Il governo Conte prima e Draghi poi ha deciso di organizzare la campagna vaccinale lasciando ampia discrezionalità alle regioni. Così la Puglia ha vaccinato i dipendenti pubblici, la Lombardia gli psicologi, la Toscana gli avvocati, la Campania i funzionari delle prefetture. Nessuna regione ha considerato prioritari gli operai o i cassieri.

Ora il caso finisce all’attenzione della magistratura. Il requisito dell’età anagrafica, più volte “consigliato” in ragione del numero di morti tra gli over 70, infatti, è stato disatteso. Il dato ha provocato anche la reazione del presidente del Consiglio Mario Draghi ma nulla è cambiato.

Così il professore e manager di stato Stefano Sandri, negli anni Ottanta presidente dell’Efim, l’Ente di partecipazioni e finanziamento delle industrie manifatturiere, ha deciso di portare il caso all’attenzione dei pubblici ministeri. Nei giorni scorsi ha presentato un esposto ai carabinieri indirizzato alla procura della Repubblica di Firenze perché i magistrati aprano un’inchiesta, visto che «è plausibile ipotizzare che le gravi conseguenze associate ai ritardi nella vaccinazione dei più anziani avrebbero potuto essere evitate se, come sembrano indicare i dati, la platea degli aventi diritto, almeno nell’ambito della categoria dei sanitari e sociosanitari, non fosse stata “allargata”».

I sanitari fantasma

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Sandri concentra il suo esposto, che Domani ha potuto leggere, sul caso Toscana, regione, tra le ultime, nella classifica dei vaccinati over 80. Il professore riepiloga le fasi della campagna vaccinale richiamando il decreto ministeriale, datato 2 gennaio, che individuava come categorie prioritarie gli over 80 e gli operatori sanitari e sociosanitari. «Per la categoria dei sanitari si parlava di operatori “in prima linea, sia pubblici che privati accreditati, “ i quali “hanno un rischio più elevato di essere esposti all’infezione da Covid 19 e di trasmetterla a pazienti suscettibili e vulnerabili in contesti sanitari e sociali», si legge nell'esposto.

Anche la fase 2, con l’aggiornamento del piano vaccinale predisposto dal ministero della Salute l'8 febbraio, insiste sulle categorie abbandonando il criterio delle categorie professionali, abbandono che è rimasto un auspicio. E, infatti, scrive Sandri: «Con questo scenario di riferimento, che è un presupposto indispensabile per comprendere l’evoluzione della campagna vaccinale della regione, i risultati fino ad ora raggiunti sembrano confliggere con gli indirizzi normativi e destare gravi perplessità».

Il professore passa ad analizzare i dati. In Toscana risultano, come riporta il sito del ministero, «vaccinati, alla data dello scorso 23 marzo, nella categoria professionale dei sanitari e sociosanitari 234.155 unità». Anche considerando il numero di 234.155 come somministrazioni e calcolando due dosi per ogni sanitario si tratterebbe comunque di circa 117 mila soggetti. Un numero che risulta in eccesso rispetto ai dati, visto che «secondo i dati Istat 2019, comprensivi del personale dipendente dalle strutture sanitarie “non profit” (aggiornato al 2017), il numero degli individui della regione Toscana facenti parte di questo insieme statistico è pari a 72.553 persone».

I sanitari fantasma sarebbero oltre 40 mila senza considerare che nel piano vaccinale si parlava di soggetti «in prima linea».

Le età sbagliate 

Questo dato si aggiunge a quelli più generali sull’età dei vaccinati in Toscana. «Alla data del 24 marzo scorso la Toscana aveva somministrato 545.528 dosi di vaccini con una distribuzione men che meno sconcertante ove la si raffronti ai criteri prioritari indicati dal ministero della Salute in entrambe le fasi del piano vaccinale. Oltre il 59 per cento dei vaccini sono stati somministrati alle classi di età fino a 59 anni e la classe di età 70-79 anni ha ricevuto il primato negativo dei vaccini con una percentuale del 6,23 per cento contro il 9,60 per cento della classe dei ventenni», si legge nella denuncia.

Questi dati sono in conflitto con quelli relativi alla mortalità delle persone colpite dalla malattia. Su 96.149 pazienti deceduti in Italia, l’età mediana delle persone colpite è pari a 83 anni. Il professore risponde anche all’obiezione relativa a una presunta mancanza di dosi di vaccini «avendo la Toscana ricevuto 641.800 dosi, 428.000 delle quali Pfizer BioNTech (circa il 67 per cento del totale) in anticipo rispetto alle altre e del tutto compatibili con le indicazioni mediche preferenziali riservate ai più anziani. È dunque plausibile che a partire dalla fase iniziale della campagna vaccinale, la regione Toscana abbia vaccinato oltre 160.000 individui soprattutto con il Pfizer persone in buona parte relativamente giovani e che probabilmente non appartenevano alla categoria degli operatori sanitari e sociosanitari». Questo ha causato l’aumento del numero di morti, ricoverati in terapia intensiva, ospedalizzati. Il professore ora attende l’indagine della magistratura, ma continua lo studio e prepara nuovi esposti.

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