L’apporto di elementi dell’O.A.S. in qualità di tecnici e di istruttori doveva effettivamente essere assai diffuso e di antica data in quanto, sul versante di Avanguardia Nazionale, Paolo Pecoriello ha parlato di un corso sull’uso degli esplosivi, e in particolare del plastico, tenutosi a Roma nel 1966 in una sede di An in via Michele Amari, corso tenuto da un certo Jean, ex ufficiale dell’O.A.S., e a cui lo stesso Pecoriello aveva partecipato insieme ad altri militanti
Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Per circa un mese pubblichiamo ampi stralci dell’ordinanza del 18 marzo 1995, “Azzi+25” di Guido Salvini, il giudice che a Milano provò, a più di vent’anni di distanza dai fatti avvenuti, a far condannare responsabili e complici di una stagione di sangue
In merito al ruolo di istruttori svolto da ex elementi dell’O.A.S., precursori in Algeria delle tecniche della guerra non ortodossa ed esperti nell’uso degli esplosivi, sono stati raccolti una pluralità di riscontri. Vincenzo Vinciguerra in uno dei suoi primi interrogatori dinanzi a questo Ufficio (int. 6.6.1991), ha spiegato che la presenza di elementi dell’O.A.S. in qualità di istruttori, sia dal punto di vista teorico sia dal punto di vista pratico, gli era ben nota e che ne avevano usufruito sia Ordine Nuovo sia Avanguardia Nazionale.
D’altronde la struttura di Ordine Nuovo aveva cercato, almeno tendenzialmente, di mutuare la struttura in cellule di cinque persone che era stata realizzata dall’O.A.S. durante la guerra d’Algeria (cfr. sul punto il capitolo 6).
Sempre in merito ai rapporti con elementi francesi, Vinciguerra ha anche ricordato che esisteva e probabilmente esiste ancora in Francia una struttura di destra, formata prevalentemente da ex elementi dell’O.A.S., denominata “La Catena”.
Tale struttura si articola in una rete di appoggi logistici che interessa tutto il territorio francese e alla quale aderiscono albergatori, ristoratori, poliziotti e persone con ruoli sociali diversi in grado di ospitare e provvedere a tutti i bisogni di una persona che voglia attraversare il territorio francese senza lasciare alcuna traccia.
Uno dei responsabili di tale struttura, secondo Vinciguerra, è Jean Jacques Susini, ex dirigente dell’O.A.S. A titolo di esempio, Vinciguerra ha ricordato che quando Sandro Saccucci era stato arrestato a Bajonne, in Francia, nell’estate del 1976 in quanto ricercato per i fatti di Sezze Romano e munito di un documento falso mal contraffatto, era stato rilasciato dalla Polizia francese a seguito dell’intervento, fra gli altri, di Jacques Susini senza che la notizia del suo arresto fosse nemmeno comunicata alla magistratura francese (cfr. int. citato, f.2).
Marco Affatigato ha poi specificamente parlato (deposiz. 29.4.1992, f.2) di contatti, riferitigli da Clemente Graziani, fra Nico Azzi ed elementi dell’O.A.S. con la finalità sia di costituire un possibile punto di appoggio in Francia per fuoriusciti italiani sia per disporre di un supporto tecnico per l’esecuzione di attentati in Italia in perfetta sintonia con quanto indicato al punto E) del documento.
L’apporto di elementi dell’O.A.S. in qualità di tecnici e di istruttori doveva effettivamente essere assai diffuso e di antica data in quanto, sul versante di Avanguardia Nazionale, Paolo Pecoriello ha parlato di un corso sull’uso degli esplosivi, e in particolare del plastico, tenutosi a Roma nel 1966 in una sede di An in Via Michele Amari, corso tenuto da un certo Jean, ex ufficiale dell’O.A.S., e a cui lo stesso Pecoriello aveva partecipato insieme ad altri militanti (cfr. deposiz. ai G.I. di Milano e Bologna, 17.12.1991, f.1 e al G.I. di Milano, 25.5.1992, f.2).
