Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, è intervenuto mercoledì 20 ottobre in Senato, per riferire sui temi che saranno affrontati dal Consiglio europeo nel vertice del 21 e 22 ottobre: la campagna vaccinale, la transizione digitale, il costo dell’energia, le migrazioni, il commercio estero e gli impegni internazionali del governo.

La campagna vaccinale

Draghi si è soffermato innanzitutto sulla campagna vaccinale in Europa: «Dopo un avvio stentato, la campagna di vaccinazione europea ha raggiunto risultati molto soddisfacenti».
«In Italia, la campagna procede più spedita della media europea», ha specificato poi Draghi. «A oggi, l’86 per cento della popolazione sopra i 12 anni ha ricevuto almeno una dose e l’81 per cento è completamente vaccinata».

Il presidente ha anche chiesto di evitare nuovi episodi di «protezionismo sanitario, a cui abbiamo assistito nei primi mesi della pandemia». «A settembre», ha ricordato Draghi, «la Commissione ha inaugurato Hera, l’autorità europea per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie per migliorare il coordinamento interno all’Unione sia nella preparazione che nella gestione di crisi future».

La cybersicurezza

Draghi ha parlato poi di cybersicurezza e transizione digitale: «Intendiamo colmare rapidamente il divario che ci separa dal resto d’Europa, e in alcuni settori arrivare a guidare la transizione digitale europea», ha detto il presidente del Consiglio. 

«Allo stesso tempo, dobbiamo migliorare la cooperazione tra gli Stati membri dell’UE nel digitale. Vogliamo trovare soluzioni condivise su quattro versanti: la sicurezza cibernetica, la concorrenza, i servizi digitali e l’intelligenza artificiale. Sul fronte della cybersicurezza, il nostro obiettivo è garantire un quadro normativo chiaro e identificare risposte rapide e coordinate».

Il ruolo dello stato

Draghi ha parlato dell’intenzione dell’Ue di arrivare a produrre il 20 per cento della produzione globale di semiconduttori entro il 2030. «Per farlo, dobbiamo intervenire subito e con decisione», ha detto il premier, sottolineando che Usa e Cina hanno sussidi statali che vanno dal 30 al 60 per cento di un costo di un impianto di semiconduttori.

«Questo fa venire in mente un punto più generale: per fare le transizioni ecologica e digitale non ci sono altrenative all'intervento dello stato», ha affermato Draghi, «lo stato non può che essere impegnato altrimenti queste due transizioni non avverranno».

I costi dell’energia

Draghi ha parlato delle «misure immediate» messe in atto dal governo, per far fronte all’aumento dei prezzi dell’energia, ma ha aggiunto: «dovranno necessariamente seguirne altre di lungo periodo per migliorare la sicurezza degli approvvigionamenti e prevenire un’eccessiva volatilità dei prezzi».

«Il 13 ottobre, la Commissione ha pubblicato una Comunicazione sul tema dell’aumento del costo dell’energia, che descrive gli interventi emergenziali possibili per gestire la situazione attuale e ipotizza soluzioni per rendere le forniture più sicure e affidabili in futuro», ha continuato Draghi, che ha fatto anche sapere che il governo italiano ha chiesto alla Commissione di esplorare l’opzione di acquisti e stoccaggi congiunti di gas naturale. 

Draghi ha poi detto che l’obiettivo «di medio termine resta quello di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili» e «procedere con la transizione ambientale», rispettando gli obiettivi di decarbonizzazione.

«Allo stesso tempo», ha continuato «lo stato deve tutelare le fasce più deboli della popolazione dai costi della trasformazione energetica e assicurarsi che i tempi della transizione siano compatibili con le capacità di adattamento delle aziende».

Le migrazioni 

Sulla questione delle migrazioni, Mario Draghi ha affermato: «Intendo proporre che la Commissione europea aggiorni i capi di stato e di governo in ciascun Consiglio europeo sul grado di attuazione e di avanzamento degli impegni assunti».

«Solo in questo modo», ha proseguito, «potremo rendere conto ai nostri parlamenti e soprattutto ai nostri cittadini dei progressi compiuti a livello europeo, e di quello che ancora resta da fare». 

«L’Europa», ha detto anche il premier, «dovrebbe impegnarsi di più, seguendo ad esempio il modello dei cosiddetti corridoi umanitari».

Il commercio internazionale 

La «ripresa robusta» degli scambi commerciali durante l’ultimo anno è stata definita da Draghi «un’ottima notizia, visto il peso delle esportazioni nella nostra economia».

«In Italia», ha aggiunto Draghi, «i valori dei beni esportati nel secondo trimestre di quest’anno erano del 5% più alti che nello stesso periodo di due anni fa, prima della pandemia».

Il dibattito in aula

Il primo intervento, dopo il discorso di Draghi, è stato quello del leader di Italia viva, Matteo Renzi, che ha sollevato la questione della sentenza della Corte costituzionale polacca sulla supremazia del diritto nazionale su quello europeo: «Ai colleghi polacchi, ungheresi e sloveni farei capire che va bene lamentarsi dell'Europa, ma se si sentono a disagio con i valori europei, rinuncino ai soldi europei con cui hanno salvato le loro traballanti economie, perché non ci stiamo a sentirsi prendere in giro dalle leadership di questi Paesi». «Quindi diciamo ai polacchi», ha invitato Renzi, «che se vogliono stare in Europa inizino a rispettare i valori fondamentali, perché la Unione europea non è un bancomat». 

