Fabbrocini, responsabile unico del procedimento per la struttura commissariale Covid, era accusato di frode nelle pubbliche forniture e falso
È arrivato oggi il proscioglimento del manager Antonio Fabbrocini nell’ambito dell’inchiesta sulla fornitura di mascherine dalla Cina nella prima dell’emergenza pandemica. Fabbrocini, responsabile unico del procedimento per la struttura commissariale, era accusato di frode nelle pubbliche forniture e falso: questa mattina è stato prosciolto a conclusione dell’udienza preliminare a Roma.
Nell’ambito della stessa inchiesta era già stata definita, con l’assoluzione, la posizione dell’ex commissario straordinario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, che aveva chiesto il rito abbreviato. Arcuri, accusato di abuso d’ufficio, era stato assolto «perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato».
In particolare, secondo l’accusa, Arcuri, «nella qualità di commissario per l'emergenza sanitaria da Covid 19, dunque di pubblico ufficiale, in concorso con Antonio Fabbrocini, rup (responsabile unico del procedimento, ndr) delle aggiudicazioni di forniture commesse dalla struttura commissariale e dunque anche lui pubblico ufficiale, costituivano, intenzionalmente, in capo ad alcuni imprenditori, con ciò abusando del loro ufficio, un'illecita posizione di vantaggio patrimoniale».
Inoltre, Fabbrocini, «in concorso con altri forniva al governo italiano, essendo venuto a conoscenza della inidoneità delle forniture e, ciononostante avendo agito per validarle all’uso sanitario, prodotti non conformi alla normativa Uni En ed inidonei all’uso sanitario, ovvero addirittura pericolosi per la salute, con l’artifizio di far pervenire al comitato tecnico scientifico test report/certificati di conformità non genuini, così promuovendo validazioni in violazione di legge».
Nell’udienza di oggi sono stati invece rinviati a giudizio dal gup del tribunale di piazzale Clodio Andres gli imprenditori Son Sorges e la figlia, accusati di riciclaggio e autoriciclaggio.
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