Tra gli arrestati figura Renzo Lovato, padre di Antonello, già indagato per omicidio colposo, titolare dell'azienda dove lavorava il bracciante indiano che fu lasciato agonizzante con il braccio amputato dopo un incidente con un macchinario agricolo
Due nuovi arresti sono stati eseguiti questa mattina, 23 gennaio, a Latina per la morte di Satnam Singh, il bracciante indiano che, nel giugno dello scorso anno, perse un braccio tranciato da un macchinario durante l’orario di lavoro. Satnam Singh fu abbandonato fuori casa senza soccorsi e morì poco dopo. Per quel fatto era stato arrestato, ed è ancora in carcere, Antonello Lovato, il titolare dell’azienda agricola, accusato di omicidio doloso.
Ora sono finiti in carcere anche Renzo Lovato, padre di Antonello, e un’altra persona. Secondo il Gip del tribunale di Latina, che ha emesso le ordinanze di custodia cautelare, Renzo e Antonello Lovato sono, in concorso tra loro, presunti responsabili di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro pluriaggravata, per avere utilizzato manodopera costituita da sette braccianti agricoli in condizioni di irregolarità, privi di permesso di soggiorno, sul territorio nazionale in condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno.
Nelle ore successive all’incidente, Renzo Lovato, in varie interviste e poi al magistrato, aveva minimizzato la vicenda, parlando di una leggerezza del bracciante e cercando di discolpare il figlio.
Le indagini
Le indagini, iniziate il 17 giugno scorso, hanno rivelato gravi irregolarità nelle pratiche lavorative, con evidenze che dimostrano come i lavoratori coinvolti siano stati impiegati in condizioni di sfruttamento e precarietà, approfittando della loro vulnerabilità.
La Procura ha ritenuto che c’è un “quadro indiziario gravissimo” a carico degli indagati e ha sottolineato il rischio di reiterazione del reato e la possibilità che gli stessi potessero fuggire dal territorio. L’inchiesta non riguarderebbe solo la vicenda di Satnam Singh, ma anche altri braccianti sfruttati nella stessa azienda agricola dei Lovato.
Grazie alle analisi delle utenze telefoniche, agli account social in uso ai lavoratori irregolari trovati sui campi al momento dell’infortunio e alle testimonianze di alcuni di loro, gli investigatori sono riusciti a delineare il grave quadro indiziario nei confronti degli indagati.
La morte di Singh
Satnam Singh, bracciante indiano di 30 anni, lavorava in un’azienda agricola di Borgo Santa Maria, nella periferia di Latina senza un contratto regolare. Il 17 giugno venne agganciato da un macchinario avvolgi plastica a rullo e trainato da un trattore, che gli ha tranciato il braccio destro e schiacciato gli arti inferiori. Nessuno chiamò i soccorsi: l’uomo fu caricato su un van del suo datore di lavoro e abbandonato davanti alla sua abitazione, mentre il braccio tranciato era stato lasciato in una cassetta per la raccolta della frutta. Singh, se fosse stato soccorso per tempo, si sarebbe potuto salvare.
La vicenda del 30enne indiano nell’estate del 2024 ha portato all’attenzione il tema dello sfruttamento dei migranti nelle campagne italiane.
Lo sfruttamento nell’Agropontino
Solo nell’ultimo trimestre del 2024, i carabinieri del comando provinciale di Latina, su 29 aziende controllate, ne hanno scoperte 18 irregolari, in cui lavoravano 18 braccianti stranieri non regolarmente assunti. Per sette si è proceduto alla sospensione delle attività produttive e per una al sequestro penale di strutture fatiscenti.
Tredici le persone denunciate per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, mancata sorveglianza sanitaria, mancata valutazione dei rischi e violazione delle leggi sull’impiego di lavoratori. Nei controlli è risultato anche che tra le aziende irregolari alcune era destinatarie di fondi Ue.
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