Ilaria Salis, che ha definito la remigrazione «una pratica e un’idea neofascista» e ha invitato a opporsi «a questo scempio, a questa barbarie e alle discriminazioni». Rispondendo alle dichiarazioni di Salvini, Salis ha affermato che «il fascista è lui» e ha aggiunto che manifestazioni come quella dei Patrioti »non dovrebbero avere la legittimità di esistere in nessun giorno dell’anno».

Il Corteo No Remigration
 

Il corteo partito da piazza Lima contro l’evento dei Patrioti europei, e promosso dal Pd ha inglobato anche lo spezzone pro Palestina, con una rappresentazione simbolica dedicata ai prigionieri palestinesi.

Dopo una breve trattativa con le forze dell’ordine, ai manifestanti è stato consentito di proseguire lungo corso Buenos Aires fino a piazza Oberdan, senza deviare verso viale Regina Giovanna come inizialmente previsto. Le transenne predisposte per bloccare l’accesso sono state successivamente rimosse, permettendo al corteo di avanzare verso l’area da cui era partito il corteo dei Patrioti diretto in piazza Duomo.

Nel punto in cui era prevista la deviazione, alcuni attivisti hanno scritto sull’asfalto «Milano è migrante»,  scandendo cori come “siamo tutti antifascisti”. All’altezza dell’incrocio con viale Majno è stato inoltre esposto uno striscione con la scritta «Milano è migrante e partigiana». Alla manifestazione ha preso parte anche il consigliere regionale Luca Paladini, presente con la maglietta dei Sentinelli. I tre cortei si sono poi ricongiunti all'altezza del Palazzo di Giustizia, in corso di Porta Vittoria. 


La protesta di Non una di meno


 

Valditara: «Schwa offesa alla dignità di uomini e donne»

In piazza Duomo si sono susseguiti gli interventi di vari esponenti della destra internazionale. Il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara ha fatto un discorso in cui ha invocato l’unità dell’Occidente, prendendosela poi contro alcune forme del linguaggio inclusivo: «Noi abbiamo una civiltà che ha lottato per riconoscere uguali dignità  per uomo e donna. Proprio per questo rifiuta di disprezzare l’umanità che c’è in tutti noi costruendo asterischi, schwa e generi neutri. È un’offesa alla dignità degli uomini e delle donne». 

La politica greca Afroditi Latinopoulou, presidente del partito di estrema destra Foni Logikis, ha attaccato la sinistra, definendola «cancro della nostra cultura e dell’Europa». Il politico olandese Geert Wilders, fondatore del Partito per la Libertà, ha citato Oriana Fallaci e Giovanni Paolo II. Ha poi detto che «Milano è nostra, non è dell’islam, l’Italia è un paese cristiano e non diventerà mai un paese islamico. Niente più Eurabia» e ha parlato dello stupro di due giovani turiste dei Paesi Bassi avvenuto in città nella notte di venerdì. 

Gli interventi dal palco

Tra gli ospiti internazionali, Udo Landbauer ha dichiarato che «la politica deve servire il popolo, non Bruxelles», aggiungendo che i Patrioti «non sacrificheranno mai i propri Paesi sull’altare dell’Unione europea». Ha quindi indicato in Matteo Salvini un esempio di chi «mette al primo posto gli interessi nazionali».

Sullo stesso tema si è espressa anche Afroditi Latinopoulou, che ha invocato «frontiere chiuse ed espulsioni» e attaccato quella che ha definito «propaganda woke», rivendicando la necessità di «mantenere i Paesi sicuri». Dalla Spagna, il leader di Vox Santiago Abascal ha criticato il governo di Pedro Sánchez, sostenendo che la regolarizzazione di migranti irregolari abbia prodotto «un effetto di attrazione senza precedenti», e ha invitato a rafforzare la cooperazione tra i Patrioti europei.

Nel corso della manifestazione, il leader del Rassemblement National Jordan Bardella ha definito Salvini «un uomo libero e coraggioso», ricordando le politiche sui porti chiusi e la difesa dei confini durante il suo mandato al Viminale. «La sua battaglia è la nostra battaglia», ha affermato.
 

Salvini: «Un abbraccio a Orbán»

Nel suo intervento conclusivo dal palco di piazza Duomo, Matteo Salvini ha definito il movimento dei Patrioti «una famiglia» e «una comunità», sottolineando la necessità di restare uniti e rivolgendo un messaggio di sostegno al premier ungherese Viktor Orbán, lodato per aver «difeso i confini e combattuto contro i trafficanti di uomini e di armi».

Il leader della Lega ha poi toccato il tema della pace, affermando che «questa piazza chiede la pace» e prendendo le distanze dalle manifestazioni dei centri sociali, definite «la pace dei delinquenti» dopo gli scontri con la polizia. Ha parlato di «un appello nel nome della pace» rivolto «a tutti gli uomini di governo», citando «un grande uomo di pace, Papa Leone» e ribadendo che «questa è la piazza che vuole la pace, non le armi e la guerra».

Salvini ha quindi criticato l’ipotesi di un rafforzamento della difesa europea: «Torniamo a investire in dialogo e diplomazia, non in armi e sanzioni. I nostri figli non hanno bisogno di un esercito europeo», ha detto, esprimendo contrarietà al progetto sostenuto dal presidente francese Emmanuel Macron.

Sul tema dell’immigrazione, ha precisato che «remigrazione non vuol dire mandare via chiunque», ma che permesso di soggiorno e cittadinanza devono essere considerati «un atto di fiducia», introducendo l’idea di un sistema «a punti» sul modello della patente: «se commetti degli errori, dopo alcuni richiami torni a casa tua».

Infine, il vicepremier ha fatto riferimento alla politica energetica, sostenendo che, dopo la sospensione statunitense delle sanzioni sul petrolio russo, «se lo fanno a Washington devono farlo anche a Bruxelles», invitando a tornare ad acquistare gas e petrolio «da tutto il mondo, compresa la Russia»

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