Anche Angelo Izzo, risoltosi dopo la sua dissennata fuga dell’agosto 1993 a raccontare per intero la sua esperienza politico-eversiva precedente al suo arresto per i fatti del Circeo, ha parlato di un analogo corso tenutosi nell’autunno del 1973 in un appartamento di Roma sotto la supervisione di Enzo Maria Dantini (cfr. int. 31.1.1994, f.12).
Anche tale corso sull’uso degli esplosivi e sull’utilizzo delle sveglie Ruhla come timers era tenuto da un istruttore francese ed erano presenti, oltre a Izzo, numerosi elementi di Avanguardia Nazionale e di Lotta di Popolo, gruppo capeggiato dal Dantini.
È molto probabile che tali istruttori francesi fossero inviati a Roma dalla struttura di Guerin Serac, nella quale fra i tecnici nell’uso degli esplosivi era presente ad esempio Jean Denis Raingeard de la Bletiere, conosciuto come si vedrà anche da Vinciguerra a Madrid.
Infine, anche Carmine Dominici, elemento operativo di spicco di An a Reggio Calabria, ha ricordato che un ex legionario francese di nome Jean era presente nell’ambiente di An nei primi anni ’70 e teneva lezioni per militanti a Roma e a Reggio Calabria sull’uso degli esplosivi (cfr. dep. Dominici, 29.9.1994, ff.1- 2, e 3.1.1995, f.2).
Tali circostanze non sono prive di importanza perché i corsi di addestramento per i militanti di A.N. risultano essersi svolti anche negli anni precedenti agli attentati del 12 dicembre 1969 e con ogni probabilità l’agenzia di Guerin Serac, collegata in Italia a Stefano Delle Chiaie e a Ordine Nuovo, in tale operazione ha volto un ruolo ispiratore e di supervisione.
SUI CONTATTI CON I MILITARI PER LA FORNITURA DI ARMI, ESPLOSIVI E BOMBE A MANO
In proposito può innanzitutto farsi integrale richiamo al capitolo 16, ove si parla della costante disponibilità e dello scambio fra i gruppi di Milano e di Roma di un notevole numero di bombe a mano Srcm procurate sopratutto nelle caserme di Livorno e di Pisa grazie alla complicità di ufficiali e sottufficiali dei paracadutisti che simpatizzavano per i gruppi eversivi di destra (cfr. sul punto, deposiz. Affatigato, 29.4.1992, f.2).
Il militante soprannominato LUPO ed impiegato alle Poste di cui si fa cenno al paragrafo F) del documento quale elemento di collegamento con le caserme dei paracadutisti in Toscana è identificabile in Mauro Manetti, impiegato in un Ufficio Postale di Marina di Pisa e giudicato nel processo contro il gruppo toscano di O.N. per partecipazione a banda armata (cfr.vol.8, fasc.3).
Marco Affatigato (cfr. deposiz. citata, f.2) lo ha infatti indicato come il militante incaricato di procurare a custodire stabilmente le armi per il gruppo ed il processo a carico di Manetti si è concluso con una dichiarazione di non doversi procedere per prescrizione che, leggendo la motivazione, equivale ad una dichiarazione di colpevolezza.
Inoltre anche Paolo Pecoriello ha parlato dell’impiegato alle poste Mauro Manetti come il custode della struttura logistica di O.N. in Toscana della quale facevano parte anche le bombe a mano Srcm provenienti dalla caserma dei Paracadutisti di Livorno (cfr. dep. Pecoriello 17.12.1991, f.3). Si ricordi inoltre che le saponette di tritolo da 500 grammi ciascuna, una delle quali usata da Nico Azzi per l’attentato al treno e l’altra identica rinvenuta nel garage di Pietro Battiston alla fine del 1973, sono, secondo l’accertamento tecnico affidato al dr. Luciano Cavenago del Gabinetto di Polizi Scientifica di Roma (cfr. vol.8, fasc.1, ff.312 e ss.), cariche esplosive per forma e tipologia prive di usi civili e invece comunemente usate dall’artiglieria e dal Genio per l’impiego bellico e l’addestramento.
Anche tale circostanza conferma l’approvvigionamento di materiale esplosivo dalle caserme da parte del gruppo La Fenice e in generale da parte delle cellule di Ordine Nuovo.
