Commissioni sollecitate ad approvare le norme sul riconoscimento. Le opposizioni: «Travalica le disposizione europee». Via libera (con riserva) del Garante per la privacy
Dodici indagati a Bologna per resistenza a pubblico ufficiale dopo gli scontri con le forze dell’ordine, intervenute nella piazza che chiedeva «verità e giustizia» per Abderrahim Fakir. Due arresti a seguito dei disordini in Val di Susa per protestare contro i cantieri dell’Alta velocità e circa quattromila identificati. Il clima di tensione alimentato dai partiti di maggioranza che, prendendo a pretesto i fatti di cronaca degli ultimi giorni, chiede maggiori garanzie in chiave securitaria. Dalla nuova proposta di legge sulla legittima difesa della Lega fino ai sei decreti Sicurezza già approvati.
È in questo scenario che si inserisce il decreto legislativo che vuole ampliare i poteri della polizia grazie ai nuovi strumenti dell’Intelligenza artificiale: un provvedimento che recepisce un regolamento europeo del 2024 e nel contempo va oltre, non tenendo conto – è questo il grido d’allarme che si leva dalle opposizioni – dei diritti fondamentali dei singoli.
Proprio sull’iter di approvazione del decreto pare esserci una repentina accelerazione. «Volontà di palazzo Chigi», è l’indiscrezione che trapela dalle commissioni di Camera e Senato che devono dare il loro parere sul testo. E, dunque, sarebbero state sollecitate allo scopo. Mercoledì c’è stato il primo sì, tra le proteste della minoranza che ha fatto notare l’assenza di dibattito e audizioni, nella commissione Affari europei di Palazzo Madama. Poi toccherà, a strettissimo giro, alla commissione Giustizia e affari costituzionali di Montecitorio e, in caso di voto positivo, il provvedimento diventerà legge.
Ma l’Unione europea mette in guardia l’Italia. «Il riconoscimento facciale in spazi pubblici accessibili è proibito secondo la legge europea sull'intelligenza artificiale: questo divieto vige già dall’anno scorso», ha dichiarato il portavoce della Commissione europea per le questioni digitali, Thomas Regnier, interpellato durante il briefing giornaliero con la stampa.
Cosa prevede il provvedimento? Gli articoli più critici, sempre secondo le opposizioni, sono due. Il primo, l’8, «disciplina le condizioni per l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per l’identificazione biometrica remota in tempo reale in luoghi pubblici o aperti al pubblico da parte delle Forze di polizia, per finalità di prevenzione di specifiche minacce e per la ricerca di persone scomparse o vittime di determinati reato».
Al comma 6 viene stabilito che «nei casi d’urgenza (...) l’utilizzo del sistema di Ia può essere avviato (...) dall’organo di polizia procedente, previa comunicazione, anche in forma orale, al procuratore della Repubblica». Tradotto: i poliziotti potranno essere autorizzati all’utilizzo dei dati biometrici senza l’ok del gip e cioè di un’autorità terza.
Poi c’è l’articolo 10, che riguarda l’utilizzo di «sistemi di videosorveglianza dotati della tecnologia di riconoscimento facciale a posteriori, integrata dall’intelligenza artificiale, per il contrasto dei reati». Un articolo da leggere insieme alla disposizione che prevede «la memorizzazione» per sette giorni «dei dati biometrici estratti o rilevati dalle immagini del volto delle persone che accedono ai luoghi o ad eventi rispetto ai quali sussistono esigenze di ordine e sicurezza pubblica». Uno stadio, una piazza, un corteo.
«Stiamo parlando del Grande fratello d’Italia, di un provvedimento che istituisce una sorta di poliziotto preventivo – commenta il senatore del Pd Filippo Sensi – e che vuole schedare le persone. Non sappiamo neanche quali tecnologie verranno usate, chi le produrrà». Il timore delle opposizioni è che si crei una sorta di schedario, a prescindere che le persone riprese siano sospettate o indagate.
Intanto il via libera al decreto, nell’ottica dell’accelerazione, è arrivato pure dal Garante per la Privacy, che però ha individuato alcuni profili da integrare e in certi casi l’assenza di coerenza con quanto previsto a livello europeo. Tra questi c’è la richiesta di coinvolgere la stessa Authority «negli spazi di sperimentazione normativa che comportino trattamenti di dati personali». «Evitare – scrive tra le altre cose l’Autorità – raccolte massive e preventive di dati». Tali istanze verranno accolte? L’indiscrezione, al momento, è solo una: Chigi vuole fare presto. Più veloce dei fatti di cronaca.
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