La Regione Marche, guidata da Fratelli d’Italia, è finita al centro delle polemiche dopo che centinaia di sacche di plasma raccolte attraverso la donazione sono state scartate perché non lavorate nei tempi previsti. Il caso riguarda la fase più delicata della filiera trasfusionale: quella in cui il plasma, una volta raccolto, deve essere trattato e conservato per poter essere utilizzato. La giunta ha ridimensionato l’accaduto parlando di un problema circoscritto e temporaneo. Ma la documentazione in possesso di Domani racconta che le criticità erano note da almeno due anni.

La versione della Regione e quella dei documenti

La versione fornita dalla Regione, tramite le dichiarazione dell’assessore regionale alla sanità Paolo Calcinaro ad Ancona Today, parlava di numeri molto più contenuti di sacche buttate –  particolare smentito dalla ricostruzione di Fanpage –  riconducendo l’episodio a una «criticità legata alla carenza di personale di una giornata, nei primi giorni di marzo».

Una ricostruzione che però non regge alla verifica dei documenti. Già a febbraio, come conferma una email che Domani ha potuto visionare, il direttore del Dipartimento interaziendale regionale di medicina trasfusionale (Dirmt) Mauro Montanari – che secondo quanto riportato si è dimesso nei giorni scorsi – segnalava alla direzione medica degli Ospedali riuniti delle Marche una «grave carenza di personale Tslb» – ovvero tecnici sanitari di laboratorio biomedico – avvertendo che questa avrebbe causato «un notevole ritardo» per l’intera settimana.

Non si tratta quindi di un episodio isolato, ma di una difficoltà già denunciata. «Siamo profondamente amareggiati per quanto accaduto – ha detto dice il presidente regionale dell'Associazione volontari italiani del sangue (Avis), Daniele Ragnetti – e riteniamo sia doveroso intervenire con urgenza per correggere malfunzionamenti del sistema ed evitare che si verifichino nuovi episodi». A destare particolare preoccupazione è il rischio «di mortificare il valore del dono [...] che costituisce il fondamento dell’intero sistema trasfusionale».

Come funziona la raccolta del plasma

Per capire cosa sia successo bisogna guardare alla filiera della raccolta del plasma, che si regge sulla collaborazione tra associazioni e sistema sanitario, ma di cui la gestione è interamente pubblica. Dopo il prelievo, il plasma entra nella rete trasfusionale ed è preso in carico dal Dipartimento interaziendale regionale di medicina trasfusionale (Dirmt).

Il passaggio decisivo è quello della lavorazione e dello stoccaggio, concentrato nell’officina trasfusionale regionale di Torrette. È qui che il plasma viene lavorato e congelato entro tempi molto stretti, in genere entro poche ore e comunque non oltre le 24. Solo dopo si decide la destinazione: una parte viene utilizzata per uso clinico, mentre la restante può essere conferita ad aziende farmaceutiche per la produzione di plasmaderivati.

Come spiega il ministero della Salute, si tratta di lavorazione «in conto terzi», con titolarità pubblica e trasformazione industriale. La donazione avviene previa firma del consenso informato, ma la destinazione concreta rientra nella gestione pubblica. Quando però questo passaggio si inceppa, come nel caso marchigiano, e la struttura non riesce ad assorbire i volumi raccolti, il sistema si blocca: il plasma non viene lavorato nei tempi previsti, diventa inutilizzabile, esce dalla filiera e viene trattato come rifiuto sanitario.

Un problema già segnalato

Già nel febbraio 2024, un’interrogazione presentata dal consigliere regionale del Partito democratico Antonio Mastrovincenzo insieme ad altri consiglieri dell’opposizione segnalava «forti criticità dell’attività dell’Officina regionale per la lavorazione di sangue e plasma».

Il documento ricostruiva una situazione precisa: carenza di personale, ridotto negli anni da 10 a 7 unità, rallentamento delle attività e rischio di ripercussioni sull’intero sistema. «In ogni occasione di assenza forzata dal servizio di un dipendente, l’attività va in forte sofferenza», si legge nel testo. A lanciare l’allarme – secondo il testo dell’interrogazione – era stato anche il presidente regionale di Avis.

«Sullo scandalo del plasma andremo fino in fondo», dice oggi il consigliere Mastrovincenzo. «Ho presentato un'interrogazione, sottoscritta da tutti i gruppi di opposizione, per sapere di chi sia la responsabilità di quanto accaduto e perché i vertici regionali non abbiano dato riscontro alle tante segnalazioni di grande criticità della struttura». Criticità che, aggiunge, «tutti conoscevano, ma a cui nessuno ha posto rimedio».

«Due anni fa, alla mia interrogazione con cui sollecitavo provvedimenti urgenti, l'ex assessore Saltamartini rispose che il Dipartimento di medicina trasfusionale era strategico e che gli sarebbero state assegnate altre 3 figure professionali. Da allora, in realtà, la situazione è peggiorata ulteriormente. Da qui la domanda: come fa l'assessore Calcinaro ad affermare che si è trattata di una difficoltà “temporanea”?».

Per il consigliere dem il caso Marche è il risultato di «una reiterata mancanza di programmazione e organizzazione che ha portato a questi fatti di inaudita gravità di cui qualcuno, sia politicamente che tecnicamente, dovrà rispondere». E conclude: «Il presidente Acquaroli ha il dovere morale della massima trasparenza nei confronti delle migliaia di donatori marchigiani».

© Riproduzione riservata