Della specifica posizione del colonnello Michele Santoro, indicato al paragrafo G) quale fornitore di tale esplosivo al gruppo, si parlerà diffusamente nel capitolo dedicato al ruolo da lui svolto in quegli anni.
SUI FINANZIAMENTI AL GRUPPO
In ragione del lungo tempo trascorso non è stato possibile acquisire riscontri documentali dei finanziamenti ricevuti dal gruppo La Fenice dall’estero e in particolare dalla Svizzera e dalla Germania. Tuttavia si ricordi che, secondo quanto è emerso nell’istruttoria padovana sulla Rosa dei Venti, l’avv. Giancarlo De Marchi, legato a Giancarlo Rognoni, aveva costituito a Losanna, insieme ad un altro genovese (l’industriale del caffè Giacomo Tubino) e ad un americano non identificato, una società finanziaria che doveva servire per il finanziamento della cospirazione e aveva sede in una villa ove si tenevano anche riunioni.
D’altronde, Torquato Nicoli (in un primo momento aderente alla congiura e poi, a seguito
dell’intervento del capitano Labruna, informatore e collaboratore del S.I.D. e infine testimone dinanzi all’A.G.) ha ribadito che La Fenice, sul piano finanziario, era in effetti una creatura dell’ambiente genovese, definito nell’istruttoria "la Ditta genovese" (cfr. deposiz. 29.3.1991, f.2).
Per quanto concerne i finanziamenti locali, e cioè del mondo industriale sopratutto lombardo, di cui pure si parla nel documento, l’ex corridore ciclista Fiorenzo Magni, indicato al paragrafo G) quale finanziatore dei gruppi neofascisti, ha riconosciuto, seppure nell’ambito di una testimonianza assai reticente, di avere fornito alcuni contributi al Movimento Sociale Italiano e di essere stato in rapporto con l’onorevole Servello, come ancora indicato appunto nel documento (cfr. deposiz. 4.11.1991).
Felice Fedeli, all’epoca ragioniere presso la concessionaria Lancia di Monza di proprietà di Fiorenzo Magni (concessionaria oggetto anche di un attentato dinamitardo ad opera di estremisti di sinistra), ha aggiunto che il suo datore di lavoro era in rapporti amichevoli non solo con l’on. Servello, ma anche con l’onorevole Pisanò e cioè l’altro parlamentare missino nominato nel documento in relazione all’appoggio politico fornito da Fiorenzo Magni (cfr. deposiz. 25.10.1991).
Anche su tali aspetti, pur minori, il contenuto del documento Azzi è stato quindi confermato da significativi elementi di riscontro.
SULLE POSSIBILITÀ DI ESPATRIO IN GRECIA
Non vi è dubbio, come indicato nel paragrafo H) del documento, che il gruppo La Fenice godesse di una linea preferenziale, certamente tramite l’appoggio di camerati del meridione, per la fuga in Grecia di militanti che si trovassero in difficoltà.
Infatti Cesare Ferri, come risulta dall’ordinanza del G.I. di Brescia nell’istruttoria bis sulla strage di Piazza della Loggia (cfr. vol. 12, fasc. 13), lasciando l’Italia nel 1974 si era rifugiato a lungo in Grecia (cfr. sul punto anche int. Vinciguerra al G.I. di Brescia, 6.5.1985 f.5).
Così aveva fatto anche Pietro Battiston, altro “bombardiere” del gruppo La Fenice, quando alla fine del 1973 una partita di esplosivo era stata rinvenuta dalla Polizia nel garage Sanremo di proprietà di suo padre (cfr. sul punto deposiz. in data 9.1.1993 di Giorgio Cozi, ordinovista di Roma, anch’egli rifugiato in Grecia insieme a Graziani e Massagrande).
Pietro Battiston è in seguito fuggito in Venezuela senza più far ritorno in Italia e in tale Paese, nella seconda metà degli anni ’80, ha incontrato Carlo Digilio (cfr. deposiz. Maurizio Gavagnin in data 10.12.1993, e int. Digilio in data 29.1.1994, f.2) a riprova della stabilità e della circolarità dei rapporti che hanno sempre legato i pochi ma fidati militanti delle cellule di Ordine Nuovo. […].
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