Guido Crosetto lo negava senza se e senza ma. Non rientrerà in politica, nemmeno se la sua amica Giorgia Meloni stravincesse le elezioni e gli chiedesse di far parte del governo. Venerdì è stato scelto come nuovo ministro della Difesa. «Tranquilli, sono assolutamente convinto di continuare a tenermi i privilegi di privato cittadino per tanto tempo», diceva commentando l’articolo, tempo fa, che lo indicava come consigliere principale della leader di Fratelli d’Italia e possibile ministro (o persino presidente del Consiglio) di un esecutivo di destra.

Crosetto chiarisce che non è vero che viene stipendiato 400mila euro come presidente dell’Aiad, la federazione confindustriale che cura gli interessi delle aziende del settore dell’aerospazio e della difesa. «La presidenza dell’Aiad per statuto è gratuita».

In realtà il regolamento interno dice altro. «Tutte le cariche non sono retribuite, fatta eccezione per la carica del presidente ove il cda lo ritenga opportuno», si legge. Evidentemente per Crosetto non ha deliberato conseguentemente. «Da dove vengono i miei guadagni? Dalla mia attività privata, eventuali dividendi di società, entrate da proprietà e fatturato partite Iva», dice. In pratica, consulenze.

Cofondatore del partito, dimessosi dal parlamento nel 2018 per continuare a rappresentare la lobby delle aziende delle armi, della difesa e dell’aerospazio, Crosetto è considerato a ragione il volto più presentabile di FdI. Una forza politica che prova a nascondere, spesso fallendo, i rigurgiti neofascisti di alcuni suoi esponenti.

L’imprenditore fa spesso da cerniera per Meloni sia con Silvio Berlusconi sia con Matteo Salvini. È il mediatore di FdI con le élite del deep state e della partecipate di stato. Competente e pacato, è un garantista doc (talvolta ha difeso Matteo Renzi a spada tratta per le presunte aggressioni dei pm sul caso Open) e piace ai conduttori dei talk e ai boiardi che in questi giorni lo adulano per accreditarsi con il nuovo nero che avanza.

«Guido smentisce? Balle, vuole fare il ministro, e in cuor suo sogna palazzo Chigi. Fa bene: sarebbe il perfetto federatore della destra», chiosano dal cerchio magico della Meloni. Altri nel centrodestra invece non stravedono per il cofondatore che oggi si definisce un semplice «osservatore esterno dei palazzi». La causa, spiegano, è dei suoi evidenti «conflitti di interessi. Crosetto fa il lobbista dei produttori di armamenti da tempo, e certo non può fare per esempio il ministro della Difesa, altra poltrona a cui anela».

Domani ha letto verbali di cda e documenti camerali, per capire se le accuse di conflitto d’interessi sono fondate. E ha scoperto alcune evidenze che potrebbero creare qualche imbarazzo al consigliere ombra della Meloni se volesse entrare davvero al governo.

Come la società avviata dal figlio di Crosetto, Alessandro, nel 2020, in piena pandemia. Azienda che è in affari con industrie rappresentate dal padre nel suo ruolo di presidente di Aiad. E ha tra i suoi rappresentanti personaggi segnalati dall’antiriciclaggio e legati all’ultimo scandalo finanziario del Vaticano sulla famigerata compravendita di un palazzo a Londra.

Il democristiano della destra

Crosetto è un imprenditore, è stato sottosegretario alla Difesa nel quarto governo Berlusconi, fondatore di Fratelli d’Italia, oggi è all’Aiad ed è, informalmente, consigliere della Meloni. Talvolta il doppio ruolo genera conflitti, come per esempio nel caso dell’invio di armi in Yemen.

Quando il governo Conte ha bloccato l’export, Fratelli d’Italia è intervenuto duramente con uno dei suoi parlamentari, Edmondo Cirielli: «Oltre a danneggiare l’economia italiana già provata dall’incapacità di gestione dell’epidemia si è deciso di mettere a rischio gli interessi strategici dell’occidente nella penisola arabica. È veramente una scelta incredibile e soprattutto incomprensibile sui il Governo dovrà fornire spiegazioni in parlamento».

Il provvedimento colpiva un’azienda più di altre: Rheinmetall Italia Spa, succursale italiana dell’omonimo gruppo tedesco. La società esportava bombe che l’Arabia Saudita usava contro i civili. Un danno per l’azienda che aveva perciò fatto ricorso contro il governo. Rheinmetall è membro di Aiad.

Lui alle contestazioni di opportunità ha sempre risposto con il suo stile pragmatico, affievolendo così ogni polemica: ha chiesto le dimissioni da parlamentare, e i suoi colleghi hanno impiegato quasi un anno a concedergliele. Nel frattempo ha mantenuto il ruolo in Aiad e lo stipendio da rappresentante del popolo.

