C’è un momento in cui le loro vite cambiarono. Ed è quando Silvia Monti e Carlo De Benedetti si conobbero e poi sposarono. Monti, all’anagrafe Cornacchia, era nata a Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, il 23 gennaio del 1946. È morta a 80 anni, l’11 agosto 2026, dopo una grave malattia. A raccontare dell’amore che li ha uniti è lo stesso De Benedetti nell’intervista concessa ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera in occasione dei suoi novant’anni: «Nei miei primi sessant’anni ho avuto un padrone: il lavoro. Poi ho incontrato Silvia, e la prima volta non ci siamo neanche stati simpatici. Invece è successa una cosa che credevo impossibile: mi sono innamorato. E da trent’anni il mio padrone è l’amore», dice in una delle poche occasioni in cui parla con tono insolitamente intimo della donna che ha sposato a Torino, in Comune, il 10 luglio del 1997, matrimonio celebrato dall’allora sindaco Valentino Castellani. L’Ingegnere rivela che Monti gli ha regalato una seconda vita, «con percorsi, desideri, emozioni che non avrebbe mai pensato di vivere»: furono gli anni del mare e dei viaggi, del rompighiaccio Itasca e dell’approdo a New York.

Talento ed eleganza

Ma non solo per De Benedetti. «Per il mondo, Silvia è un esempio di forza, tenacia e saggezza. Una donna dal carattere immenso che ha rappresentato un modello per tutte le donne», scrive il nipote, Edoardo Donà dalle Rose, nella pagina di GoFundMe con cui a maggio aveva aperto una raccolta fondi per finanziare la ricerca sulla demenza frontotemporale, di cui Monti soffriva, per cui non c’è ancora una cura e che colpisce l’essenza stessa della persona, si capisce dalle parole del nipote che a novembre andrà a correre la maratona di New York per la nonna e per tutti quelli che affrontano la stessa malattia. «Vedere una donna che è l'emblema dell'eleganza e della vitalità perdere la propria autonomia così rapidamente è la prova della forza devastante di questo male», scrive ancora Donà dalle Rose a proposito di «una donna dalla bellezza incredibile, dal talento naturale, d’intelligenza unica, che ha illuminato lo schermo negli anni Settanta, condividendo con il mondo il suo spirito libero».

La carriera da attrice

Monti, infatti, a vent’anni aveva lasciato la sua famiglia per intraprendere la carriera cinematografica. Il debutto sul grande schermo era arrivato nel 1969 con una piccola parte nel film Fräulein Doktor di Alberto Lattuada. Nello stesso anno aveva recitato anche in Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi, Il cervello di Gérard Oury e Sai cosa faceva Stalin alle donne? di Maurizio Liverani. Tra gli altri film a cui ha preso parte ci sono: Il corsaro nero di Lorenzo Gicca Palli, Una lucertola con la pelle di donna di Lucio Fulci, Giornata nera per l'ariete, di Luigi Bazzoni, Afyon-Oppio di Ferdinando Baldi, Sono stato io!, sempre di Lattuada, con Giancarlo Giannini, Milano: il clan dei calabresi di Giorgio Stegani e Finché c'è guerra c'è speranza di Alberto Sordi, in cui, nel 1974, Monti interpreta Silvia Chiocca la moglie di Pietro, (sempre Sordi), che per far vivere nel lusso la sua famiglia, da venditore di pompe idrauliche diventa commerciante d’armi, lavoro che tutti condannano a parole, anche se nessuno vuole rinunciare ai benefici economici che genera. La pellicola ha segnato l’apice della popolarità di Monti ma anche il suo addio al cinema.

Porto Rotondo

Sposò il conte veneziano Luigi Donà dalle Rose, fondatore, insieme al fratello Nicolò, di Porto Rotondo, in Sardegna, con il quale ebbe due figli, Leonardo e Una. Anche dopo la separazione, nel 1994, i due mantennero rapporto di stima reciproca e Monti restò per sempre legata al suo borgo sardo sul mare, lì aveva anche gestito la boutique Kiss Me More. È morta a Lugano, in Svizzera, l’11 agosto 2026, dove si era trasferita con Carlo De Benedetti dopo il matrimonio. «Con Silvia scompare una donna di grande sensibilità, intelligenza e umanità, capace di unire discrezione, eleganza e autentica attenzione verso gli altri», dice l’ex ministro dell’Interno Enzo Bianco nel messaggio di cordoglio per i familiari, in cui esprime profondo dolore per la morte di «una donna alla quale mi hanno legato nel corso degli anni un'amicizia sincera e una reciproca stima. Silvia non è stata soltanto una persona cara: è stata anche la mia testimone di nozze». I funerali si terranno all'inizio della prossima settimana a Milano, nella Chiesa del Carmine, quartiere Brera.


Antonio Campo Dall'Orto, Emiliano Fittipaldi e i redattori e i dipendenti di Editoriale Domani partecipano con profondo cordoglio al dolore di Carlo De Benedetti per la scomparsa della moglie Silvia Monti.

Sempre lontana dai riflettori, Silvia Monti ha condiviso con il marito una lunga vita di affetti, responsabilità e comuni impegni, accompagnandolo con discrezione e sensibilità.

A Carlo De Benedetti va il pensiero partecipe di tutta Editoriale Domani in questo momento di grande dolore

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