Sullo stesso tema, che non è menzionato nella risoluzione adottata dalla maggioranza alla fine del dibattito, è intervenuta anche Emma Bonino (Più Europa). Parlando di Polonia, Ungheria e Slovenia, Bonino ha detto: «Tirandola per le lunghe, non solo non facciamo passi avanti, ma permettiamo a questi paesi di fare passi indietro. La nostra prudenza è un incentivo a peggiorare le cose». «Questa idea», ovvero quella della supremazia del diritto nazionale, «è esattamente la rottura dell’Unione europea».

E anche Dario Stefano, senatore del Partito democratico, ha fatto riferimento alla situazione polacca, dicendo che in occasione della seduta del Consiglio «è importante che arrivi dall’Italia una riaffermazione di uno dei principi della casa europea», quello della primazia del diritto dell’Unione europea sui diritti nazionali. 

Fratelli d’Italia e Lega, con gli interventi di Massimo Ruspandini e Giorgio Maria Bergesio, hanno dato spazio alla questione dei flussi migratori verso l’Ue. Ruspandini (FdI) ha chiesto sforzi condivisi, dicendo «non basta riempire di sordi Erdogan». Mentre Bergesio (LSp) ha lamentato il fatto che «la solidarietà europea sui migranti non decolla: non è accettabile che ci siano paesi come la Danimarca, dove i democratici di sinistra fanno approvare misure per l’opposizione agli hotspot sul territorio danese. Dobbiamo approvare un meccanismo stabile e permanente di redistribuzione obbligatoria dei migranti». 

La questione energetica

Ma il tema più dibattuto è stato quello della transizione ecologica e dell’aumento dei costi dell’energia. Nel suo intervento la senatrice di Forza Italia, Maria Alessandra Gallone, ha chiesto che la transizione ecologica «avvenga senza violentare il nostro sistema produttivo».

Paolo Arrigoni, senatore della Lega è invece intervenuto a sostegno dell’utilizzo di gas naturale ed energia nucleare, dicendo che «le fonti rinnovabili non sono programmabili». «Per la Lega», ha affermato, «la transizione ecologica deve essere graduabile e programmabile e soprattutto essere condivisa, non con ideologie alla Greta Thunberg o con l’assurdità del plastic free. Non esiste che l’Europa faccia la prima della classe e sia carbon neutral nel 2050 mentre la Cina non si assume gli stessi impegni».

Il senatore del M5s, Gianni Girotto ha sottolineato il fatto che «l’aumento dei prezzi dell’energia ha coinvolto tutti gli stati, anche i più nuclearisti». «I sussidi sono necessari», ha continuato in riferimento all’ecobonus, «ma non sono una soluzione strutturale. «L’unica alternativa possibile sono le rinnovabili e la transizione energetica», ha aggiunto osservando che un aumento dell’estrazione di gas a livello nazionale non risolverebbe il problema dell’aumento dei prezzi, comunque adeguati a quelli internazionali. «È l’agenzia internazionale dell’energia a chiedere lo stop agli investimenti sulle fonti fossili», ha concluso Girotto, le fonti di energia rinnovabili sono economicamente convenienti». 

«Parlare di green non ha senso nei confronti dei cittadini se subiscono l’aumento delle bollette», ha detto invece Gaetano Nastri di FdI, chiedendo di non seguire una linea intransigente sulla transizione ecologica, ma di essere pragmatici. 

Sul tema del superbonus è intervento il senatore Danilo Toninelli, del M5s, dicendo a Draghi: «Siamo con lei quando si proroga il superbonus per i condomini, ma non quando vengono escluse le abitazioni unifamiliari». Toninelli ha anche affermato che il premier ha fatto «bene a non cedere all’opportunistica cattiveria di quanti volevano cancellare il reddito di cittadinanza».

La replica di Draghi 

Rispondendo agli interventi in aula, Mario Draghi ha ribadito un «fermo sostegno alla Commissione nel lavoro che sta facendo» sulla questione polacca, ricordando che la prima sentenza che metteva in discussione la primazia europea è stata della Corte di giustizia tedesca, sulla politica monetaria della Bce. 

«La commissione europea sta reagendo con fermezza contro le azioni di Polonia e Ungheria, ma è un percorso difficile politicamente e giuridicamente», ha affermato Draghi. 

Il presidente del Consiglio ha poi sottolineato che le sfide globali del momento, come quella delle transizioni ecologica e digitale non possono essere vinte dai singoli stati. «Non potremo mai vincere sul piano nazionale la sfida della difesa: gli ultimi sviluppi hanno mostrato la necessità di una difesa europea, che chiede risorse enormi che uno stato non ha», ha continuato Draghi.

Riguardo al tema dei costi dell’energia, Draghi ha ricordato gli interventi dell’esecutivo: «Siamo in un momento molto difficile. Il governo sul fronte dell’energia finora: misure per oltre tre milioni di famiglie, quelle più povere, per cui sono azzerati gli effetti del futuro aumento in bolletta.

«La nostra dipendenza dal gas è drammatica», ha proseguito il premier, «se anche ne producessimo di più sarebbe venduto a prezzi internazionali, anche se al netto dei costi di trasporto, ma servono soluzioni strutturali: dobbiamo procedere con determinazione sulla strada della transizione verde». 

Rispondendo al tema della gestione dei flussi migratori, sollevato in più interventi, Draghi ha sottolineato che «le cifre attuali indicano sbarchi di fatto doppi rispetto a quelli dello stesso periodo l’anno scorso». Il presidente del Consiglio ha poi chiesto un impegno per i rimpatri e ricordando anche le persone morte nel Mediterraneo.

«L’approccio del governo non può che essere equilibrato, efficace e anche umano», ha affermato Draghi: «Per trasformare i migranti in fratelli è necessario accoglierli bene, con il senso dell’importanza di essere italiani, altrimenti faremo (e abbiamo fatto) di loro dei nemici». 

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