Crosetto ha voluto compiere, dicono gli amici, «una scelta di trasparenza». Eppure, nel giorno in cui i deputati di Montecitorio hanno dato il via libera alle dimissioni, ha detto: «Il mio impegno politico continuerà». Attualmente non ha ruoli ufficiali nel partito, e gira le trasmissioni televisive presentato come un imprenditore-opinionista, ma quasi mai come presidente della federazione delle industrie che rappresenta. Ruoli che si confondono e lasciano il dubbio, lecito, di trovarsi di fronte a un analista della politica italiana non proprio scevro da interessi di parte.

«Non capisco quale conflitto possa esserci tra ciò che ho fatto 11 anni fa e la presidenza della rappresentanza di un settore industriale, un’organizzazione privata e non pubblica», dice Crosetto: «Ciò detto essendo un libero e privato cittadino, senza ruoli pubblici o politici, ho gli stessi diritti di qualunque altro cittadino e quindi posso lavorare, nei limiti consentiti dalla legge, con chiunque è in qualunque forma legale consentita».

Tra Nato e affari di famiglia

Anche dopo essere diventato numero uno dell’Aiad, Crosetto è rimasto per molto tempo coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia, con il rischio di plurimi conflitti di interessi: dell’associazione fanno parte 186 aziende più 3 associazioni nazionali quali l’Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive (Anpam), l’Associazione per la normazione, la formazione e qualificazione nel settore dell’aerospazio, difesa e sicurezza (Unavia) e l’Associazione per i servizi, le applicazioni e le tecnologie Ict per lo spazio (Asas).

Aiad rappresenta il comparto (assai caro a Meloni) ai massimi livelli. Ha un ruolo predominante nella scelta dei membri della delegazione nazionale presso Niag (Nato industrial advisory group) ossia un «gruppo consultivo ad alto livello di industriali appartenenti ai paesi membri della Nato che agiscono riportando alla Conferenza dei direttori nazionali degli armamenti (Cnad), forum principale per la cooperazione in ambito Nato sugli armamenti».

In pratica la delegazione nazionale selezionata da Aiad ha lo scopo di riportare le istanze dell’industria nazionale nei confronti di studi e programmi richiesti o sollecitati da parte di organismi dell’Alleanza atlantica. Si tratta di spazi di confronto in cui si decidono strategie di business nel delicato settore degli armamenti che possono valere svariati miliardi di euro.

Le figure del Niag sono nominate dal ministero dello Sviluppo economico su indicazione dell’Aiad, il cui segretario generale «ha il ruolo di osservatore governativo», cioè la figura garante di questo accordo. Il segretario attuale di Aiad si chiama Carlo Festucci ed è un dirigente che la famiglia Crosetto conosce bene: è nel consiglio di amministrazione di una azienda che ha tra i soci il 25enne figlio del fondatore di Fratelli d’Italia. Si tratta della ditta Entheos Worldwide srl, avviata nel 2020, in piena crisi Covid, per lo sviluppo e la commercializzazione di servizi per la telemedicina.

«È nata per esportare all’estero la piattaforma di telemedicina di una start up italiana che si chiama Entheos e per cercare device medicali in giro per il mondo», dice Crosetto, che spiega anche la genesi del progetto: «Quando l’hanno costituita hanno chiesto a me e al dottor Festucci se volevamo entrare, vista la conoscenza di alcuni mercati esteri. Io ho pensato che poteva essere una buona esperienza per mio figlio e gli ho chiesto se avesse voglia di provare».

Altro socio nonché rappresentante dell’impresa è Giancarlo Innocenzi Botti, ex manager Mediaset e già deputato di Forza Italia nel primo governo Berlusconi e poi sottosegretario nel secondo esecutivo del Cavaliere. Botti era stato coinvolto nell’inchiesta di Trani sulle pressioni di Berlusconi sull’Agcom per censurare Anno Zero di Michele Santoro.

Le accuse a suo carico sono state poi archiviate. Il nome del berlusconiano però è emerso anche in una storia molto più recente rivelata proprio dal nostro quotidiano: era uno dei soci in affari di Gianluigi Torzi, il finanziere dello scandalo Vaticano sul palazzo di Londra al centro del processo contro il cardinale Angelo Becciu. «Botti è un amico carissimo», dice Crosetto.

Innocenzi Botti fino al 2016 ha ricoperto la carica di presidente di Invitalia e da oltre 11 anni è commissario straordinario di una storica azienda di recapiti postali Defendini. Ma soprattutto ha avuto un ruolo nella Maticmind, marchio di rilievo nel settore telecomunicazioni che opera con le pubbliche amministrazioni. Con Maticmind, la Entheos di Crosetto junior vanta una partnership, almeno così si evidenzia sul sito web dell’azienda.

