Un video che ritrae gli ultimi istanti di vita di Moussa Diarra, il migrante maliano ucciso a colpi di pistola da un agente della polizia ferroviaria alla stazione di Verona Porta Nuova, è stato pubblicato su Instagram da Ilaria Cucchi. Nelle immagini si vede l’uomo a terra, agonizzante, mentre l’agente chiede l’intervento di un’ambulanza. In mano Diarra impugna il coltello che aveva provocato la reazione del poliziotto e che Cucchi definisce «una posata da tavola».

La senatrice ricorda che Matteo Salvini «ha subito detto che non ci mancherà. Siamo a Verona e non Minneapolis. E Salvini non è Trump. Almeno spero». E aggiunge: «Quel ragazzo è in preda ad una crisi psichiatrica da frustrazione inflittagli dalla burocrazia cinica e violenta del nostro Paese. Giorni e giorni con appuntamenti andati a vuoto per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno che per lui era vitale. Quel lavoro gli serviva per rimanere in Italia e per contribuire al mantenimento della sua famiglia in Mali».

Secondo Cucchi, «dallo zainetto che conteneva tutta la sua vita ha estratto una posata che usava per mangiare e l’ha usata in modo scomposto per minacciare un agente della municipale che ha subito compreso lo stato di quel ragazzo incensurato e disperato». Il comandante dei vigili, prosegue, «ha organizzato un intervento per eseguire un Tso per quel ragazzo in evidenti difficoltà». Poi l’intervento della Polfer: «Avevano taser e scudi, ma hanno preferito prendere solo la pistola. Lo hanno inseguito. Gli hanno sparato tre colpi tutti ad altezza uomo: uno ha forato il cappuccio della felpa di Moussa, un altro la vetrina dietro di lui ed infine il terzo al cuore. Doveva essere fatto così. Dicono. Si deve sparare alla sagoma per colpire organi vitali. I proiettili sono fatti per questo, altrimenti non funzionano».

La Procura di Verona ha chiesto l’archiviazione per l’agente, ritenendo l’episodio un caso di legittima difesa. I familiari di Diarra si sono opposti. Il gup si è riservato la decisione nell’udienza del 12 febbraio.

In una nota, l’avvocato Matteo Fiorio, difensore del poliziotto indagato per omicidio colposo, parla di «gravi inesattezze e falsità». «Non è assolutamente vero che il ragazzo fosse inseguito dai poliziotti: sono stati invece gli agenti della Polfer ad essere stati improvvisamente aggrediti da Moussa, armato di coltello e in rapida avanzata verso di loro». Quanto agli spari, «un colpo è stato esploso in aria come avvertimento, un secondo ha attraversato il cappuccio della felpa conficcandosi nella vetrata di fronte e il terzo proiettile ha attinto il braccio sinistro, deviando poi, dopo aver perforato il marsupio con telefono e portafoglio, verso il torace e infine il cuore». Una dinamica, sottolinea il legale, «incompatibile con l’idea di una volontà di “sparare al cuore”». Il video, aggiunge, «non è completo e tagliato ad arte».

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