L’indagine è partita da un ammanco di 184mila euro emerso nell’inventario del 2024 e gli indagati sarebbero in totale 44 persone. Perno del sistema una cassiera del negozio. Oggetto della refurtiva erano soprattutto borse, accessori e capi d’abbigliamento
Ventuno agenti della Polizia e dei Carabinieri sono indagati dalla procura di Roma con l’accusa di aver eseguito una serie di furti all’interno del negozio Coin della stazione Termini a Roma. In totale, le persone sotto inchiesta sono 44, tra gli indagati ci sono anche dipendenti di negozi vicini e il personale di alcune società che lavorano in stazione.
L’indagine è partita da un ammanco di 184mila euro emerso nell’inventario del 2024. Un buco pari al 10,8 per cento del fatturato, ben oltre lo scarto normale del 2-3 per cento che si verifica in questi casi.
I fatti – riportati oggi da Repubblica – risalgono all’autunno del 2024. A giocare il ruolo principale nei furti sarebbe stata una cassiera che metteva da parte la merce, toglieva le etichette antitaccheggio e imbustava il contenuto. Dopodiché la refurtiva veniva nascosta in un armadio vicino alla cassa e consegnata successivamente ad agenti e militari.
Ma come avvenivano i furti? A volte veniva scansionata solo una parte della merce, modificando i prezzi in cassa, altre volte fingendo un pagamento con carta che non avveniva realmente. E in alcuni casi anche tramite denaro contante consegnato direttamente alla cassiera e mai registrato.
Oggetto della refurtiva erano soprattutto borse, giacche, cosmetici, profumi e capi d’abbigliamento di marca. Piccoli furti ma continui nel tempo per rendere il sistema “invisibile”.
Chi sono gli indagati
Tra gli indagati ci sono nove membri della Polfer, il reparto della polizia che si occupa della sicurezza nelle stazioni ferroviarie. Tra questi ci sono un dirigente, due commissari, un ispettore, un assistente capo, un vice sovrintendente, un assistente capo coordinatore, un sovrintendente capo, un'agente. Dodici sono invece i carabinieri, tra cui ci sono anche commissari, ispettori e brigadieri, e tre agenti comuni. Dopo l’ammanco di 184mila euro, il direttore della filiale ha avviato un’indagine interna contattando un’agenzia investigativa fino ad arrivare all’amara conclusione.
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