Il nome di Innocenzi Botti, infine, è finito nel mirino dell’antiriciclaggio per una serie di operazioni bancarie ritenute sospette: dal flusso di denaro estero-Italia emergono vendite di immobili a Miami e proprietà a Dubai, oltreché la regolarizzazione di 1,4 milioni di euro detenuti all’estero, che Botti aveva giustificato come importi «riferibili ad attività svolte all’estero in qualità di manager del gruppo Fininvest e di ceo della Titanus production e Odeon tv».

Nell’azienda di Crosetto junior troviamo anche altre figure espressione della finanza italiana e di quelle élite spesso criticate da Meloni. Tra gli altri consiglieri della ditta che dovrà occuparsi di telemedicina con i fondi del Pnrr c’è anche Eliano Lodesani, presidente di Intesa Sanpaolo real estate e in passato chief operating officer dello stesso istituto.

Il sito di Entheos, seppure sia un po’ scarno di informazioni, fornisce qualche elemento del contesto in cui si muove Crosetto junior. L’azienda, per esempio, ha partecipato all’Expo di Dubai. E avrebbe tra i partner Telespazio, società che è una joint venture tra Leonardo (che detiene il 67 per cento delle quote) e la società pubblica francese Thales (33 per cento), tra i principali operatori al mondo nel campo delle soluzioni e dei servizi satellitari.

L’ultimo bilancio disponibile di Entheos è del 2020, e disegna una srl poco vivace, praticamente inattiva, probabilmente perché analizza solo 9 mesi di attività visto che la ditta è stata costituita a marzo dello stesso anno. Zero ricavi dichiarati e perdite per poco meno di mille euro.

Che ruolo ha Telespazio nel progetto Entheos? «Quello di integrare diverse nuove tecnologie e nuovi servizi», c’è scritto sul sito dell’azienda di Crosetto junior. Da Telespazio tuttavia non ricordano collaborazioni con Entheos, «e se c’è stata una partnership in qualche progetto si tratta di poca cosa», spiegano dagli uffici della società.

Di solito Telespazio è capofila nei progetti ed Entheos potrebbe aver fatto parte di una di queste cordate beneficiando così di parte delle risorse, è l’analisi di chi lavora dell’azienda. Abbiamo contattato anche la ditta Entheos senza però ricevere ancora risposte.

Crosetto invece prima definisce «errata» l’informazione in nostro possesso, poi – quando gli spieghiamo che l’abbiamo tratta dal sito dell’azienda – risponde che non sa perché «abbiano scritto una cavolata».

Nella stessa pagina i titolari di Entheos ricordano che «il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) prevede per i prossimi anni una serie di investimenti strutturali in moltissimi settori, in particolar modo nella sanità.

Tra le numerose tematiche, riveste senz’altro un ruolo di primo piano l’applicazione intelligente dei sistemi di telemedicina, telemonitoraggio e teleassistenza». Si tratta di un miliardo di euro destinato allo sviluppo della telemedicina. Un buon affare, quindi, che vede in prima fila la ditta legata al fondatore di Fratelli d’Italia e capo di Aiad.

«Conflitti? Zero»

La federazione rappresentata da Crosetto partecipa anche ai lavori del comitato strategico della fondazione MedOr, fondata di recente da Leonardo (ex Finmeccanica) e presieduta dall’ex ministro dell’Interno del Pd, Marco Minniti. L’obiettivo di MedOr è creare un dialogo aperto e costruttivo con i paesi del Mediterraneo e del medio oriente. E anche «rafforzare i legami, gli scambi e i rapporti internazionali tra l’Italia e i paesi dell’area del Mediterraneo allargato».

La Fondazione MedOr è nata «per unire competenze e capacità dell’industria con il mondo accademico per lo sviluppo del partenariato geo-economico e socio-culturale»: grazie alle capacità e l’autorevolezza di Minniti, in pochi mesi i suoi appuntamenti sono diventati appuntamenti imperdibili per politici di ogni schieramento, alti dirigenti pubblici, uomini dei servizi segreti e delle aziende di settore.

L’amministratore delegato di Leonardo è Alessandro Profumo, che con Crosetto condivide anche l’esperienza in Aiad: l’ex banchiere di Mps infatti è presidente onorario dell’associazione. Il fondatore di Fratelli d’Italia ha partecipato alle riunioni della fondazione MedOr all’interno dei lavori del comitato strategico assieme a prefetti, ambasciatori, rappresentanti della presidenza del Consiglio e del ministero degli Esteri oltreché del ministero dell’Economia e Interno.

La direttrice generale della fondazione di Leonardo si chiama Letizia Colucci e ricopre anche un altro ruolo: è segretaria generale di Telespazio, la società citata come partner dall’azienda del figlio di Crosetto.

«Il fatturato della società di cui mio figlio ha il 15 per cento delle quote a ora è zero. Quindi mi pare evidentissimo che la società non abbia avuto collaborazioni con nessuno» dice Crosetto «se poi, per assurdo, quella società avesse avuto rapporti con Telespazio, utilizzandone e pagandone i servizi, avrebbe fatto una cosa sacrosanta e legittima».

 

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