Ricorsi su ricorsi. Il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, non voleva rinunciare ai costosi voli di Stato per spostarsi dalla Capitale alla sua città natale, Palermo. Forte del via libera del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. «Il ricorrente», scriveranno i legali del magistrato, «sin dal 2017, con decreto del Viminale, rinnovato fino al 31 dicembre 2023, è autorizzato ad usufruire per motivi di sicurezza dei voli di Stato per gli spostamenti sul territorio nazionale».

Tradotto: per Piantedosi il procuratore Lo Voi può evitare di viaggiare su voli di linea.

Tutto cambia però a partire dal 24 gennaio 2023, quando, per il magistrato che fa richiesta dell’aereo di Stato, arriva uno dei primi dinieghi targati Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Da qui, visti i niet, la mole di ricorsi presentata dal capo della procura capitolina per farsi autorizzare i voli per maggiore sicurezza personale in quanto sotto scorta con livello massimo. Nessuno di questi, con Mantovano al potere, e contrariamente ai pareri di Piantedosi, verrà accolto.

Così la vicenda dei voli di Stato chiesti da Lo Voi è sintomo della diversità di vedute che caratterizza i membri del governo Meloni. Il caso, anticipato da Domani, è tornato alla ribalta dopo la notizia dell’indagine avviata dalla procura romana sulla premier e altri membri dell’esecutivo, tra cui proprio Mantovano, per la vicenda del torturatore libico Almasri, rispedito a casa sul Falcon 900 dei servizi segreti. Ma è appunto paradigmatica dell’aria assai tesa che si respira a palazzo Chigi.

Da un lato Mantovano, con poteri che sembrano illimitati, tanto da essere definito il vero vicepremier. Dall’altro Piantedosi che, in base a indiscrezioni, deve sopportare l’affinità elettiva tra il sottosegretario e la presidente del Consiglio. Un attrito che sembrerebbe aver trovato il suo acme quando la stessa Meloni ha affidato al suo uomo di fiducia il coordinamento del comitato interministeriale sui migranti: tema del capo del Viminale in quota Lega.

Dunque al centro della tensione tra gli uomini della premier sembrerebbero finiti anche i voli di Stato richiesti da Lo Voi, etichettato da Meloni come «lo stesso del fallimentare processo a Matteo Salvini per sequestro di persona».

La notizia era stata già anticipata da questo giornale: Mantovano nel 2023 decide di cancellare i voli di Stato a Lo Voi, usati per ragioni di sicurezza dal 2017.

In realtà prima di allora i voli di Lo Voi erano stati autorizzati dal Viminale. Un passo indietro, quello compiuto dal sottosegretario, spia di un governo che sembra smentire se stesso.

Le ragioni del “no” di Mantovano sono di tipo economico. «Il costo per la finanza pubblica di un volo di Stato di andata e ritorno nella tratta Roma-Palermo è di almeno 13mila euro, su un volo di linea varia dai 400 ai 700 euro per passeggero», scrive non a caso Mantovano. La sua decisione travalica anche il parere dell’Avvocatura di Stato, che a quesito risponde: è «il ministro dell’Interno» a «individuare delle persone autorizzate ai voli di Stato».

Il sottosegretario non cambierà idea neanche davanti alle ragioni addotte dal magistrato. «Per quanto possa rilevare rappresento che, così come in passato, l’uso del volo di Stato consente uno spostamento molto più rapido rispetto a quello dei voli di linea, evita la presenza dello scrivente in ambienti e situazioni di facile riconoscibilità personale ed evita altresì l’impiego di personale di scorta conseguente all’utilizzo di mezzi diversi; superfluo segnalare che per lo spostamento da Roma a Palermo o viceversa non è utilmente praticabile l’utilizzazione del mezzo ferroviario o l’uso di autovettura in considerazione dei lunghissimi tempi di percorrenza non compatibili con le esigenze di servizio», è quanto scritto nel documento dal procuratore capo Francesco Lo Voi.

Mantovano tirerà dritto, in direzione contraria rispetto all’orientamento di Piantedosi.

Le loro posizioni convergeranno solo nei giorni scorsi sull’aereo dell’intelligence concesso al generale condannato per crimini di guerra.

© Riproduzione riservata